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Ultimo aggiornamento: Sabato 18 Agosto - ore 20.50

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Uno dei due Bellegoni ribatte a Saccone e la promuove assessore

Querelle e sviste. Il segretario ligure del Pci: "Niente di cui stupirsi, questa è la giunta di centrodestra".

Uno dei due Bellegoni ribatte a Saccone e la promuove assessore

La Spezia - Il segretario ligure del Partito comunista italiano, Matteo Bellegoni, con una nota risponde al consigliere comunale spezzino di maggioranza Patrizia Saccone. L'esponente di Forza Italia giorni fa lo ha attaccato su Facebook per la condivisione di un post solidale nei confronti della prof Lavinia Flavia Cassaro, resasi protagonista di una arcinota sequela di insulti alle forze di polizia nel corso di una manifestazione antifascista torinese. Va detto che la Saccone ha attaccato Matteo Bellegoni del Pci scambiandolo per Matteo Bellegoni ex sindacalista Cgil (ne abbiamo parlato QUI).

E una svista se la concede anche il segretario comunista, visto che, nella ribattuta alla Saccone, esordisce così: "Premesso che mi sarei aspettato da un assessore del Comune della Spezia la conoscenza, nonostante l’omonimia, dell’identità corretta dell’ex segretario provinciale della Cgile e del segretario regionale del Partito Comunista Italiano ma non mi sorprendo più di tanto; dalla giunta di centro destra spezzina ormai non c’è più niente di cui stupirsi; vorrei chiarire alcuni aspetti riguardo il post di qualche giorno su Facebook per cui sono stato tirato in ballo dall’assessore Saccone ed in cui comunque già i primi commenti credo spiegavano la mia posizione". Insomma, per Bellegoni (Pci) Saccone è ancora assessore, come ai tempi dell'amministrazione di centrosinistra guidata da Massimo Federici, in cui l'attuale consigliere di maggioranza era assessore con delega allo Sport.

"Chi mi conosce ed ha partecipato con me ad una miriade di manifestazioni - continua Bellegoni - sa che non condivido certi atteggiamenti, sa quanto creda in un antifascismo militante ma mai violento e non c’è dubbio che Lavinia sia stata molto ingenua nel lasciarsi andare a certe offese che di fatto nessuno degli altri manifestanti ha seguito e che io stesso non condivido e non mi permetterei mai di fare; men che meno alle forze dell’ordine come potrebbe far pensare il titolo della testata online che ha ripreso il post. Conosco molti appartenenti alle forze dell’ordine che svolgono il proprio lavoro con serietà ed abnegazione e, a parte le situazioni (ancora troppe) in cui prevale l’abuso di potere che sfocia in vera e propria violenza, a loro va il massimo rispetto. Da qui a prendere questa insegnante come capro espiatorio per un’offesa verbale, ben diversa da quella fisica, per attaccare tutto il movimento antifascista e chi se ne fa portatore, anche nella scuola, ce ne passa. Mentre l’assessore Saccone e l’Italia intera sono indignati e spaventati dalle urla, seppur inopportune, di una maestra durante una manifestazione antifascista, non hanno destato la stessa preoccupazione le coltellate dei militanti di Casapound ai Compagni a Genova, le promozioni dei poliziotti coinvolti e condannati nella “macelleria messicana” al G8 di Genova, gli interventi di forza di movimenti di estrema destra in consigli comunali e in iniziative sparse nel Paese, il marchiare a Pavia le case degli antifascisti, il (se parliamo di scuola) professore Manfredo Bianchi, insegnante in un istituto tecnico e fascista dichiarato che mesi fa sventolava la bandiera della RSI sulle montagne apuane. Contro di loro non si è messo nessun benpensante o perbenista della domenica, ne è partito il linciaggio mediatico con conseguente licenziamento per qualcuno. Forse perché non era ancora campagna elettorale o perché c’è sempre più la tendenza ad usare due pesi e due misure. La stampa e certi politici italiani hanno visto bene di trovare il nemico comune contro cui scagliarsi, tutti per uno e uno per tutti. Il mostro da combattere, il male dell’Italia claudicante in mezzo ai tumulti è una maestra precaria di Torino. A questo gioco io non mi presto, in questo senso nasceva la condivisione del post, in questo senso nasce il mio stare con Lavinia, non per quello che ha detto o fatto durante la manifestazione ma per il lavoro perso e per tutta la strumentalizzazione, la cattiveria e l’odio fuori misura che ha subito e che sta subendo".

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