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Il calcio è poesia - Il terzino che morì da marinaio

Il calcio è poesia - Il terzino che morì da marinaio

La Spezia - Si accasciò al suolo da solo, come se l’arbitro avesse fischiato la fine, guardando il mare. Che in ogni sua goccia vale più di ogni uomo, per quanto è grande. La notizia arrivò alla Spezia 4 giorni dopo, ed anche se era il 1969 e lui qui aveva giocato trenta anni prima, destò profonda commozione. Umberto Santillo, che era nato proprio alla Spezia, da qualche anno aveva scelto di navigare, per farsi una vita diversa da quella che lo aveva visto terzino, anche con la maglia dello Spezia. Ed in quel mare americano aveva trovato pace per sempre. Se è vero che il mare è grandezza e dispersione infinita, quel giorno del ’69 moriva con lui un pezzo di vera storia antica dello Spezia, di quella costruita con la fatica di chi, per allenarsi, si aggrappava a volte a due asini e provava a tirarli nel retro dello stadio. Eppure Umberto Santillo, per i tifosi aquilotti, era semplicemente Santillo secondo, all’ombra di quel molosso che era il fratello Gennaro. Dal 1942, Umberto, era però unico dei due, poichè Gennaro era rimasto vittima della guerra, di un mitragliamento aereo, dalle parti di Palermo. Era finito sul selciato di una chiesa, riservo nel sangue. Umberto ne aveva sofferto, e forse c’era anche quello nella scelta di navigare, di fare altro, di non spendere la vita per strada, ma sul mare, angoscia ed infinita speranza per ognuno. Dalla fine degli anni venti agli inizi dei quaranta Umberto era stato emblema di una squadra, giocando curiosamente con il fratello solo due stagioni. Aveva esordito in maglia bianca segnando e conquistando i tifoso, per quel modo un pò più elegante ma altrettanto ruvido che aveva di giocare, rispetto al fratello, più mastino e più pesante. Aveva deciso un derby al Picco contro il Pisa con un gran gol di testa e questo aveva contribuito non poco alla leggenda. Terminò la sua avventura riportando lo Spezia in B e chiudendo con 201 presenze, ma dimenticando presto tutto, rifugiato in una storia che si era persa, quella del pallone, ed in un modo che voleva suo, navigare. E che gli costerà la vita.

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