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Ultimo aggiornamento: Venerdì 18 Agosto - ore 22.15

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"Spezia dura da lasciare per chi vive di emozioni"

Di Carlo è tornato a Vicenza, ma con la testa è ancora al Picco. "Lì un anno e mezzo tiratissimo. Siamo stati sfortunati con i centravanti, ma io ci credevo alla A. Chi vince ha sempre ragione, ma aver avuto quei cinque titolari a Benevento..."

`Spezia dura da lasciare per chi vive di emozioni`

La Spezia - “No, l'anno scorso non sarebbe stato giusto parlare di salvezza. Certo, si partì con l'idea di vendere prima di comprare ma questa idea poi non è stata percorsa fino in fondo e questo ha creato qualche allarmismo. Ma la società è sempre stata vicina all'allenatore e alla piazza e non potrò che ringraziarla sempre. Noi potevamo davvero lottare per andare in serie A". La brezza del Golfo dei Poeti è un ricordo recente, per lui che è tornato all'umidità dell'elegante Vicenza. Ma Mimmo Di Carlo è ancora tutto dentro lo Spezia e la Spezia, almeno con la testa se non con le scarpe. Venerdì scorso era in città a prendere gli ultimi scatoloni del trasloco, una cena con qualche tifoso. "Da parte mia è un arrivederci, non un addio", dice il tecnico che ha portato la maglia bianca più vicina alla serie A dal dopoguerra a oggi.
Parla fitto come se avesse le sue cose in un armadietto a Follo che lo aspettano o una telefonata del patron, come lo chiama lui, in attesa. "E' stato un anno e mezzo tiratissimo, dalla prima all'ultima giornata, play-off compresi. Non c'è stato mai un momento per rifiatare, e a me vivere così piace. Poi rimane una sola verità: chi vince ha sempre ragione e noi non siamo riusciti a vincere. Ma ci siamo andati vicini".

Che impressione le ha fatto vedere il Benevento andarsene in serie A, pensando a quel preliminare in cui lo Spezia perse la testa per cinque minuti compromettendo un disegno che fino a quel momento stava funzionando?
"Ce lo eravamo detti anche prima della partita, sapevamo che quello sarebbe stato il crocevia per arrivare in finale. A mezz'ora dalla fine c'eravamo solo noi in campo, con l'entrata di Mastinu non ce la facevano più a prenderci, erano stanchi morti. Però il Benevento ha vinto e non possiamo dirgli niente, abbiamo pagato quei cinque minuti in cui abbiamo preso due gol".

Rimpianti?.
"Se guardo chi ho dovuto mettere in panchina e chi era in tribuna, un po' di rammarico c'è. Non avere Pulzetti, Migliore, Sciaudone, Nenè e Errasti in una partita secca come quella... Diciamo che senza cinque titolari d'esperienza, a parti invertite avremmo visto qualcosa di diverso. Da parte nostra siamo stati puniti a ogni tiro in porta. Il Benevento ha meritato, ma credo che quella contro di noi sia stata la partita più difficile dei loro play-off. E ci metto anche quel rigore su Fabbrini che poteva cambiare tutto".

Allo Spezia è mancato il gol per tutta la stagione, è quello che non ha permesso di giocarsi quella partita magari in casa oppure di entrare direttamente al turno successivo?
"Purtroppo quest'anno sono mancati quei sette o otto gol che potevano fare la differenza. Rispetto all'anno prima non siamo riusciti a migliorarci sotto questo aspetto. Siamo stati la migliore difesa, ma conta relativamente quando non la butti dentro".

Secondo lei il peccato originale rimane lo strappo di Iemmello all'ultimo giorno di mercato? Era lui il giocatore da doppia cifra allenato durante tutta l'estate per questo scopo dopotutto.
"Chiaro che un allenatore cerca sempre di scegliere i migliori, soprattutto se ce li ha già in squadra. L'ultimo giorno è stata fatta una scelta, poi ci sono voluti due mesi e mezzo per avere il miglior Granoche. Ma in generale non siamo stati fortunati con le punte. Di fatto ne ho avuta sempre una sola a disposizione alla volta, non per scelte sbagliate ma perché i tempi non sono stati perfetti. Voglio dire che si infortunava uno quando chi doveva sostituire era più stanco. Morale della favola: non ho mai potuto concedere di rifiatare, quando vedevo che ce ne sarebbe stato bisogno. Se faccio i conti ho un Nenè fuori per quattro mesi, un Giannetti infortunato il giorno prima di arrivare qui...".

