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Ultimo aggiornamento: Martedì 19 Marzo - ore 18.46

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"Uno scudetto vero per lo Spezia? Ci riproveremo"

La Figc apre ai titoli contesi di un secolo fa e quello del 1944 torna in ballo. Pandullo: "Nel 2000 creammo un precedente storico, in pochi ci credevano. Oggi quella storia è conosciuta e c'è una società forte". Il battesimo avverrà in tv.

un nuovo comitato
"Uno scudetto vero per lo Spezia? Ci riproveremo"

La Spezia - La Spezia e lo Spezia sono pronti ad una nuova battaglia. Questa volta l'obiettivo è di vedere riconosciuta ufficialmente la vittoria del campionato 1944. Non un titolo onorifico quale è considerato oggi, ma un vero e proprio scudetto. A vent'anni circa dalla nascita del comitato che iniziò a portare il torneo di guerra alla ribalta nazionale, un nuovo movimento si prepara a farsi avanti. Nascerà sulla scorta della decisione della Figc di aprire una finestra sui campionati "contesi" di inizio Novecento con una commissione apposita (qui l'articolo). Una possibilità a cui guarderanno la Lazio per lo scudetto del 1915, il Genoa per quello del 1925 e il Torino per quello del 1927 tra le altre.

Un'onda a cui si vuole accodare anche lo Spezia da vero pioniere di questo tipo di rivendicazione. "Decisamente una notizia che potrebbe agevolare il compito di arrivare a un riconoscimento ufficiale - dice Alberto Pandullo, che del primo comitato era animatore - Oggi il contesto è più agevole di quanto lo fosse nel 2000 quando avevamo tutti contro. Anche alla Spezia non tutti ci credevano, anche tra chi avrebbe potuto incidere. Quella fu un'impresa, epica quasi quanto quella dei calciatori stessi". Lo speciale di Mixer di Minoli, diversi servizi televisivi, l'apposizione di una targa commemorativa all'Arena di Milano, la musica di Martino Corti e il teatro di Gianfelice Facchetti. In questi anni la storia dei calciatori-pompieri ha raggiunto un'ampia platea ed è entrata nell'immaginario collettivo degli amanti del calcio. "Sicuramente oggi l'opinione pubblica è più informata sui fatti di quel campionato. E soprattutto c'è una società molto più forte che può sostenere questa battaglia che lanceremo a partire da uno speciale in diretta televisiva di cui ci stiamo occupando con Floriano Omoboni e che andrà in onda prossimamente". Tra gli invitati, anche il sindaco Pierluigi Peracchini avrebbe dato la sua disponibilità ad esserci.

La vicenda spezzina è peraltro già una testa di ponte, un'unicità nel calcio italiano. Tanti club hanno rincorso gli scudetti "dimenticati", solo lo Spezia è riuscito ad andarci vicino. "Fummo ricevuti a Roma nella sede di Via Allegri della Figc - ricorda Pandullo - e ci trovammo di fronte una commissione composta da personalità importanti: storici, giuristi, dirigenti e giornalisti. Tante domande, minuziose e complesse. Ne uscimmo meno ottimisti di quanto eravamo entrati, dico la verità. Però trovammo una grandissima sponda nel compianto Mario Valitutti". Fu fino all'ultimo presidente della Fondazione Museo del Calcio e proprio l'attuale suo successore, Matteo Marani, dovrà vagliare i nuovi dossier. Un ricorso storico che fa ben sperare, soprattutto perché Marani è l'autore di Dallo scudetto ad Auschwitz. Storia di Arpad Weisz, allenatore ebreo, quindi grande conoscitore del calcio "di guerra".

«E' innegabile l'alto valore etico-storico di quel campionato 1943-44, che rimane a testimoniare che la vitalità e la forza morale del calcio italiano non si lasciarono piegare nemmeno dall'orrore della guerra e gettarono un ponte di speranza e di fiducia nella rinascita del Paese», sancì la commissione non senza che ci fosse una dialettica interna marcata. Anche sulla stampa una divisione netta: La Gazzetta dello Sport a favore e il Guerin Sportivo fortemente contrario.
"Al di là dei documenti e delle prove, la nostra capacità fu di coinvolgere quelle persone dal punto di vista emotivo credo. Perché allora ci accontentammo del titolo onorifico? Onestamente ci sembrava già moltissimo. In effetti lo era, è un precedente che rimane unico in ambito italiano. Ritennero fosse sufficiente riconoscere uno scudetto onorifico da sfoggiare perennemente sulle maglie e noi non ci saremmo mai permessi di obiettare d'altra parte. No, non c'è niente che non permetta di riaprire la pratica, il fatto che allora la vittoria dei ragazzi di Ottavio Barbieri sia stata giudicata non meritoria di un riconoscimento ufficiale non vuol dire nulla. I tempi sono cambiati anche grazie a quella iniziativa, e sono maturi per riprovarci".

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