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Ultimo aggiornamento: Martedì 21 Novembre - ore 23.55

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“L'eliminazione dell'Italia restringe la via per la A”

Alberto Pandullo respira il terremoto del calcio da Milano. "La A e la B avranno meno squadre, sarà sempre più importante avere strutture e uno stadio moderno. Lo Spezia ha un'immagine positiva, credo nei play-off anche quest'anno".

“L´eliminazione dell´Italia restringe la via per la A”

La Spezia - E si torna a parlare di vivai, di giovani italiani da far giocare di più e di rifondare il movimento calcio dal basso. Nell'attesa di capire se il vertice della Figc si dimetterà nelle prossime ore, l'Italia pallonara è quella della Lega A e della Lega B commissariate, dei milioni di euro persi a causa della non partecipazione a Russia 2018, delle accuse e dei buoni propositi per il futuro. Tra cui, su questo tutti sembrano essere d'accordo, la riforma dei primi due campionati nazionali in senso restrittivo.
"La riduzione delle squadre di serie A da 20 a 18 e della serie B da 22 a 20 penso sia inevitabile. Il primo effetto, per il nostro Spezia, è che la porta per la massima serie sarà ancora più stretta da centrare. Quello che temo è che per una necessità di carattere economico, miracoli come Carpi, Benevento e Crotone, cioè club saliti in seria A in certi casi addirittura senza avere uno stadio, saranno sempre più difficili". Considerazione di Alberto Pandullo, manager spezzino ma milanese di adozione con lo Spezia nel cuore, in passato dentro il club con posizioni importanti. Una chiacchierata con lui per capire cosa si dice al centro dell'impero nei giorni in cui dopo la calata dei barbari, che hanno lasciato macerie.

Lei conosce San Siro molto bene. Ma se li aspettava i fischi all'inno nazionale svedese?
"Assolutamente no e ci sono rimasto male. Non ero allo stadio, ma credo non ci fosse il pubblico del calcio tipico di San Siro, penso a una presenza più eterogenea. Mi è venuta in mente l'amichevole Inghilterra-Argentina di rugby di pochi giorni fa a Twickenham. Parliamo di due nazioni che trent'anni fa hanno fatto la guerra, oltretutto nel giorno in cui nel Regno Unito si commemorano i caduti della prima e della seconda guerra mondiale. Non è volato neanche un colpo di tosse all'inno argentino. Se avessimo fatto una guerra con gli svedesi 35 anni fa cosa sarebbe successo lunedì sera?”.

La nazionale fuori dal mondiale, lei lavora nel marketing e sa che la perdita, in immagine e sostanze, è qualcosa di difficile da quantificare ma sicuramente importante. Che conseguenze avrà tutto questo sullo Spezia secondo lei?.
“Ci sono due elementi da valutare: è un momento epocale, in senso negativo ovviamente, e dovremo necessariamente assistere a qualche decisione da parte di chi avrà in mano la gestione del panorama calcio italiano in generale. Ci saranno riforme di sistema importanti, che partiranno dalla base e incideranno anche sulle serie minori. Intanto la perdita economica, leggo di una cifra tra i 100 e i 120 milioni di euro, si farà sentire a cascata anche sulla serie B. Penso che avere una società infrastrutturata sarà sempre più fondamentale per ambire a stare nel calcio che conta e i miracoli sportivi estemporanei sempre meno frequenti".

Nel panorama della serie B lo Spezia è certamente avanti da molti punti di vista. Un centro sportivo solo per le giovanili, 300 ragazzi che giocano a calcio al "Ferdeghini". Eppure poi in A sono andati club con basi meno solide in questi anni.
"Da un punto di vista economico lo Spezia ha basi più che solide. Certo è che esiste un problema stadio che secondo me condiziona il futuro della squadra. E' anche vero che non c'è necessariamente bisogno di un nuovo impianto, ma basterebbero alcune migliorie per potare il Picco a 15-16mila posti. Non un'impresa titanica insomma. Abbattere la curva ospiti e costruirla uguale alla Ferrovia, poi rifare la tribuna per dotarla di un'area stampa e tv al passo con i tempi, curare l'area hospitality. Senza costruire cattedrali nel deserto ma semplicemente mettendosi al passo con i tempi".

