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Ultimo aggiornamento: Martedì 02 Giugno - ore 18.35

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“Siamo stati ultimi e oggi non ci sentiamo imbattibili”

Luca Mora spiega il momento dello Spezia delle cinque vittorie consecutive. “Se pensassimo di essere arrivati, non avremmo capito nulla del calcio. Siamo un grande gruppo, ma lo stesso possono dire Frosinone, Crotone o Pordenone probabilmente”.

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“Siamo stati ultimi e oggi non ci sentiamo imbattibili”

La Spezia - E’ lo Spezia delle rimonte: a Crotone, contro la Cremonese e ora anche l’Ascoli. Tutte e tre hanno conosciuto la grande forza mentale di un gruppo che è il prodotto di sconfitte come quelle che il Trapani rifilò al Picco all’andata. Lo ricorda benissimo Luca Mora: “Il fatto di essere stati ultimi è un grande monito. Abbiamo perso 4-2 in casa contro di loro, siamo stati surclassati e questo ci ricorda che non puoi mai abbassare la tensione. Se pensi di essere imbattibile perché ne hai vinte cinque, non hai capito nulla del calcio. Penso che nessuno abbia in testa questi pensieri. Però in questo momento la classifica ci dà tranquillità. Siamo la squadra che ha la maggior differenza punti tra primo e secondo tempo e non è un caso”.

La strada dal terzultimo posto di ottobre ad oggi è stata lunghissima. “A parte il Benevento non ci sono squadre che sulla carta possono dominare il campionato. Noi abbiamo atto fatica a trovare un equilibrio di squadra, gli episodi ci hanno girato contro e in quel modulo rendevamo al di sotto delle nostre aspettative. A quel punto ci siamo uniti, siamo andati vicini a toccare il fondo nella sconfitta in casa contro il Trapani. Poi dopo Pescara ognuno di noi ha iniziato a rendere di più. E’ stato un percorso graduale: qualche buon pareggio, qualche vittoria, la difesa che non subisce più gol. Come prima c’era un piano inclinato verso il basso, oggi al contrario facciamo come singoli anche più di quanto fatto nel resto della carriera”.
E’ un fatto però che il rendimento medio dei singoli è così alto che, chiunque giochi, la prestazione non risente di assenze. “Il gruppo è molto unito. Si usa molto questa formula, ma noi siamo un mix di giovani ed esperti in cui ognuno porta qualcosa al gruppo. Rispetto all’anno scorso stiamo girando molto di più e tutti si sentono partecipi. Non significa essere titolari, significa sapere di poter dare una mano anche se sei in panchina o se sei infortunato. Tutti ci sentiamo parte di questo progetto e ognuno porta delle vibrazioni positive. Quando ci sono degli scontenti, nell’atmosfera generale qualcosa si perde. Oggi fare polemica se sei nello Spezia è impossibile”.

Lo sa bene Mora, che tra novembre e dicembre veniva poco utilizzato mentre dal mercato arrivavano proposte interessanti. “In realtà la mia idea è stata sempre di rimanere. Ho parlato subito con allenatore e direttore quando sono arrivate offerte da fuori, per dirgli che credevo nel gruppo e che sto bene qui allo Spezia. Dopo l'infortunio ho giocato solo una partita e mi sono sentito un po’, non dico fuori dal progetto... avevo bisogno di un segnale da parte dell’allenatore. Quando questo segnale è arrivato, non ho avuto dubbi su cosa fare. La fascia di capitano? No, il capitano è Terzi. Per segnale di fiducia intendo che mi è stato reso evidente che potevo dimostrare di essere importante anche quando non giocavo, ma magari durante la settimana o nella gestione di momenti difficili e in quelli positivi visto che ci sono già passato”.

A proposito di momenti positivi, anche della Spal che vinse la serie B con Mora vicecapitano si diceva che il gruppo faceva la differenza. Somiglia a questo Spezia? “Quando ci sono squadre vincenti ci sono tanti punti in comune. Per esempio ci sono giocatori-scommessa che fanno campionati straordinari o magari calciatori che ritrovano un certo livello dopo qualche stagione difficile. Non so se è il gruppo che fa vincere o le vittorie che cementano il gruppo. Di certo le sensazioni qui sono positive come quell’anno alla Spal. Ma lo stesso potrebbero dire oggi i vari Frosinone, Crotone o Pordenone. Il secondo posto è uno solo e noi dobbiamo pensare solo a a lavorare e dare il massimo”.

ANDREA BONATTI

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