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Ultimo aggiornamento: Sabato 20 Ottobre - ore 17.45

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A Cremona hanno coperto mezzo stadio in sei mesi

Lo "Zini" ha affrontato la necessità di costruire un tetto per ogni spettatore, amministazione comunale e club hanno risolto la cosa dopo la promozione in serie B. Facendo scuola.

VOLERE è POTERE
A Cremona hanno coperto mezzo stadio in sei mesi

La Spezia - Forse il sindaco Pierluigi Peracchini ha potuto prendere appunti sabato scorso. In tribuna centrale per Cremonese-Spezia, è uscito dallo stadio "Zini" con poca voglia di sorridere come tutti i tifosi aquilotti. Ma magari si è portato con sé anche qualche buono spunto su come si riesca a coprire uno stadio di calcio. Nella città del Torrazzo ci sono riusciti in tempo record, cambiando la storia di un impianto che, come il "Picco", sentiva il peso del tempo.
La promozione in serie B, cercata da anni da patron Giovanni Arvedi, è stata la molla che ha fatto rompere gli indugi nell'estate del 2017. L'industriale dell'acciaio si è mosso in prima persona per trovare i finanziamenti, ma ha potuto beneficiare anche di un canale spianato con l'amministrazione comunale, che in piena estate ha preparato carte e delibere per permettere ai grigiorossi di trovare la curva di casa già dotata di tettoia al primo impegno casalingo in campionato.

Pronti via. A differenza del caso spezzino, dove è un solo settore (la Curva Ferrovia) che si vorrebbe coperta entro qualche mese, allo "Zini" c'era anche la gradinata da dotare di un tetto funzionale. Si è deciso quindi di scindere in due il cantiere partendo dal cuore del tifo di casa. Il 6 maggio la Cremonese veniva promossa in serie B, il 5 luglio la giunta presieduta dal sindaco Gianluca Galimberti dava il via libera all'inizio dei lavori. Sul tavolo del governo cittadino c'era già il progetto di una copertura a sbalzo, del tutto simile a quella di cui dovrebbe beneficiare il "Picco". Anche a Cremona non era possibile ancorare la copertura alla curva in cemento armato. La tettoia quindi poggia su "pilastri sui quali verranno posati pannelli costituiti da una doppia lamiera in acciaio preverniciato con interposto uno strato isolante". Risultato gradevole esteticamente e terminato in tempo record: 45 giorni.

Gradinata ricucita. Ancora più complesso l'intervento sulla gradinata. Qui è stato necessario innanzitutto smantellare la vecchia copertura in ferrotubi, non più al passo con i tempi. A quel punto si è pensato di allargare il settore innalzandolo di una quindicina di gradoni. Nuova struttura in calcestruzzo armato appoggiata su quella vecchia in cemento, più leggera ma altrettanto resistente. Al suo interno sono stati ricavati nuovi camminamenti per accedere al settore, ma anche lo spazio per ospitare la struttura che sorregge la copertura. Questa, a differenza della curva, poggia anche su una delle file superiori. La bellezza di 112 metri di tetto, duemila posti in più a sedere e quattro mesi di lavoro totali, da metà settembre a metà gennaio. In mezzo campionato, uno stadio rinato.

La proprietà ci mette i soldi. E' stata la stessa Cremonese a sostenere l'esborso per la nuova copertura, dal Comune di Cremona sono usciti 50mila euro per opere accessorie tra cui la videosorveglianza. Lo schema è ormai quasi un classico. Il club si è dapprima rivolto all'Istituto per il credito sportivo per ottenere un mutuo a tasso agevolato, poi è toccato all'amministrazione comunale (quando erano già partiti i lavori per il secondo lotto) prolungare la concessione. Lo stadio "Zini" sarà dunque nelle disponibilità dell'Us Cremonese fino al 2037. Il canone? Un euro più iva all'anno. In pratica con 24 euro circa il club potrà giocare in uno stadio rinnovato per vent'anni, rientrando quindi dell'investimento. In caso di vendita a terzi riceverebbe oltretutto un lauto indennizzo. E questa non è l'unica clausola che rende l'operazione valida per il privato.

E da noi?. Chiaro che in questo schema è fondamentale il rapporto tra l'amministrazione comunale e la proprietà del club. La prima mantiene un canale aperto e investe, in un certo senso, sulla visibilità e il ritorno a 360 gradi che il calcio può dare alla città. La seconda programma un futuro sportivo di medio-lungo respiro, che in questo caso ha come obiettivo dichiarato la serie A. Altri casi di provinciali che sono riuscite a creare questa sinergia sono Udine, Frosinone e Ferrara, giusto per citare le ultime. I progetti di massima per coprire la curva del "Picco" sono già stati elaborati, mancano i fondi e manca (non da oggi) un dialogo con Gabriele Volpi. Manca anche un dibattito sull'utilità reale di un tipo di operazione come questa per uno stadio che, alla vigilia del secolo di vita, oggi non potrebbe ospitare una categoria superiore alla serie B.

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