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"Chiesi a Maradona la sua maglia e lui mi indicò un bambino in sedia a rotelle"

Andrea Stabile fu l'uomo che Carpanesi mise su Maradona in quello Spezia-Napoli del 1988. "Imprevedibile e forte anche fisicamente. Un duello impari, ma ne uscimmo a testa alta".

AD 1988
"Chiesi a Maradona la sua maglia e lui mi indicò un bambino in sedia a rotelle"

La Spezia - "La notizia del sorteggio ci ha raggiunto in ritiro e la testa è andata subito a lui. Avevo già capito che sarei stato io a doverlo marcare". A uomo, come voleva Sergio Carpanesi, e senza perderlo di vista neanche per un momento. In quel momento Andrea Stabile, oggi 59enne, è stata la mano tesa di Adamo che sfiora quella di dio. Il punto di contatto tra uno Spezia molto più piccolo di quello di oggi ed il campionato più bello del mondo. Si diceva allora, ed era vero. Era vero perché ci giocavano i migliori calciatori, ed il più forte di tutti era Diego Armando Maradona.
Affrontarlo in Coppa Italia in quell'agosto del 1988 alimentò la sete di gloria e l'orgoglio di una città intera, mai piegata all'idea che la propria squadra dovesse navigare in esilio in terza serie. Una fede che solo in tempi recentissimi ha trovato testimonianza nei fatti, ma anche allora testardamente coltivata. Si giocava al Picchi di Livorno perché il Picco della Spezia era indisponibile proprio come oggi, e c'erano più di 3mila spezzini sognanti. E videro Maradona, e videro Careca, Alemao, Crippa, Ferrara e Francini. E videro Spalletti, Rollandi, Chiappino, Telesio e Tacchi. E videro lo Spezia tenere testa allo squadrone di Ottavio Bianchi per oltre un'ora di gioco.

Lei è quasi coetaneo di Maradona, fa parte della stessa generazione. Che sensazioni le procura la notizia che il Pibe de oro non c'è più?
"Veramente un grande dispiacere, a sessant'anni c'è ancora tanta vita da vivere. Poi lui è stato etichettato in maniera negativa per quella che è stata la sua vita privata e questo aspetto ha a tratti offuscato quello che ha fatto da calciatore. Purtroppo per lui ha scelto quella strada. Mi è venuto in mente il film di Kusturica che lo racconta, in cui Maradona stesso diceva: 'Sai che giocatore sarei stato se non avessi tirato cocaina?'. La risposta se l'è portata con sé".

Una squadra di serie C al cospetto del calciatore più forte del mondo. Come avete preso la notizia che sarebbe toccato a voi affrontare il Napoli al primo turno?
"E' stata una lieta notizia. Nel girone c'erano Bologna, Sambenedettese, Barletta ma tutti aspettavamo il Napoli. Eravamo in ritiro quando ci è stato comunicato l'esito del sorteggio. Ci siamo guardati negli occhi ed il pensiero di tutti è stato 'Giochiamo contro Maradona...'. E io presumevo che sarei stato il suo primo marcatore visto il mio ruolo nella squadra di Carpanesi. L'unico dispiacere è stato non poter disputare quella partita al Picco. Per il resto l'abbiamo vissuta con molta serenità, anzi ci scherzavamo su nei giorni precedenti".

Trovarsi nel tunnel al fianco di quei campioni, che avrebbero vinto lo scudetto poi l'anno ancora successivo, che effetto faceva ad un gruppo che era di casa in serie C?
"Devo dire che il momento in cui mi è salita l'adrenalina è stato poco prima, nello spogliatoio. Carpanesi leggeva le formazioni e dava disposizioni: 'Tu Stabile, marchi Maradona'. In quel momento, sentire pronunciare quel nome... mi sono reso conto di cosa stava per succedere. E' il fiore all'occhiello della mia carriera, in queste ore mi stanno chiamando in tanti che ricordano proprio quella partita. 'Hai marcato Maradona!', è qualcosa da raccontare davvero".

Video delle azioni salienti, focus sulle finte, statistiche, report... ai tempi non c'era niente di tutto ciò per prepararsi.
"Assolutamente. Certo di Maradona si conoscevano tante cose, ma gli staff di ora non erano neanche pensabili. C'era uno che andava a vedere le partite per conto dell'allenatore e poi tornava e ti diceva con quale piede calciava di più quello, che tipo di fisico aveva quell'altro, se gli piaceva accentrarsi... Vi racconto un aneddoto per farvi capire. A me toccava Maradona, a Daniele Conti toccava invece marcare Careca. Mi ricordo che consultò la distinta e non trovava il nome perché era scritto per intero (Antonio de Oliveira Filho , ndr). Andò da Carpanesi e gli disse: 'Mister, ma guardi che Careca non gioca oggi'. Ci facemmo una risata. Ma quello era il tipo di informazioni che possedevamo noi calciatori".

Rientriamo in campo con Maradona, cosa si aspettava e cosa trovò?
"Ricordo che lui era arrivato un giorno prima mentre la squadra era già in ritiro da un po' ma l'avevano subito messo in campo. Non era al cento per cento, per fortuna, e allora mi ero detto che almeno dal punto di vista fisico forse avrei potuto contrastarlo. E invece aveva doti atletiche impressionanti, nonostante quello che si diceva. Baricentro basso, impossibile da spostare. Poi tutto quello che lo ha consacrato alla storia: un calciatore imprevedibile, qualità pura. Ti nascondeva il pallone, si girava in una frazione di secondo con un controllo palla incredibile oppure giocava di prima con una naturalezza inimmaginabile. E' stato un duello impari".

Di fronte ad un campione di quel calibro si ha anche paura a non entrare con troppa veemenza?
"I contrasti ci sono stati, d'altra parte quelle erano le mie caratteristiche: il tackle e la ripartenza. Ma con grande rispetto, non puoi pensare di affrontare un giocatore così facendogli male o calcando un'entrata. Io sono stato ammonito dopo pochi minuti perché gli ho strappato la maglia. Mi è andato via sulla fascia e l'ho trattenuto. Le mani bisogna usarle, fa parte del mestiere, soprattutto con quel tipo di calciatore. Qualche calcetto forse, ma penso di essere stato corretto".

Lo Spezia di allora, come quello di oggi peraltro, riuscì a non sfigurare neanche dovendo colmare un divario tecnico così grande.
"Vero. Siamo andati sotto di un gol con Francini solo dopo il settantesimo, poi subito il pareggio di Ceccaroni su rigore. Avevamo avuto anche due discrete occasioni con Tacchi e Telesio, entrambe su palle filtranti di Chiappino. Però Maradona era già salito in cattedra. Non ha segnato, ma si è procurato due punizioni dal limite. La prima fu quella che colpì la traversa e su cui Carnevale segnò in ribattuta. Poi fu ispiratore con Alemao anche del terzo gol, ancora di Carnevale. Tutti segnati negli ultimi dieci minuti. Ce la siamo giocata alla pari, a nostro modo, almeno per tutto il primo tempo. No, non abbiamo affatto sfigurato".

E la maglia a Maradona, quella non strappata intendo, chi l'ha avuta?
"Io gliel'ho chiesta ovviamente, ma mi indicò un bimbo in sedia a rotelle a bordo campo e mi disse che l'aveva già promessa a lui. Anche questo penso racconti un po' del Maradona uomo".


Spezia-Napoli 1-3
Coppa Italia 1988/89

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