Se ci fosse stato Andrea Abodi alla presidenza, saremmo a questi punti?
"Difficile dirlo. Non sono mai stato un sostenitore di Carlo Tavecchio perché certe prese di posizione non mi sono mai piaciute, ma è anche giusto dire che ha portato Antonio Conte alla guida della nazionale trovando una soluzione creativa con gli sponsor per pagargli l'ingaggio. Con lui abbiamo raggiunto una semifinale agli Europei, eliminati solo ai rigori. Anche Tavecchio si è battuto per la riduzione delle squadre di serie A. Non so se Abodi sarebbe riuscito in così breve tempo a cambiare il destino del nostro calcio".

Quale sarebbe la prima riforma che farebbe?
"Per prima cosa ribaltare il famigerato paracadute per le squadre che retrocedono in serie B. Bisognerebbe dare un aiuto alle neopromosse in serie A piuttosto, per evitare di avere dei Benevento che non riescono ad essere competitivi. Un incentivo economico a chi sale per fare una squadra di livello piuttosto che a chi scende per tornare subito in A".

Ma è tutta colpa dei troppi stranieri nelle rose?
“Di tutte le squadre che partecipano alla Champions League, gli italiani sono i meno rappresentati. Juve, Roma e Napoli ne hanno pochissimi: il Napoli il solo Insigne tra i titolari, la Juve schiera Buffon e Chiellini, poi i vari Barzagli, Rugani e Bernardeschi hanno un discreto minutaggio. La Roma ha El Shaarawy, Florenzi e De Rossi. Ma io penso che il problema è che non abbiamo più veri campioni. La qualità dei calciatori italiani non è tale da portarli a guadagnarsi un posto nei club che giocano le competizioni più importanti".

Lo Spezia di giovani italiani ne fa giocare parecchi a differenza dei club di testa della cadetteria. Lei che frequenta l'ambiente milanese dello sport, che cosa si dice del club aquilotto?
“C'è un'immagine assolutamente positiva. Le racconto due aneddoti: ho incontrato Fabio Caressa e gli ho ricordato della sua storica telecronaca per Juventus-Spezia del 2007, si è dimostrato conoscitore della realtà spezzina. Anche con il direttore generale del Salone del Mobile Marco Sabetta abbiamo avuto modo di chiacchierare di calcio e conosceva bene la fama di serietà dello Spezia".

Perché questa serie A non è ancora arrivata secondo lei?
"Bisogna contare che lo Spezia non è in B da una vita. Questo è il sesto campionato di seguito arriva dopo uno di transizione il primo anno, e poi quattro play-off di fila. Non c'è niente di scontato in tutto ciò. Quante squadre con grande blasone stanno cercando di salire da anni? Diciamo anche che abbiamo avuto un po' di sfortuna. Se a Benevneto fosse stato fischiato il rigore su Fabbrini io credo ci sarebbe stato lo Spezia a giocarsi una finale ad armi pari nel giugno scorso. Poi ci sono stati anche gli errori e ci saranno sempre, ma il giudizio non può che essere positivo. In ogni caso i conti si fanno sempre alla fine nel calcio, e la fine non è ancora arrivata".

Pesa il fatto di avere una proprietà che ha la fama di essere poco presente?
“Questo discorso di Gabriele Volpi che sarebbe disinteressato è una contraddizione in termini. Mettiamo anche che volesse vendere lo Spezia, che senso avrebbe lasciarlo andare in malora nel frattempo? Nessuno lascia decadere un bene per venderlo, perché varrebbe molto meno. Chi può pensare una cosa del genere? Nessuno programma una retrocessione".

Lei ha visto Gilardino giocare nel Milan dieci anni fa, oggi lo ritrova nello Spezia. Una prestazione che spazza via un certo scetticismo quella contro il Frosinone.
"Lo scetticismo nasceva dalle considerazioni sull'eventuale forma atletica. Non vedendolo giocare, era lecito chiedersi se fosse in condizione. Contro il Frosinone secondo me ha fatto una partita straordinaria, oltretutto per novanta minuti interi. Nel Milan ricordo il 3-0 al Manchester United del 2007, ero in tribuna e gli vidi segnare il terzo gol nel finale".

I play-off sono un obiettivo realistico per questa stagione?
"Penso di sì viste le ultime prestazioni. Con il recupero fisico di alcuni giocatori e l'inserimento di alcuni elementi a gennaio, direi due o tre, secondo me si può ancora sperare. Il Trapani due anni fa era ultimo in classifica a questo punto ed è arivato a dieci minuti dalla serie A. Il tempo non manca".

Sabato sarà a Brescia?
“Ovviamente sì”.

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