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Ultimo aggiornamento: Domenica 18 Novembre - ore 23.17

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“Okaka, Rui, Antenucci e Piccini: bastava aspettare”

Michele Serena: “Purtroppo al giorno d’oggi nessuno sa attendere. Spezia con un gran allenatore e mix di giovani ed esperti, ma attenti al Padova, una società che sa quel che fa”.

RITORNO' tra gli applausi
“Okaka, Rui, Antenucci e Piccini: bastava aspettare”

La Spezia - “Mi chiesero la salvezza e mi esonerarono a metà stagione durante la pausa invernale, mentre io ero sulla seggiovia in montagna e la squadra, che aveva appena vinto 3-2 a Vicenza, a tre punti dai playoff”. Questo l’amaro ricordo di Michele Serena, adesso nella sua Mestre in attesa di una nuova panchina, riguardo il suo addio dallo Spezia, nell’ormai lontano gennaio 2013.

A seguito di quell’esonero, dopo poco più di un anno ci fu l’approdo al Padova, prossimo avversario delle aquile, che non fu dei più felici. “Purtroppo, è capitato spesso di trovarmi in alcune situazioni nel momento sbagliato – confessa l’allenatore del triplete – visto che a Venezia ho allenato due volte con altrettanti fallimenti societari, a Mantova e a Padova è successo lo stesso. Quell’anno in Veneto, nonostante le dinamiche societarie, si creò un forte legame con la piazza. Sfortunatamente non riuscimmo a salvarci, nonostante ce l’avessimo messa tutta. Adesso sono molto felice che siano tornati in Serie B con un’altra dirigenza, che sa programmare e fare le cose con criterio. I risultati danno loro ragione”.

E lo Spezia? “Lo ritrovo dove l’abbiamo portato anni fa – continua il tecnico veneziano – nonostante siano passati 5 anni. Il tutto senza esser riusciti a portar avanti, non dico progetti perché ormai non esistono più in questo calcio, ma quanto meno delle idee. Purtroppo non c’è pazienza al giorno d’oggi. Basta ripensare a tutti quei giovani molto interessanti che avevamo e che ora conoscono tutti. Penso ad Okaka e Piccini che hanno vestito l’azzurro della Nazionale, ad Antenucci in doppia cifra in Serie A, allo stesso Mario Rui che gioca in Champion’s League. Era chiaro che peccassero di inesperienza, ma bastava semplicemente aspettarli. Adesso con l’arrivo di Marino, che reputo non solo un grande allenatore ma anche una grande persona, spero possano concedergli quella continuità che non abbiamo visto in questi anni. La squadra, che soprattutto in casa sta macinando punti, ha un bel mix di giovani interessanti e giocatori esperti, possono far molto bene”.

E come non menzionare lo storico triplete del 2012, chiedendogli a quale di quei trofei fosse maggiormente affezionato. “La Coppa Italia di Lega Pro – afferma immediatamente Serena – senza dubbio. Giocammo la finale a Pisa durante la settimana, a pochi giorni dalla partita che avrebbe potuto valere la promozione in campionato. Decisi di dare priorità a quest’ultima schierando chi non avrebbe giocato pochi giorni dopo, assieme ad un gran numero di giovani. Nonostante l’avessero intuito, i ragazzi furono fantastici nel portare a casa quel trofeo. Quella vittoria rappresentò una risposta da uomini veri”.

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