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Ultimo aggiornamento: Domenica 21 Ottobre - ore 22.25

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"Cristiano Ronaldo non basta, chi non ha i soldi non deve poter giocare"

Corrado Colombo a ruota libera sull'estate turbolenta del calcio italiano. "Solo le società che sono in regola deve partire in campionato. Vale anche per noi, lo Spezia nel 2007 doveva essere escluso già in estate".

LA VERSIONE di CORRAdo
"Cristiano Ronaldo non basta, chi non ha i soldi non deve poter giocare"

La Spezia - Ancora lui, Corrado Colombo, 39 primavere nelle gambe e oltre venti cambi di casacca in carriera. Riparte dagli Amici Miei, squadra di prima categoria pistoiese. Di questi trasferimenti, quello che lo portò alla Spezia per la prima volta lo vide provenire proprio dal Brescia, la prossima avversaria delle aquile. “Arrivai in Lombardia dopo l'operazione alla caviglia subita alla Sampdoria – ricorda l'ex capitano dello Spezia – e il Brescia mi diede l'opportunità di ricominciare a giocare con continuità dopo quel brutto infortunio. Più tardi a gennaio arrivò la chiamata dello Spezia, che non conoscevo molto. Complice il fatto che mia moglie era in dolce attesa decisi di accettare anche per avvicinarmi di più a casa. Firmai negli spogliatoi di Spezia-Juventus e una volta salito in tribuna, vedendomi di fronte quel muro bianco, provai da una parte una forte carica, dall'altra anche un pizzico di paura!”.

Un piccolo antipasto di quella che poi fu “una stagione meravigliosa – continua Colombo – con un gruppo fantastico, dove raggiungemmo una salvezza sofferta e voluta. Furono sei mesi intensi e indimenticabili. Purtroppo però, già dal successivo ritiro, avevamo già capito di esser falliti. Gli stipendi non arrivavano, a Ceparana l'erba non veniva tagliata, la palestra era all'aperto e se pioveva stavi fuori, le docce fredde. Insomma, una roba allucinante”. Come ben sappiamo, poi, tre anni più tardi ci fu il ritorno in maglia bianca del centravanti di Vimercate, dove però non scoccò quella scintilla che accadde nella sua prima parentesi nel Golfo dei Poeti. “A livello organizzativo era sicuramente tutto diverso rispetto allo Spezia della serie B, con un'altra società completamente nuova. Quando arrivano tanti giocatori nuovi, però, è sempre difficile amalgamare e formare un gruppo. I cambi dall'allenatore, l'allontanamento del direttore Varini. Non fu una stagione semplice insomma”.

Dopo quell'addio le strade di Colombo e dello Spezia non si sono più incrociate, ma il legame con piazza e città è rimasto d'attualità. “E' capitato spesso di venire al Picco con mio figlio, che è tifoso aquilotto, e quando ho potuto l'ho portato sempre volentieri allo stadio, con tanto di maglietta. Che gara mi aspetto questo sabato? Posso solo dire che mi auguro che lo Spezia vinca, oltre a parlare di Gyasi, che con me ha giocato a Pistoia esterno nel 4-3-3. Ha grandi potenzialità e se riuscisse a fare qualche goal in più potrebbe diventare un giocatore importante per la squadra. Di più però non posso esprimermi".

"A livello personale infatti mi sono molto distaccato dal calcio professionistico – ammette l'attaccante – visto che a parer mio il calcio italiano delle serie minori è praticamente finito. L'acquisto di Cristiano Ronaldo è solo una copertura alle falle di un movimento che ogni giorno si arricchisce di qualche altro scandalo. La serie B è partita senza sapere con quante squadre avrebbe giocato, la C manco a parlarne, con mercati prolungati e squadre fallite che vengono ripescate. L'anno scorso il Modena è fallito a metà campionato. Personalmente ritengo che se una società non abbia i soldi per concludere una stagione debba essere esclusa immediatamente. Un po' come sarebbe dovuto accadere a noi nel 2008, che in ritiro sapevamo di esser già falliti. Certe cose non devono succedere, ci dovrebbero essere regole più rigide, o ancor meglio, si dovrebbe riformare tutto”.

Va da sé che con queste premesse, almeno per il momento, il futuro di Colombo nel mondo calcistico sarà ben lontano da quello professionistico. “Sono responsabile di una nuova scuola calcio a Pistoia che è partita lunedì, la Hitachi. Cerco semplicemente di trasmettere quei valori che mi hanno portato a giocare in serie A, a bambini e genitori. Con un occhio di riguardo particolare all'educazione, dentro e fuori dal campo. E' un aspetto fondamentale che troppo spesso viene trascurato”.

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