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Il calcio è poesia - L'eterno difensore Jihad Qassab

Il calcio è poesia - L´eterno difensore Jihad Qassab

La Spezia - Gli dissero di difendere, lo ha fatto fino alla morte. Morendo da difensore. Gli dissero di non piegarsi a chi attaccava, mai, ed un giorno in una gara dell’Al Karamah, salvò due volte la sua porta nella stessa azione, tuffandosi sulla linea di porta, di testa. Gli spiegarono cose voleva difendere, opporsi. Quel qualcosa che ottiene la consacrazione negli schemi strategici delle battaglie antique. E lui attaccava difendendo. Uno che metteva gamba e sacrificio e che per la difesa è morto, nella nota prigione governativa siriana di Saydnaya, in quel di Damasco. Jihad Qassab, l’uomo con il 5 sulla schiena, non sarà mai ricordato come Gentile o Kroll e Beckenbauer o Sergio Ramos, ma solo come difensore arcigno anche lui. Stopper per dirla alla vecchia maniera. Ex difensore della nazionale di calcio siriana, ed un ottimo elemento di livello, in un calcio lontano dai lustrini. La notizia della sua morte l’hanno riferita in questi giorni i media siriani vicini a dissidenti in esilio, che citano fonti della famiglia. Fonti credibili. Qassab, 41 anni e originario di Homs, era nato il 13 luglio 1975 ed era stato arrestato nel 2014. "Jihad è morto sotto tortura dopo due anni dal suo arresto", affermano in Siria. Una bella carriera da calciatore, le maglie nobili dell’Al Karamah, della Shabab e prima del Masfut. Un giocatore apprezzato che ha scelto al difesa per sempre. Ma non solo quella in campo. Ha giocato per due anni la sua vita in un’area di rigore, quella del carcere di Sednaya, una prigione politica, e questo, dicono in quel paese, è noto da ogni bambino in Siria. Bambini che hanno visto entrare i loro padri e mai uscire. Un calciatore non avrebbe mai entrare lì, non importa quello che ha fatto, è come mandare un difensore in un’area troppo affollata di attaccanti. La prigione di Sednaya fu costruita per i prigionieri politici, i più duri. Del verde di un campo da calcio non ha nulla. Era stato arrestato insieme al suo amico ingegnere, Abdulasalam Al-Soufi il 19 agosto 2014 e tenuto in regime di sicurezza a Homs, poi la fortezza della morte. Per dare la notizia, i suoi amici hanno usato la sua pagina facebook. Gli attaccanti in quell’area erano le forze di sicurezza brutali di Assad a Sydnaya. Troppe, per non subire gol. Da difensore era stato arrestato mentre difendeva, ed aveva continuato imperterrito a difendere: in carcere era intervenuto a difesa di un uomo anziano, che veniva umiliato sotto detenzione, ed era stato ancora isolato. Qassab era ancora sotto contratto con Al Karamah, al momento del suo arresto, ma per quella maglia non giocherà più.

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