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Ultimo aggiornamento: Lunedì 22 Ottobre - ore 19.29

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Addio a Mario Castellazzi, icona del calcio che fu

Aquilotto a inizio e fine carriera, spezzino per scelta di vita e tifoso del "Picco". Suo il gol all'Inter di Herrera che ispirò il famoso "clamoroso al Cibali!" di Sandro Ciotti. Era in ospedale da giovedì sera.

ALA d'altri tempi
Addio a Mario Castellazzi, icona del calcio che fu

La Spezia - "Non c’erano invidie fra noi; eravamo accumunati dalla stessa volontà di vincere e battere l’avversario, qualunque fosse. Se c’è unione si gioca senza paura e con la mente libera. Ed è li che vengono fuori i veri valori: un giocatore deve sempre avere entusiasmo". E Mario Castellazzi l'entusiasmo lo ha mantenuto vivo fino all'ultimo giorno della sua vita, interrotta ieri sera a 82 anni. Mentre lo Spezia batteva il Carpi allo stadio "Alberto Picco" consumava le ultime ore all'ospedale Sant'Andrea, lui che con la maglia bianca aveva iniziato a fare il calciatore. Una lunga avventura con quel passaggio indimenticabile a Catania, lo sgambetto all'Inter di Herrera quando l'Italia esclamò clamoroso al Cibali con la voce di Sandro Ciotti (raccontò quell'impresa a CDS nel 2013).

Nato a Finale Emilia nel 1935, arrivò allo Spezia dalla Cremonese nel 1957. In panchina c'era l'ex olimpionico di Berlino Luigi Scarabello, il campionato era l'Interregionale che serviva da trampolino per la nuova serie C. Sette reti il primo anno e altrettanti la stagione successiva dopo la promozione, spicca il volo per la serie A con la maglia della Roma, poi gli anni a Catania, i più importanti insieme a quelli spezzini, Livorno, Pistoiese e il ritorno nel Golfo dei Poeti dal 1964 al 1968.

Alla Spezia si fermò a vivere, nel cuore della città, al Quartiere Umbertino, allenando anche la Sarzanese per qualche tempo. Presenza fissa al "Picco" e sugli schermi di Tele Liguria Sud già ai tempi di Rino Capellazzi. Mai banale, mai disposto a rinunciare alla critica e alle proprie opinioni anche quando toccare questo o quello sembrava tabù (salvo crocifissioni in piazza la domenica successiva per un pareggio). Giovedì un malore e il ricovero: ictus. I medici non avevano lasciato molta speranza. Per una qualche meravigliosa coincidenza si vende oggi su un'asta online una sua figurina dell'annata 1961, più disegno che foto, mentre controlla un pallone con il piede destro. Un'icona già in vita. Lascia nel dolore la moglie Mila e le figlie Rachele, Monica e Michela. I funerali si celebrano mercoledì, nella chiesa di piazza Brin, alle 15.30, alla presenza di amici e, naturalmente, molti ex compagni di squadra.

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