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"Si celebra lo scudetto del 1944? Sarò al Picco"

Quattro anni fa Mondonico entrava nello stadio spezzino per l'ultima volta. Pandullo ricorda la promessa. "Allenava una squadra di ex tossicodipendenti. Mi disse 'non ti preoccupare' e poi mantenne la parola".

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"Si celebra lo scudetto del 1944? Sarò al Picco"

La Spezia - Aveva già detto prima ancora di sapere come e quando si sarebbe tenuta quella manifestazione. Perché in fondo lui era un indiano che sognava per una volta di vincere contro i cowboys, proprio come avevano fatto i pompieri in maglia bianca nel 1944. Quell'immagine l'aveva usata prima di un derby della Mole, che chiaramente Emiliano Mondonico avrebbe vissuto sulla panchina del Torino: "Noi siamo gli indiani contro i cowboys, chissà che per una volta gli indiani non vincano la battaglia".
E così il 17 luglio del 2014 era entrato al "Picco" per l'ultima volta nella sua vita, ancora da 'avversario' e come sempre da amico. Era il tecnico del Torino vecchie glorie che avrebbe sfidato gli omologhi dello Spezia nel settantesimo dello scudetto di guerra. "Un giorno ci sediamo a un tavolo con Paolo Rabajoli e pensiamo di coinvolgere uomini simbolo del Torino per celebrare Barbieri e l'impresa dei suoi ragazzi. Chiamiamo le bandiere granata e poi pensiamo: chi li guiderà dalla panchina? Emiliano Mondonico, ma certo", ricorda Alberto Pandullo la primavera di quattro anni fa.

Al manager spezzino, che di quella manifestazione fu tra gli ideatori, è rimasto impresso quello scambio. "Ottengo il numero da amici comuni, lo chiamo e inizio a spiegargli cosa avevamo in mente - rammeta Pandullo - Passa neanche un minuto di telefonata, mi ferma e mi chiede 'ma dove sei?'. Gli dico che sono a Milano e lui mi spiega che è a Rivolta d'Adda. E' al campo, di andare a trovarlo". Mondonico quel pomeriggio avrebbe condotto una partita con un gruppo di ragazzi che stava uscendo dal mondo della droga. Li allenava lui, che aveva vinto campionati, una Coppa Italia e alzato una sedia al cielo nella sera di una finale di Coppa Uefa. "Volle sapere chi eravamo, cosa volevamo fare. E' stato come parlare con un vecchio amico - conclude Pandullo - Era una bella giornata di sole, vidi tutta la partita. Alla fine mi lasciò con un 'tu non ti preoccupare'. Qualche settimana dopo era lì al Picco. Aveva mantenuto la sua parola". Domani a Rivolta d'Adda i funerali.

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