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Waterfront ed Arsenale, i candidati si scaldano | Foto

Melley e Forcieri si beccano su rapporti fra istituzioni ed interramento viale Italia, Lombardi pretende una base militare ripensata anche in nome dei quartieri, Peracchini punta sul nuovo bando per il frontemare e il prolungamento della Napoleonica.

Waterfront ed Arsenale, i candidati si scaldano <span class=´linkFotoA1´ style=´color: #000´> | <a href=´/fotogallery/design-il-segno-attraverso-il-tempo-il-2355_1.aspx´ class=´FotoVideoA1´ style=´Font-size: 33px´>Foto</a></span>

La Spezia - Di design e progettazione, di estetica e funzionalità quotidiana. Una mattinata di idee a confronto organizzata dal gruppo giovani imprenditori Confcommercio nella terrazza del Camec, che coinvolge fra gli altri Sergio Buttiglieri, Piero Lissoni, Davide Lopez e lo spezzino Andrea Carletti, culmina con una gustosa coda politico-elettorale. D'altro canto a tre settimane dal primo turno elettorale non può che essere così e il focus moderato da Filippo Lubrano sposta il mirino sul design della città, sul patrimonio esistente, sull'idea composita di una città, filologicamente parlando, ancora tutta da costruire.

Quattro i candidati presenti ai quali Lubrano rivolge essenzialmente due questioni: una di largo respiro, riguardante la cifra estetica che viene dal passato e che si proietta nelle scelte del futuro, l'altra più tecnica e centrata sui destini dell'Arsenale militare, sulle prospettive di mare e sul mare. Un dibattito che decolla piano piano e non si risparmia frecciate più o meno dirette da parte dei candidati. "Penso che dal mondo del design arrivano molte suggestioni, alimentano la sensibilità verso la creatività, penso che si debbano prendere delle decisioni, facendo delle scelte - inizia Lorenzo Forcieri. La verifica di tutto questo si ha con la fruizione: per avere un ritorno è necessario tenere sempre acceso il collegamento con la gente. Se penso a buone realizzazioni esistenti dico il ponte Revel e l'auditorium dell'Autorità portuale, se penso a cose brutte, penso a piazza Cavour, peraltro anche poco funzionale, alla cattedrale. Piazza Verdi? Ha alcuni buoni elementi". Massimo Lombardi punta dritto sulla capacità di progettare secondo le sfide odierne: "Creatività, originalità, idee. La politica non è un mondo grigio, l'innovazione una strada, l'elemento artistico colora le nostre vite. La maglia dello Spezia è un simbolo, la divisa pensata per i 110 anni e' una forma d'arte nel mondo che rappresenta. L'importante è non commettere gli errori fatti dall'amministrazione uscente: ci deve essere rispetto per la democrazia partecipata. Ascoltare la gente significa che chi ha le capacità di visione deve essere coinvolto. E che il nuovo abbia il giusto impatto con la storia partendo dalla ricostruzione di una progettualità collettiva". La "palla" passa velocemente a Guido Melley che promuove il palazzo del Camec e la nuova biblioteca "anche se al momento non funziona l'aria condizionata". Il candidato che unisce alcune delle anime a sinistra del Pd rilancia un suo cavallo di battaglia, rivendicando la necessità di essere più liberi nelle scelte e meno innamorati delle archistar: "Per me design non è solo prodotto, ma anche spazio urbano. L'interramento di Viale Italia è il ripensamento più forte, perché non tutto inizia e finisce con le crociere. Il sottopasso di Caricamento a Genova è un modello e se in questo caso non ci sono i finanziamenti delle Colombiadi, possiamo mirare ad altro. Meritandocelo". Il primo giro finisce con Pierluigi Peracchini, uomo-collante del centrodestra unito alle prossime comunali: "C'è stato un lungo periodo buio. Quello del cemento, di piazze bruttissime come Kennedy e la Cavour rifatta fra i '90 e i 2000. Io dico che bisogna partire dalla nostra storia, che è necessario un nuovo bando per il waterfront. Il bello deve essere vissuto, non deve essere solo puro piacere estetico".

Il giro ricomincia praticamente subito e l'arsenale, la base militare e le immense pertinenze della Difesa diventano protagoniste ma prima Forcieri replica a Melley sulla possibilità di creare un tunnel sotto Viale Italia: "Quell'opera ha fatto saltare il waterfront, perché perché o fai dei grattacieli vista mare o non c'è, semplicemente, il ritorno economico. Cosa fai metti un ticket per passare? E allora dico che è nella zona di ponente che ci si deve muovere. Tutto quello che sta davanti a viale Amendola va aperto alla città. La Marina ne ha bisogno e noi dobbiamo ridefinire un nuovo patto con loro. Non tutti i muri sono storici e pregiati, insomma". Lombardi chiede interventi in un senso di prospettiva: "Mettiamo mano all'arsenale pensando a dove è collocata. Contestualizziamo nell'odierno, l'apporto dell'arsenale, con i quartieri che la lambiscono. E poi facciamo formazione, nel rispetto della storia di quel luogo". Melley guarda a Marola: "Il piano Brin prevede lo spostamento delle officine, luoghi di produzione che sfatano il mito dell'arsenalotto scansafatica. Fino a quando quel cambiamento non si concretizza non si muove niente. L'importante è non dover pianificare in perpetua contrapposizione". Infine Peracchini: "Non è una città nuova, ha vincoli fortissimi anche dal punto di vista delle servitù militari. Se noi abbiamo una visione produttiva dobbiamo pensare al prolungamento di Viale Italia, verso la Napoleonica e dalla parte destra aprire sempre più al privato. Il progetto dell'ampliamento del museo, il sottomarino, la nave in disuso visitabile, sono idee fattibili, coi soldi messi a disposizione dalla Regione".

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