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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 25 Novembre - ore 17.02

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"Italiano ha idee e lo Spezia si è adattato presto"

Max Guidetti era in campo 13 anni quando la Juventus venne al Picco. "Un tripudio sugli spalti, ci diede forza". Ora è al Como: "Oggi il gruppo squadra è una famiglia, noi sportivi siamo privilegiati".

"e con il numero 11..."
"Italiano ha idee e lo Spezia si è adattato presto"

La Spezia - Se negli archivi del football è il terzo marcatore della storia dello Spezia, da queste parti, credeteci, Massimiliano Guidetti è molto molto di più di un micidiale attaccante d'area. Perchè sessantaquattro gol complessivi si possono anche segnare se hai talento e voglia di arrivare, diverso è invece rimanere nella storia, simbolo di un decennio che ha portato la società a vincere una coppa e una supercoppa fino a quel traguardo mancante da 55 anni prima della caduta rovinosa dalla quale, il filo è sempre quello, sarebbe poi nato il club protagonista della rinascita, dalla D alla serie A in undici anni di gestione Volpi. A 44 anni, l'attaccante che ha fatto godere un'intera generazione, vive e lavora a Como, dopo gli anni di Bolzano e Novara: "Sono nello staff della prima squadra, un'altra importante esperienza. Siamo a metà classifica in un girone molto livellato dove non c'è una formazione favorita: il Como è giovane, ci sono tanti stranieri grazie allo scouting internazionale e ovviamente ci vorrà pazienza per costruire un progetto in divenire. L'obiettivo? Fare bene e provare ad inserirsi in un posto playoff, direi".

Quando giocavi in maglia bianca ripetevi spesso che avresti voluto allenare i ragazzini. Alla fine è andata diversamente.
"E' capitata da subito l'occasione di lavorare all'interno di uno staff di prima squadra dove si gioca per vincere e dove c'è l'adrenalina del risultato: mi trovo bene ma non ho mai mancato di dare un occhio alle giovanili. Quando ero al SudTirol è capitato spesso andassi a vedere le giovanili, per vedere i ragazzi e capire il metodo di lavoro degli allenatori: così impari l'approccio individuale e quello collettivo. Lo stesso ho fatto a Novara, soprattutto quando ero alla Primavera e sono cose che ti aiutano tanto. Insomma ho spaziato un po'".

Il 2020 è un anno particolare anche per il calcio. Si gioca con la spada di Damocle del Covid, con gli stadi vuoti o semi-vuoti, con la sensazione latente che tutto possa fermarsi di nuovo.
"E' un momento difficile. Lo sport che per noi è lavoro oltreché passione così come la famiglia e gli affetti vanno di pari passo: perché il gruppo squadra è come una famiglia e per questo ci vuole grande attenzione. Bisogna stare attentissimi a come si vive e, se serve, cambiare usanze. Noi sportivi siamo fortunati perché costantemente controllati: anche per questo è nostro dovere attenersi alle regole".

Tuo figlio nel frattempo è cresciuto, come affronti con lui la questione coronavirus?
"Ha undici anni e sono contento che, almeno fino ad ora, sia andato a scuola. Ha fatto anche la didattica a distanza ma credo che i bambini siano più avanti di noi, più sensibili a ciò che avviene. Siamo noi adulti a farla semplice, lui è disciplinato, attento, senza allarmismi o eccessive preoccupazioni".

Fra allenamenti, partite e ovviamente gli affetti, sei riuscito a vedere un po' di questo Spezia neopromosso?
"Ho visto tutto, seguo con affetto e al di là dei punti presi, sono state le prestazioni a stupire. Segno che si sta facendo un buon lavoro con gente competente: la cosa importante in serie A per una debuttante è la capacità di adattarsi a un livello più alto. Mi pare che lo Spezia lo stia facendo velocemente, spiace chiaramente che si giochi a Cesena e senza pubblico ma le regole vanno rispettate: posso immaginare cosa sarebbe stato tutto questo al Picco...".

Anche Spezia-Juve del 2007, che tu hai vissuto da protagonista con una cornice di pubblico mai più vista.
"Era gennaio, tantissima gente, un tripudio che ci diede forza in quello stadio pieno di entusiasmo. Sarebbe stato importante anche domenica ma ieri come oggi il motto è sempre quello che in quei giorni precedenti alla gara era sintetizzato in una vignetta: "Sembra fantacalcio ma si gioca undici contro undici".

Ora che è realtà, ti senti rammaricato per non aver visto la A con la maglia della tua vita?
"Ma no, sono contento. Erano tempi diversi, altre società e siamo comunque stati capaci di arrivare ad obiettivi sino a quel momento impensabile. Oggi non ho nessun rammarico, sono sempre dell'opinione che uno fa quel che si merita. Anzi, sono felice che questi ragazzi abbiano fatto più di noi. Spezia rimane nel cuore, sempre..."

Proviamo a sognare che il Covid permetta al pubblico di tornare sugli spalti, ci vediamo a febbraio per la sfida che opporrà lo Spezia al Milan, la squadra per cui facevi il tifo da bambino?
"Se si potrà e non avrò impegni professionali sarebbe molto bello, un'occasione importante per tornare".

Tutti celebrano, giustamente, Vincenzo Italiano ma poi in campo vanno i giocatori e la loro capacità di ascolto diventa fondamentale alla prova del campo. Chi ti ha impressionato di più?
"Il mister ci mette le idee, i calciatori le concretizzano. Ho visto un collettivo unito che mette abnegazione ma anche qualità che non è solo tecnica ma, soprattutto nelle categorie più importanti, anche fisica. Sono contento per Galabinov, si è sbloccato subito e darà una mano coi suoi gol".

Nelle vittorie come nelle sconfitte, furono anni esemplari i tuoi.
"Non ci salvammo nel 2008 ma, oltre i problemi societari, ce l'avremo fatta se non avessero smantellato la rosa a gennaio. I problemi erano troppo grandi ma sapete qual è il bello: è averci provato tutti insieme, uniti sino all'ultimo minuto. Nessuno dimenticherà".

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