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Ultimo aggiornamento: Lunedì 21 Agosto - ore 13.35

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"A Forte ho detto: Spezia ti da tanto e ti chiede tanto"

Mingazzini è stato compagno del nuovo attaccante aquilotto per tre stagioni. "Maturato moltissimo mentalmente, lì può fare il vero salto di qualità. Opportunista e combattente, l'anno scorso ha fatto diventare matto il Como di Gallo e Andrissi".

`A Forte ho detto: Spezia ti da tanto e ti chiede tanto`

La Spezia - "Certo che mi ha chiamato per sapere qualcosa di Spezia. E gli ho detto: è un piazza da serie A, che ti dà tantissimo e che ti chiede tantissimo. Sappi che sei fa bene lì farai il definitivo salto di qualità". Lo può dire con assoluta cognizione di causa uno come Nicola Mingazzini, che dal trampolino sul blu del Golfo dei Poeti ha preso lo slancio per una carriera con tanta serie A e serie B. Logico che il suo amico Francesco Forte, prossimo attaccante dello Spezia, lo chiamasse per chiedere nozioni sulla sua nuova destinazione.
"Ci sentiamo regolarmente, siamo in ottimi rapporti. Abbiamo giocato assieme per tre volte, la prima nel Pisa nel 2013. Arrivava direttamente dalle giovanili dell'Inter, era un ragazzo che mostrava qualità ma ancora parecchio acerbo a livello mentale. A quell'età capita di abbattersi quando le cose non ti vengono come vorresti. Poi l'ho ritrovato a Lucca in due stagioni diverse. L'anno scorso in un girone ha fatto 15 gol e ci ha dato una grande mano davvero. La qualità che gli ho riscontrato è stato un netto salto in avanti dal punto di vista della convinzione", dice l'ex centrocampista aquilotto.

Quella della prima metà della scorsa stagione era una Lucchese che viaggiava oltre le aspettative, racconta Mingazzini, ma che poi ha dovuto cedere alcuni elementi importanti a gennaio. "Parlo proprio di Forte e Terrani, che sono finiti al Perugia. Credo che il primo abbia rotto il ghiaccio con la serie B in Umbria e lo Spezia adesso lo prenda nel momento giusto. E capisco perfettamente perché Gallo lo stimi: contro il suo Como abbiamo perso ma quel giorno Forte gli ha fatto vedere i sorci verdi".
Gli si chiederanno i gol, quelli che sono mancati nella scorsa stagione e che ha dimostrato di saper fare in Lega Pro. "E' una prima punta ma piuttosto duttile, che può giocare anche con un altro attaccante centrale. Non aspettatevi uno che si crea i gol da solo, ma in area è un grande opportunista e poi è uno che si sacrifica se c'è da fare una rincorsa. E' un combattente, da quel punto di vista mi ricorda Zaniolo se proprio dovessi associarlo a qualche ex compagno. Qualità sempre più rara: è un giovane che ascolta, che chiede consigli ai più vecchi. Ce ne sono sempre di meno, ne parlavo negli scorsi giorni con Mandorlini, che per me rimane un maestro di calcio e di vita. Mi auguro parta subito bene, per lui e per lo Spezia".

Il Minga intanto, alla soglia dei 37 anni, oggi non è più solo un interdittore come ai tempi della maglia bianca ma negli anni ha coltivato anche caratteristiche da regista davanti alla difesa. "Ho affinato l'uso dei piedi in effetti - racconta - L'anno scorso doveva essere l'ultimo, poi la Lucchese mi ha convinto a giocare ancora. Per me è importante non finire in declino, me lo sono sempre ripromesso, ma oggi mi sento ancora bene dopotutto. Se ripenso ancora a quello Spezia del 2002? Spessissimo, anche perché sono rimasto in contatto con tanti ex compagni. Rimango convinto che se non fossimo caduti a Trieste saremmo andati in serie B e avremmo lottato per la serie A. Era davvero una squadra fortissima, che direbbe la sua anche oggi in cadetteria".
E di quegli anni in tanti sono diventati allenatori, a partire da Bordin, Melucci e Chiappara. "Mi fa piacere sia tornato a Spezia, credo sia bello che il club coltivi il senso di appartenenza circondandosi di chi ha dato tutto sé stesso per quella maglia. Il mio futuro? E' il mio ultimo anno sul campo, poi anche a me piacerebbe passare alla panchina. Allo Spezia? Magari, se mai ci sarà questa possibilità la prenderò al volo".

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