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Ultimo aggiornamento: Domenica 19 Agosto - ore 08.59

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"Gila implacabile in area, Caracciolo che eleganza"

Alessandro Budel, doppio ex di Spezia e Brescia, ha giocato con entrambi. "Alberto ha fatto quella carriera anche grazie all'umiltà, darà una grande mano. Gallo al Brescia esonerato dai tifosi? Situazione spiacevole".

"Gila implacabile in area, Caracciolo che eleganza"

La Spezia - Praticità contro eleganza, carisma da vendere in entrambi i casi: Brescia-Spezia sarà anche Andrea Caracciolo contro Alberto Gilardino. Difficile dimenticare uno come Pablo Granoche in questa contesa, ma il confronto tra due degli attaccanti italiani più prolifici ancora in attività è occasione ghiotta, soprattutto se i due si sfideranno in serie B. Chi li conosce entrambi molto bene è Alessandro Budel, che dei due club è anche doppio ex. Attualmente impegnato con l'azienda di famiglia, non ha ancora appeso le scarpette al chiodo ("mi sto allenando, se arriva una chiamata interessante...") e intanto ha già in tasca il patentino Uefa B per allenare.

Nel 2005 due giovani calciatori si incrociano al Parma, sono Budel e Gilardino.
"Avevamo legato molto anche perché eravamo in camera assieme. Un ragazzo eccezionale, andavamo molto d'accordo anche se con il tempo ci siamo un po' persi di vista. Però è sempre un piacere quando lo incontro. La sua carriera parla per lui ed è frutto anche dell'umiltà che ha sempre messo in tutte le cose che faceva. Al Parma segnava già caterve di gol e non si è mai montato la testa, anche per questo ha raggiunto quei traguardi. In area di rigore è il calciatore più forte con cui abbia mai giocato. Darà una grande mano allo Spezia".

L'Airone Caracciolo, sei anni assieme a Brescia e non solo.
"Con Andrea siamo cresciuti a partire dal settore giovanile del Milan. Poi ci siamo ritrovati a Brescia per sei stagioni. E' un grande attccante, anche bello da vedere, e un bomber strepitoso. In questi anni ha dimostrato in tutti i modi il proprio valore. Rispetto a Gilardino spazia di più e segna in tanti modi diversi. Non solo in area, ma anche con il tiro a giro da fuori area può essere pericoloso".

Come mai è finita la sua avventura in Lombardia?
"Era cambiata la società, volevano tagliare i contratti vecchi e più alti. Sono passato da essere il vicecapitano, che forzava i tempi per rientrare dopo un crociato rotto, al finire fuori rosa. E' una di quelle tante storie di calcio che ti fanno un po' allontanare da questo mondo. Ho sempre fatto questo sport con una passione infinita, ma quel finale mi è proprio dispiaciuto tanto. Il fattore umano non è stato preso in considerazione. Brescia però rimane la società e la città a cui sono più legato".

Reinventato difensore a un certo punto della carriera, ma qua allo Spezia la ricordano come un centrocampista dai piedi buoni
"Quello è sempre stato il mio ruolo. Poi un giorno c'era emergenza in difesa e Bergodi, allora allenatore del Brescia, mi mise in mezzo alla difesa contro il Palermo dei vari Dybala e Hernandez. Feci un partitone e ho un po' segnato il mio destino tattico con quella prestazione. Però mi piace molto stare lì, devo dire che in difesa potrei giocare fino a quarant'anni".

Andrea Mandorlini è senza panchina al momento, cosa ne pensa?
"Lo sento spesso, è uno degli allenatori a cui sono rimasto più legato nonostante lo abbia avuto all'inizio della carriera proprio in quei due anni allo Spezia. Gli auguro con il cuore di trovare squadra al più presto, rimane una delle persone più vere che ho mai trovato nel mondo del calcio. E un grandissimo tecnico".

Lei era al Brescia anche l'anno del fattaccio: Fabio Gallo "esonerato" dai tifosi con la stagione agli albori.
"Un'annata partita male, lo stesso Giampaolo infatti abbondonò dopo cinque giornate se non ricordo male. Fabio Gallo era legato all'Atalanta, i tifosi ricordavano episodi che riguardavano il passato - non so neanche di cosa si trattasse onestamente - e che erano stati esasperati. Certo sono cose che non fanno piacere".

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