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Ultimo aggiornamento: Martedì 19 Marzo - ore 20.44

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“Con Sarzana e Genova battaglia fino alla fine”

Il presidente dello Spezia Basket Tarros Caluri: “Ai miei tempi non c’erano così tanti stranieri. Il nostro movimento con quello americano? Non ha nulla da invidiare”

l'altro spezia che sogna
“Con Sarzana e Genova battaglia fino alla fine”

La Spezia - “Ce la giochiamo per il terzo anno consecutivo. Per una serie di particolari le altre volte è andata male, dove abbiamo peccato forse di inesperienza. Quest’anno penso che abbiamo migliorato la squadra sotto questo aspetto, oltre ad aver aumentato allo stesso tempo il tasso tecnico”. A parlare è Danilo Caluri, presidente dello Spezia Basket Tarros, che anche quest’anno cercherà fino alla fine di raggiungere la promozione in Serie C Gold.

“L’anno scorso siamo arrivati molto vicini alla vittoria finale – afferma il patron - che purtroppo non è arrivata. Avevamo potenziale, ma ci è mancato il colpo da ko. Una volta che perdi è inutile attaccarsi agli alibi, devi stringere la mano e imparare dagli errori commessi. E’ quello che abbiamo cercato di fare, abbiamo studiato come migliorare questa squadra e penso che ci siamo riusciti. A pochi giorni dalla partita clou con il Sarzana, possiamo dire che fino a questo momento meglio di noi non ha fatto nessuno. Poi sappiamo tutti che quello che conta, alla fine, è solamente il risultato finale. Non siamo comunque soli, Sarzana e Genova ci daranno battaglia fino alla fine, e alla fine vincerà la squadra migliore. Chi preferirei affrontare in finale? Con tutta sincerità penso sia importante cercare di arrivare primi, almeno si dovranno affrontare tra di loro e sarebbe già una bella cosa (ride ndr). Tra le due, comunque, penso che Sarzana abbia l’organico più completo e sia quindi la più temibile”.

Una cavalcata, quella dello Spezia Basket Tarros, accompagnata con decisione dal pubblico cittadino. “Abbiamo dei tifosi che sono affezionati da anni – continua Caluri – e anche le istituzioni, mai come in questo periodo, ci stanno facendo sentire il loro supporto. Si vedano per esempio il sindaco e amico Peracchini, come l’assessore Brogi, anche lui appassionato di basket. Diciamo che ci sentiamo seguiti. Non solo ci piacerebbe vincere questo campionato, ma anche eventualmente dare seguito l’anno prossimo. La città ha fame di pallacanestro e c’è la necessità che la stessa abbia una squadra di categoria superiore”.

In un’epoca in cui gli smartphone la fanno da padrone, i giovani praticano sempre meno sport. Caluri, che è nell’ambiente da anni, non nota però questo gran calo. “La pallacanestro è uno sport che piace e che ha tantissimi praticanti. Una disciplina che non ha lo stesso seguito del calcio, ma a parer mio è più intelligente e pulito di quest’ultimo. Diciamo che quando giocavo io anni fa c’era solo uno straniero in squadra e noi italiani avevamo il nostro spazio. Adesso se trovi un italiano è festa grande. Diventa difficile appassionarsi così. Ne ho parlato anche con Petrucci tempo fa, non è una bella cosa. Una volta assistevamo a Milano, Varese e Cantù che vincevano anche in Europa, oggi ce li sogniamo. Vedo, però, ancora grande passione e fermento in giro per l’Italia. Penso a Trento. Ma anche alla Liguria, dove secondo me manca una squadra faro. Un capoluogo di regione secondo me deve avere il suo palazzetto, oltre ad una squadra importante nella massima serie”.

Un movimento cestistico, italiano ed europeo, ancora ben lontano da quello milionario americano. Ma, secondo il presidente dello Spezia, sono solamente due culture diverse, poste allo stesso livello. “Gli americani hanno inventato il basket. I loro giocatori hanno dei fisici incredibili, con i quali superano record su record ogni giorno. A livello globale sono irraggiungibili, ma ritengo però che siano un po’ troppo schiavi dello spettacolo, per esempio concedendo troppo in fase difensiva. Secondo me il vero basket è quello delle fasi finali dell’Eurolega. Quando vedi squadre come la Croazia o la Spagna, oppure il Real Madrid, ti accorgi che quella è la pallacanestro. La nostra cultura cestistica non ha nulla a che invidiare a quella americana. Abbiamo avuto tantissimi allenatori che hanno vinto ovunque, facendo la storia della pallacanestro. Possiamo invidiar loro solamente i giocatori, che sono di un altro livello. A chi accusa il movimento europeo di utilizzare troppi falli sistematici rispondo che il risultato è una cosa importante. Evidentemente per gli americani lo sarà altrettanto, ma fino ad un certo punto. Per noi l’unica cosa conta è il risultato, e per raggiungerlo spesso si cercano mezzi meno spettacolari rispetto agli americani, che cercano di farlo in bello stile. Se mai verrà un giorno in cui si premierà la squadra che giocherà il miglior basket forse si cambierà modo di giocare in Europa, ma fino a quel momento penso sia giusto approcciare alle partite in questa maniera”.

Marco Passalacqua

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