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Ultimo aggiornamento: Domenica 28 Maggio - ore 23.10

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"Il destro di Angeloni che fece impazzire il Picco in quel derby del '77"

Il ricordo di uno Spezia-Pisa vissuto da Stefano Parigi.

`Il destro di Angeloni che fece impazzire il Picco in quel derby del ´77`

La Spezia - Febbraio 1977: sotto un cielo cupo, gonfio di nuvole e carico di pioggia si gioca il derby,Spezia-Pisa. Io e mio fratello siamo appollaiati sull'ultimo gradino della vecchia gradinata del Picco, piena come un uovo. Il vecchio stadio è una fungaia di ombrelli che a tratti impedisce di vedere il campo e che non riparano per nulla dalla pioggia battente perchè l'ombrello del vicino ti rovescia addosso rivoli di acqua gelida. Fa un freddo cane, ma chi se ne importa, oggi c'è il derby e il calore della tua gente, ammassata come sardine, basta e avanza per riscaldarti. Sotto la gradinata la maschera da assassino di Franceschi sradica palloni dai piedi del temuto Barbana mentre motorino Sellitri ara instancabilmente la fascia. Il campo è una palude, lo Spezia arremba ma il Pisa si difende con vigore, nessuno sembra in grado di scardinare lo 0-0 e la partita si avvia verso l'intervallo con un nulla di fatto.
Poi accade l'impensabile. Dopo l'ennesimo rinvio il pallone si arena mollemente dentro una grossa pozzanghera, proprio pochi metri prima dell'area di rigore pisana, forse anch'esso stanco di calci e zuppo d'acqua. Per una frazione di secondo tutto sembra congelarsi, migliaia di occhi puntano la loro attenzione su quella palla che naviga placidamente nell'acqua, mentre nessuno sembra abbia la forza di impadronirsene. Poi, dalle nebbie del centrocampo spunta un fantasma che caracolla su lunghe gambe da trampoliere: è Angeloni che guata per un attimo la palla e poi vi si avventa contro caricando il destro e calciando rabbiosamente la sfera, sollevando assieme ad essa uno schizzo di acqua, fango ed erba,mentre la scena assume le sembianze di un film al rallentatore: la palla vola verso la porta con una parabola inesorabile, fendendo la pioggia che ora è violentissima, lasciandosi dietro una scia fangosa, come una meteora, per poi scendere leggermente, mentre migliaia di occhi la sospingono mentalmente verso l'obiettivo fino ad insaccarsi sotto la traversa, beffando Doveri e gonfiando la rete lato piscina. Un urlo belluino e liberatorio si alza da migliaia di polmoni rimasti inconsapevolmente in apnea per pochi secondi, raschiando senza pietà corde vocali già duramente provate, migliaia di ombrelli saltano in aria contemporaneamente come tappi di champagne, rivelando al di sotto un'umanità fradicia e impazzita che si abbraccia senza ritegno, provocando pericolosi ondeggiamenti che scuotono le fondamenta della vecchia gradinata. Ricordi stupendi di un Picco che non c'è più, povero di soldi, ricco di passione.
(In ricordo di mio fratello Paolo, grande tifoso aquilotto che ci ha lasciato da tempo)

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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