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"Pesavo 90 chili e segnavo gol perché ero incosciente"

Massimo Barbuti, giocatore simbolo dello Spezia tra anni Settanta e anni Ottanta, potrebbe essere a Parma per seguire le sue due ex squadre. "Ero sovrappeso ma segnavo in ogni modo. Che sogno arrivare a Pugliola la prima volta".

"Pesavo 90 chili e segnavo gol perché ero incosciente"

La Spezia - "Alla Spezia ho fatto i gol più belli della mia carriera. A volte li rivedo e mi chiedo come mi fosse venuto in mente quel particolare gesto. L'unica risposta che mi do è che agivo con una buona dose di incoscienza". Una caratteristica che aveva fatto innamorare una città intera di Massimo Barbuti, attaccante simbolo di un'epoca alla Spezia come a Parma, le due squadre di cui è un grande ex e che forse mercoledì potrà seguire dal vivo al "Tardini". Tornano ad affrontarsi dopo 36 anni, l'ultima volta lui c'era e giocava con la maglia bianca prima di diventare giallobù due anni dopo. "Proverò a esserci, ma sono caduto con lo scooter qualche giorno fa e ho qualche costola e un ginocchio acciaccato".
A Parma si è fermato a vivere, ma dei due anni spezzini ricorda tutto. "Tutto. Ero un ragazzino, arrivavo dalla Cerretese, l'anno prima facevo avanti e indietro da casa mia ogni giorno per allenarmi e giocare. In ritiro arriva il direttore sportivo e mi dice che lo Spezia mi voleva e che loro mi avrebbero ceduto. Avevo vent'anni, uscivo di casa per la prima volta. Poi una città come la Spezia un po' mi intimoriva. E' stata la scelta migliore che potevo fare".

L'amore, prima che sul campo, nasce sulle colline. "Avevo già moglie e un bimbo, allora si maturava presto. Il primo anno ci trovarono casa a Pugliola, quando vidi quel panorama spettacolare mi sembrava un sogno. Eppure all'inizio non fu facile, perché in pratica avevo già fatto il ritiro con la Cerretese e ne feci un secondo con lo Spezia che partì in ritardo quell'estate. Agli esordi in campionato ero pesantissimo, sovraccaricato di allenamenti fatti per tutta un'estate".
I tifosi lo soprannominano Bietolone con affetto. "I tifosi di una certa età se lo ricordano. Arrivai che pesavo tra gli 87 e i 90 chili. La cura dell'alimentazione non sapevo neanche cosa fosse. Però in area di rigore facevo gol in ogni modo e maniera. Ero agile nonostante tutto e poi riuscivo a spostare i difensori con il fisico. Andando avanti in carriera ho iniziato a curarmi e ho perso parecchio peso, ma quella potenza lì che avevo a Spezia non ce l'ho avuta mai più".

Quaranta gol in 66 partite, una macchina da guerra. "Quando presi il ritmo iniziai a segnare sempre uno o due gol a partita. Penso che l'incoscienza fosse un aspetto chiave di quelle prestazioni. Non c'era un pallone in cui non credessi, sentivo la porta e mi arrischiavo a concludere in ogni modo. E poi c'erano tanti compagni che ricordo con affetto: Sassarini, Sellitri, Fazio, Seghezza, Di Staso, Becattini, D'Arsiè, Chimenti e tanti altri che potrei ancora citare. Ci ritrovammo nella parte alta della classifica di quella C2 1979/80, arrivammo terzi e fummo promossi a tavolino".
L'anno dei 23 gol gli frutta il Guerin d'oro, una specie di Scarpa d'orto ante litteram riservata al miglior bomber dei campionati professionistici italiani. La conquista all'ultima giornata grazie a un 6-0 al Pavia in cui segna quattro reti con due rigori, sotto la pioggia. "Fu una grande soddisfazione andare a ritirare quel premio a Ravenna". Poi arriverà il Parma ("ce l'ho dentro") e la serie A con l'Ascoli. All'esordio segna un gol impossibile al primo Milan di Berlusconi a San Siro che vale la vittoria. "Posso dire di aver dato al Cavaliere il primo dispiacere sportivo", dice. La massima serie gli è rimasta lì. "Potevo arrivarci prima. Dovevo arrivarci prima, ma un po' di fattori hanno rallentato quella scalata. Allora non c'erano i procuratori o comunque non erano così comuni. Con un agente potevo fare di più in carriera. Non rimpiango nulla in ogni caso".

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