Durante la sua gestione hanno esordito tanti giovani della cantera. E' questo il lascito che rivendica? Oggi è un input preciso della società.
"Devo dire che a Spezia non mi hanno mai detto di far giocare i giovani. Sono arrivato per portare una certa mentalità insieme alla società, alla squadra e ai tifosi. Volevamo creare un nostro modo di essere e credo che per i primi sei mesi del primo anno ci siamo anche riusciti. L'anno scorso non siamo stati continui, ma siamo sempre rimasti lì davanti a lottare fino all'ultima giornata. Di mio rivendico qualche idea e un po' di coraggio nel lanciare questi giovani, ma la mia filosofia è sempre stata che quando uno sta bene devi farlo giocare. I giovani si sono ritagliati il loro spazio per loro merito, sfruttando magari qualche infortunio di troppo. Qualche infortunio reiterato, perché ci è capitato di avere diverse ricadute nello stesso punto. Uno come Ceccaroni ci ha messo 3 o 4 mesi a entrare nella mentalità della categoria, ma ha finito in crescendo. Maggiore tutto quello che ha fatto se l'è conquistato sul campo".

Si sente un po' un precursore di quello che in casa Spezia sarà fatto quest'anno?
"In un certo senso sì. Vedrete che tutta la serie B punterà sui giovani e io credo che questa ondata si propagherà anche alla serie A presto o tardi. Se vuoi abbassare i costi devi sostenere un progetto che non può durare un solo anno. E' comunque una strada per vincere, magari diversa da quella precedente. Faccio i miei migliori auguri a Fabio Gallo e Gianluca Andrissi a questo proposito. Sono due ottimi professionisti, che dovranno essere aiutati e sostenuti nelle loro scelte. Con il tempo penso che possano togliersi le migliore soddisfazioni".

Si parla di rinnovi e cessioni. Ci sono elementi di cui lo Spezia non si dovrebbe mai privare?
"Penso che tanti giocatori dello Spezia hanno giocato con il cuore e dato tutto per la maglia in questi anni. Qualcuno magari non ha reso come l'anno prima, ma non significa che non si sia impegnato. Penso a uno come Sciaudone, giusto per fare un nome, che non ha fatto una grande annata forse ma credo che avrà la motivazione per fare meglio conoscendo il suo carattere. Parlo di lui perché per noi fu determinante in tante partite nella stagione 2015/16 e finì un po' nell'occhio del ciclone per quell'espulsione a Cesena".

Sarà ancora il campionato delle neopromosse? Venezia, Parma, Foggia, Cremonese: in tanti le aspettano già come favorite.
"Ci sono squadra che hanno un gruppo ben definito. Prendiamo il Foggia, viene da una sconfitta ai play-off e ha saputo vincere il campionato successivo. Ha quindi un'ossatura e una mentalità, se mette dentro tre o quattro elementi forti di serie B può fare molto bene. Ma poi la differenza le fanno le motivazioni e gli episodi. Penso alla semifinale contro il Trapani cosa ha significato per noi andata così. Se parti bene acquisisci altri fattori positivi e può succedere di tutto. A noi quest'anno è successo il contrario, non siamo riusciti a imprimere i nostri ritmi, a fare quei risultati che potevamo fare e ci siamo condannati a un'eterna rincorsa".

E adesso? Quali parole si deve sentirsi dire Mimmo Di Carlo per convincerlo a prendere in mano una nuova avventura? L'hanno cercata da almeno tre categorie a quanto risulta.
"Dopo Spezia non è semplice. Io sono rimasto molto legato al lavoro fatto lì, ai giocatori e alla proprietà e ai tifosi. Per me andare via non è cosa facile perché vivo molto di emozioni e di passioni e mi ero integrato molto bene con l'ambiente. Cerco la giusta scintilla, senza necessariamente farne una questione di categoria. Basta parlare di obiettivi chiari e poi si trova sempre il modo di lavorare. Certo, la scelta di rimanere a casa e aspettare è una scelta indirizzata ovviamente ad aspettare la serie superiore. Sarà lo sviluppo di questi mesi a parlare. Dovrò essere bravo a farmi trovare pronto. Non nego che la voglia di fare la A è tanta, ma anche fare la serie B da protagonista è sempre una grande sfida".

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