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"Diciassette chiamate perse, volevano tornassi per marcare Del Piero"

Addona e lo Spezia che mise paura alla Juventus nel 2007. Il pareggio solo a tempo scaduto. "Non c'era bisogno di motivazioni, per noi e per i tifosi. Nel giro di una settimana passai dalla panchina in C ad affrontare dei campioni del mondo".

indimenticabile
"Diciassette chiamate perse, volevano tornassi per marcare Del Piero"

La Spezia - Hinterland milanese, gennaio del 2007. Un'auto in un parcheggio, fuori da un ristorante. Luce intermittente da dentro, lampeggia e dona vita all'umidità padana condensata sui finestrini. Tenui flash. La notte se ne inghiotte un po'. Poi se ne inghiotte decine. Poi ne disperde centinaia. Finché alla fine la portiera si apre e afferra il telefono su un sedile. Diciassette chiamate: Antonio Soda, Antonio Soda, Giuseppe Ruggieri, Rocco Russo, Giuseppe Ruggieri, Antonio Soda... "In coda c'erano le chiamate di mio padre, perché avevano iniziato a contattare anche lui visto che io non rispondevo. E lui aveva iniziato a chiamare me. Ero a cena con i compagni della Pro Sesto, il cellulare lo avevo dimenticato in macchina. Penso di averlo dimenticato solo quella volta in vita mia".

E' mercoledì 17 gennaio e a Davide Addona tutto il club sta tentando di comunicare un sola cosa: "Torni qui subito". "Io l'avevo letto sui giornali nei giorni prima, c'era questa voce che potevano richiamarmi allo Spezia. Ero andato in prestito a settembre in serie C1. Non giocavo neanche tanto". Non poteva immaginarsi cosa stava per succedere. A lui, che aveva alle spalle due campionati di serie D, uno di C2 e chiaramente quello vinto con gli aquilotti. La promozione in serie B, poi Franco Ceravolo aveva optato per una serie di difensori esperti e lui era partito in prestito.
"Torno in gruppo e a Treviso si fanno male sia Scarlato che Fusco nel giro di mezz'ora. La settimana dopo arrivava la Juventus al Picco, non avrebbero recuperato ed eravamo contati. Fu una settimana scioccante a livello personale, passato dalla panchina in serie C a studiare come marcare Trezeguet. Come centrale c'ero in pratica solo io, avrei giocato al fianco di Nando (Giuliano, ndr) che però era un terzino adattato". Didier Deschamps, dall'altra parte, può contare anche su Del Piero, Nedved e Camoranesi. Il rincalzo giovane è Palladino. "Dovevamo essere vittime sacrificali e invece per noi fu una giornata memorabile".

La tensione cresce per la città che è passata da decenni di derby toscani a sfidare il club più titolato in patria. "Nel sottopassaggio, quello è stato il vero momento di stress per me. Quando sei in campo tutto sparisce, sai che devi correre e non pensi ad altro. Ma in quei frangenti, trovarsi accanto a gente che aveva vinto il Mondiale sei mesi prima... Quando li vedi giocare, ti rendi conto della loro grandezza. Del Piero faceva sembrare tutto normale, tutto facile. Un capitano, una persona di uno spessore come ce ne sono poche. Trezeguet era anomalo. Non aveva toccato un pallone per mezza partita, però come gli era arrivato un passaggio in area era andato vicino a farci due gol. E i problemi non erano solo loro, perché da dietro arrivavano Camoranesi e Nedved".
Eppure i minuti passavano e quei due artigiani del contrasto come Addona e Giuliano - due applicati direbbe oggi Vincenzo Italiano - non mollano un centimetro. Sarà che c'è uno stadio infuocato, che rivede l'ambita serie B dopo 55 anni e ci trova la Juventus. Il portiere poi è Buffon e porta la sigla della curva di Carrara stampata sui guantoni. Roba da matti. "Contro la Juventus le motivazioni vengono da sole, non hai bisogno di dirti niente. Era la Juventus per tutti dopotutto, per noi come per i tifosi. Il gruppo era davvero speciale, c'erano tanti ragazzi dell'anno prima. Avvertivi sempre il sostegno, la fiducia".

Alla fine segna lo Spezia alla prima azione: cross di Do Prado e Confalone in una maschera di sangue buca il portiere più forte del mondo sotto la Curva Ferrovia, quella che era degli Ultras Spezia 1974. Non finisce qui, perché Guidetti sfiora il raddoppio subito. Poi ci saranno occasioni limpidissime anche nella ripresa. Man mano che i minuti passano, la sensazione che la vittima sacrificale sia un'altra. Quando sembra fatta, Nedved indovina un tiro dalla distanza e pareggia a tempo scaduto ed esprime tutta la frustrazione sua e dei compagni provando ad azzittire uno stadio che invece avrebbe tributato lunghi applausi alla propria squadra.."Sì, con l'uomo in meno e quelle occasioni avute per chiuderla, sembrava davvero il miracolo si avverasse. Certo vincerla sarebbe stata la ciliegina sulla torta, ma tutta la giornata è stata comunque indimenticabile. Il pareggio lo hanno dovuto acciuffare con tutte le loro forze. Ancora oggi è un accatastarsi di emozioni e sensazioni. Posso dire dopo un po' di anni che fu gioia pura".

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