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“Colpa mia se manca un attaccante, ma in società c’è chi gode delle sconfitte”

Il dg Angelozzi accetta le critiche dei tifosi, poi apre uno squarcio sulla conflittualità interna al club. “Italiano non si tocca, al massimo vado via io. Faremo meglio dell’anno scorso, confermo. Quando proprietà mi manderà via, lascerò club sano".

Parla il dg
“Colpa mia se manca un attaccante, ma in società c’è chi gode delle sconfitte”

La Spezia - “Ho sbagliato a non prendere un attaccante. Se è questo che mi si contesta, lo ammetto e me ne assumo le responsabilità”. Si arriva al nocciolo della contestazione di queste ore a metà conferenza, non senza qualche fastidio. Guido Angelozzi Alla fine si carica il peso del malcontento e non potrebbe essere diversamente visto che gli ultras chiamano in causa proprio lui nella nota di ieri, che rompe un’armonia che durava ormai da qualche stagione. Poi sgancia una bomba atomica che deflagra e apre uno squarcio sulle tensioni interne del club. “Vedo cose strane in seno alla società. Ho visto persone festeggiare la sconfitta contro il Cittadella agli scorsi playoff. Faccio finta di niente. Se è ancora nello Spezia? Non lo so. Io do fastidio a qualcuno, questo è certo. Ci siamo scordati troppo presto che per sei mesi la scorsa stagione siamo rimasti solo io e Peri con tutta l’Italia contro”. Il riferimento è all’inibizione del presidente Chisoli e dell’ad Micheli a seguito dell’inchiesta sui nigeriani.

Sugli appunti, anche duri, della tifoseria organizzata, invece il tono è più conciliante. “Rispetto tutti e accetto le critiche da tutti - dice -. Ma non ci scordiamo che l’anno scorso da dove siamo partiti, cosa ho trovato in questa società e cosa ho portato. Non dimentichiamoci del patrimonio che ho creato. Siccome sono nel calcio da 35 anni ad alti livelli, accetto le critiche e vado avanti. Io credo in un progetto, credo nel fare calcio con le mie idee d’accordo con la proprietà che mi ha dato carta bianca calcisticamente. Penso di non aver fatto danni e di aver portato valore alla società. L’anno scorso abbiamo valorizzato tanti giocatori che neanche giocavano. Sono tranquillo e sereno, se la curva deve contestare sono liberi di farlo e di indirizzare la contestazione a me, basta che sostengano la squadra”. La mano tesa a Italiano e alla squadra peraltro è già stata garantita nella nota di cui sopra.

Sugli aspetti tecnici, che non investono solo l’attacco. “La difesa? E’ la stessa dell’anno scorso, a parte portiere e terzino sinistro. Io vedo episodi, non vedo limiti a questa squadra. Trovo qualcosa che bisogna migliorare nei dettagli, nella furbizia. Che manca perché siamo una squadra giovane. Ma non trovo limiti. In fase di attacco, martedì ad Ascoli e a Pordenone abbiamo concretizzato poco del volume di gioco espresso. Però se vedo i numeri abbiamo segnato sei gol (di cui tre alla prima partita con Galabinov in campo, ndr) e ne abbiamo subiti sette. Mi ricordo che l’anno scorso tutti quanti dicevate che Okereke non segnava. E poi...”.
La parola crisi non compare. “Io non sono affatto preoccupato, ho fatto i complimenti all’allenatore e alla squadra martedì sera perché per 42 minuti ho visto giocare una squadra che mi ha reso orgoglioso. Nel secondo tempo c’è stata un’espulsione e abbiamo faticato. Se vogliamo trovare il pelo nell’uovo si può trovare. Il 3-0? L’anno scorso abbiamo perso 3-1 ad Ascoli. Mi dispiace sempre perdere, ma non dobbiamo farne un dramma. Cercheremo di lavorare di più. Non ho niente da rimproverare alla squadra. Non ho mai preso in giro i tifosi perché ho detto dal primo giorno che serviva programmazione. Poi le mie idee potrebbero non piacere. E ancora, non ho mai detto che voglio andare in serie A, ho detto che ho un sogno che non si realizza da oggi a domani. Ma oggi distruggere tutto quello che c’è, dall’attacco alla difesa, non va bene”.

Sui rapporti con la proprietà e i limiti di bilancio, che peraltro sono gli stessi da ormai cinque stagioni. “Quando sono venuto qui mi hanno garantito di poter lavorare con autonomia in base al budget. Parametri precisi, che conoscevo e che ho accettato - dice -. Abbiamo ringiovanito l’organico, l’anno scorso è stata una bella annata in cui siamo arrivati ai playoff ed è stata la seconda volta su due da quando sono allo Spezia. Il club si deve autogestire, quindi la mia idea è stata patrimonializzare la squadra. La proprietà ci mette una sponsorizzazione ogni anno e poi noi dobbiamo amministrare quello che ricaviamo. E’ una società che cammina da sola. Un centravanti da 2 milioni di euro? Lo potevo fare, magari vendendo una giocatore. Ma ho preferito non farlo”.
Il futuro, anche in base a una conflittualità interna che per la prima volta viene citata esplicitamente, è tutto da scrivere. “Sono orgoglio di lavorare nello Spezia e qua mi sento al Bayern Monaco. Ho quattro giocatori in under 21, per molti non conta nulla ma per me è un motivo di orgoglio. Quando poi la proprietà mi dirà che non va più bene, io me ne andrò sapendo che non avrò fatto danni e avrò lasciato una società sana e con giocatori che frutteranno molto sul mercato una volta venduti. Con un milione ho preso Delano, Ferrer, Krapikas, Capradossi, Bordin ed Erlic”.

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