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Ultimo aggiornamento: Giovedì 17 Agosto - ore 22.31

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"Non è troppo presto per pensare di rifare il Picco"

Alberto Pandullo, ex dirigente aquilotto e candidato alle prossime amministrative, spinge per pensare a un nuovo stadio "anche prima della serie A". "Apriamo un dialogo con il club e pensiamo a un impianto da meno di 16mila posti".

`Non è troppo presto per pensare di rifare il Picco`

La Spezia - "Parlare di rifacimento dello stadio prima di raggiungere la serie A? Perché no. Senza necessità impellenti, ma un tavolo si può aprire già in breve tempo. Il “Picco” non fa più sold out da tempo, ma intanto iniziare a ragionare su come migliorare il nostro stadio non sarebbe sbagliato. Secondo due presupposti: un tavolo di discussione con l'amministrazione comunale da un lato, battersi a livello di Lega e di FIGC per abbassare il limite della capienza minima a meno di 16mila posti". Sentirne parlare oggi, a pochi giorni dalla sconfitta di Benevento, potrebbe sembrare intempestivo per qualcuno. E' invece un tempismo ricercato quello di Alberto Pandullo, ex dirigente aquilotto e oggi aspirante consigliere comunale a sostegno della candidatura a sindaco di Lorenzo Forcieri.
Con la delusione ancora in corpo e la serie A che appare distante come mai, il manager spezzino trapiantato a Milano rilancia il discorso stadio a sorpresa. "La delusione c'è, è normale. Ma faccio notate un paradosso: negli ultimi vent'anni abbiamo vissuto tante delusioni per un semplice motivo. Perché siamo arrivati spesso a un passo dal successo finale. Lo spareggio di Pistoia, l'Albinoleffe, l'anno degli "invincibili" di Mandorlini, le sconfitte di Como e Trieste, negli e poi, dopo il fallimento, quattro play-off di seguito per la serie A. Si parla di obiettivi sempre sfiorati, che prima o poi si realizzeranno".

E allora servirà uno stadio a norma: più grande, più accessibile, più comodo, più sicuro. "In massima serie sono andate negli ultimi anni città importanti e di tradizione come Palermo, Cagliari, Verona, Cesena, Bologna. Città di rango simile alla Spezia, se non inferiore, sono state un'eccezione. Penso a Carpi, Crotone e Frosinone. La stessa Spal ha una storia importante, a cui non possiamo paragonarci. Certo, oggi i tifosi devono ricaricare le pile, sapendo che c'è chi ci garantirà ancora una serie B con una dirigenza che mi pare seria e preparata e che è lì per fare gli interessi della proprietà e dello Spezia, non i propri".

Insomma, il discorso stadio non è così campato in aria neanche oggi. Soprattutto in tempi di campagna elettorale. "Per me è e deve rimanere il Picco - dice Pandullo - Altri progetti sono fantasmagorici, che siano lontani dal centro. All'Enel? Quelli sono spazi per l'industria, non costruiamo cattedrali nel deserto. Apriamo piuttosto un rapporto serio tra club e amministrazione, fermo restando che prima vengono ospedali, scuole e strutture per giovani e anziani. Ma intanto parliamone perché possono venire fuori delle idee. Cosa può fare lo Spezia? Deve convincere la Lega che non è necessario avere stadi da 16mila posti per una città come la nostra. Per quale scopo? Per far venire 4mila tifosi della Juventus in trasferta? Lo stadio deve essere sicuro e comodo, se poi la capienza è contenuta per certe partite non può essere un problema".
Ma insomma, se la politica gli desse una chance di poter incidere, quali priorità vedrebbe? "Aumentare la capienza della curva e poi allungare da una parte e dall'altra la tribuna facendola arrivare fino all'altezza del campo e levando di conseguenza le barriere con il campo. E poi la copertura della curva se mai ci saranno le risorse. I soldi? Non può metterli solo l'amministrazione. C'è il Credito sportivo a cui chiedere un finanziamento per poi fare un piano di rientro. Se partiamo da questi punti fermi a quel punto il “Picco” torna in gioco anche per il futuro".

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