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Il calcio è poesia - Tutti in piedi, ha segnato Pietruzzu

Il calcio è poesia - Tutti in piedi, ha segnato Pietruzzu

La Spezia - Forse centravanti fino in fondo non lo è mai stato. Eroe si. Vladimiro Caminiti scrisse di lui che ‘non si liberò mai delle sue strettezze pur segnando gol bellissimi che sapevano di scoglie sabbia’. Pietro Anastasi, figurina in bianco e nero (poi diventata per poco ance nera ed azzurra, poi solo azzurra) aveva in campo carattere duro, da uomo del sud. E nella Juventus fece gol e leggenda, facendosi chiamare Pietruzzu. 258 partite in Serie A realizzando 78 reti, laureandosi capocannoniere della Coppa delle Fiere 1970-1971 e della Coppa Italia 1974-1975. Non si può dire fosse scotennatore di portieri come lo furono Riva o Pulici ai suoi tempi, Rombo di tuono e Pulicliclone, ma un ottimo uomo anche da fuori area si. Che lasciò ovunque sia andato tanto, anche da campione d’Europa nel 1968. Alla Vecchia Signora diede l’anima riprendendosela un pomeriggio freddo di dicembre, l’anti vigilia del fine anno. Era finito all’Ascoli ed era il 1979, un parabola discendente forse inattesa, ma implacabile. Anastasi va a caccia del gol numero 100 in serie A e destino vuole lo voglia segnare propri alla squadra che lo fece grande, al vecchio Comunale, nel gelo. Passano solo 8 minuti e c’è un cross, che Pietruzzu corregge di testa battendo Zoff. Lui si guarda prima le scarpe, poi ammira il terreno, quasi da voler fare l’indifferente. Ma poi si scioglie perché quel pubblico che era stato suo, ritorna suo, come se fosse la Juventus ed un proprio giocatore ad aver segnato.”Come se non fossi mai andato via e fossi rimasto lì”, raccontò in una intervista al collega Nicola Calzaretta sul Guerino. E forse mai se ne era andato, visto che quell’applauso durò qualche minuto, eterno.

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