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"A otto anni andai all'Atalanta, i primi ad aver capito l'importanza del settore giovanile"

L'ex capitano Corrado Colombo ha aperto una scuola calcio a Pistoia e guarda il peggioramento del livello medio del calcio italiano: "Ai bimbi bisogna insegnare, non chiedere vittorie. Lo Spezia? Può salvarsi con gli ingredienti giusti".

l'intervista
"A otto anni andai all'Atalanta, i primi ad aver capito l'importanza del settore giovanile"

La Spezia - "Abbiamo dovuto chiudere. Quando la Toscana era in zona arancione davamo un servizio alle famiglie più per una questione sociale che sportiva, per dare una boccata d'ossigeno alle famiglie e ai bimbi. Ma con la zona rossa non è stato più possibile". Se è vero che da calciatore ha girato mezza Italia, da Verona a Bari passando per una dozzina di squadre e città diverse in vent'anni di carriera, il presente di Corrado Colombo è saldamente legato a Pistoia, il posto che, giovanissimo, gli ha dato una moglie, gli amati figli ed oggi un post-carriera da costruire, partendo dal lato più romantico e formativo del football, quello dei settori giovanili. Il 41enne ex attaccante nativo di Vimercate ma trapiantato da tanti anni nel cuore della Toscana ha aperto infatti due anni fa nella città delle piante, la scuola calcio della Polisportiva Circolo aziendale Hitachi che ha coinvolto centinaia di bambini almeno fino a che il Covid lo ha consentito. "E' una bellissima avventura che porto avanti parallelamente alle lezioni di tecnica individuale che dò come Corrado Colombo Soccer School a tanti ragazzi provenienti da Pistoia, Firenze e Empoli, nati fra il 2011 e il 2014".

Corrado, che cosa significa fare calcio coi bambini? Covid a parte, il calcio italiano sembra in affanno.
"Si è abbassato il livello e questo parte dalle scuole calcio che pensano sempre troppo al numero degli iscritti e alle quote che ne derivano ma soprattutto i bambini vengono allenati per vincere. Il bene loro non è pero il risultato ma la formazione e spesso nei settori giovanili operano persone che non hanno fatto calcio. E' vero che il mondo è cambiato ma il nostro obiettivo deve essere quello di creare possibilità affinchè questi bambini possano meritare un'opportunità. La speranza è mandarli via, non tenerli per vincere".

Anche tu eri un bambino, un bambino della provincia quando è cominciato tutto. La tua prima squadra è stata proprio quell'Atalanta che sabato si scontrerà con lo Spezia. Sei ex di entrambe ma Zingonia non si dimentica.
"Avevo 8 anni, non c'era nemmeno la squadra per i classe '1979 tanto che fui inserito nella squadra dei '77 con i gemelli Zenoni. Bergamo è il calcio, è la tecnica individuale, che ti insegnano fin dai primi passi: basta guardarli tutti i ragazzi usciti dal settore giovanile dell'Atalanta per capire che i fondamentali sono alla base del lavoro. Una pecca? Mah, ho notato che sono sbocciati pochi attaccanti, a parte Giampaolo Pazzini. C'ero io, c'era Rossini, Bianchi, tutti ottimi giocatori ma che non sono diventati grandissimi come è stato per altri ruoli".

Adesso l'Atalanta è regina del calcio italiano, partecipa alla Champions con una certa regolarità e soprattutto è diventato un modello gestionale oltreché sportivo.
"Non sono meravigliato perché conosco Luca Percassi e attraverso lui immagino i comportamenti che sono alla base del club. Loro già molti anni fa avevano capito che si doveva puntare sul settore giovanile e così hanno fatto. Adesso la società ha compiuto un salto, hanno messo mano allo stadio e stanno facendo crescere tutto".

Con tutte le squadre con cui hai giocato, era difficile pensarti da doppio ex di uno Spezia-Atalanta. Le Aquile in serie A, una botta per chi ha visto ben altro.
"Il valore aggiunto è Vincenzo Italiano, lo ricordo per averci giocato insieme in una nazionale giovanile e contro in Primavera. Un giocatore alla Corini per intenderci, tecnica individuale importante, grande calcio: ho sempre pensato che i centrocampisti possano essere grandi allenatori, sono abituati a pensare in un certo modo. E' molto bello vedere una squadra che fa risultati con le prestazioni che sono frutto delle idee dell'allenatore".

C'è qualcuno che merita una menzione particolare?
"Di sicuro Matteo Ricci mentre a Gyasi devo tirare le orecchie con simpatia: se avesse segnato così tanto quattro anni fa quando giocava con me nella Pistoiese sarebbe stato un altro campionato".

Quanto conteranno gli stadi vuoti nell'economia della classifica finale? E lo Spezia lontano dal Picco anche quando gioca in casa (dove non ha ancora mai vinto) quanto pagherà?
"E' chiaro che il pubblico di casa manca, il fatto che sia così per tutti, rende comunque questo aspetto equilibrato".

Una serie A al Picco manca a noi come a te. Pensi farai come Guidetti che ha promesso di venire una volta riaperto al pubblico?
"Certo. Aspetto che ci sia Spezia-Roma, spero si possa assistere dal vivo. Quel giorno porterò anche mio figlio che è tifoso giallorosso".

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