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Ultimo aggiornamento: Sabato 23 Settembre - ore 14.55

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Un tagadà senza freni chiamato Pd

Orlandiani e sinistra dem si spaccano ancora sull'elezione del segretario comunale. "Bruciato" Andreotti i seguaci del ministro ritornano a pensare a Barli, e i benifeiani insistono su Mastrosimone. I paitiani, interessati, si godono lo "spettacolo".

Un tagadà senza freni chiamato Pd

La Spezia - Una settimana di telefonate, incontri "carbonari" e trattative, quella che si prospetta per il Pd spezzino in vista del 10 ottobre, quando il congresso dell'Unione comunale voterà per l'elezione del nuovo segretario. Ancora una volta l'unanimità, la convergenza su una figura unitaria sembra una chimera. Un costume ormai consolidato tra i piddini, ma questa volta la spaccatura è tutta interna al fronte anti paitiano. Gli iscritti dell'ala vicina alla Lella sono infatti rassegnati a stare alla finestra, non avendo a livello cittadino i numeri sufficienti per esprimere il successore di Luca Erba. La palla è nelle mani degli orlandiani e della sinistra dem, che però negli ultimi giorni si sono spaccati sulla figura di Fabrizio Andreotti, proposto dagli orlandiani e inviso alla corrente che oggi fa capo a Brando Benifei. La battaglia è proseguita a stretto giro di posta, con la contromossa della candidatura di Luca Mastrosimone, giovane segretario del circolo di Pegazzano.
E dire che fu proprio Erba, benifeiano di ferro, a proporre Andreotti come traghettatore e destinatario del suo testimone, nel corso dell'assemblea comunale in cui rimetteva il mandato a causa dell'elezione a capogruppo in consiglio. Ma quello era un altro Pd: sembrano passati secoli da quella sera di marzo.
Il giorno seguente il sindaco paitiano Massimo Federici, preso atto del "tradimento" dell'assessore Andrea Stretti (leader della mini-corrente di cui Andreotti è espressione), ne ritirò le deleghe, dando il 'la' al terremoto che avrebbe cambiato i connotati al quadro politico e amministrativo cittadino con la crisi e il rimpasto di giunta e gli avvicendamenti in consiglio comunale.

Le elezioni comunali sono sempre più vicine, e con esse la formazione della lista, uno dei momenti nei quali l'Unione comunale incide maggiormente. Ecco il motivo di tanta tensione all'interno di quella che sembrava la coalizione della sinistra del Pd, che ha però dimostrato a più riprese in questi mesi di essere tenuta insieme più dal collante del contrasto ai paitiani che dalle visioni comuni. E' accaduto nel momento del rientro in giunta di Luca Basile e della nomina ad assessore di Erba (ancora lui: tre incarichi diversi, successivi e crescenti nel giro di pochi mesi) e nel frangente dell'elezione a capogruppo di Luca Liguori (mortificando le aspirazioni di Iacopo Montefiori). E si ripete oggi, con l'aggravante delle visioni differenti sulla necessità di fare o meno le primarie per individuare il candidato sindaco e le posizioni spesso in contrasto riguardo al referendum costituzionale.

Quando gli attori in scena sono tre, d'altronde è scontato che, in assenza di una convivenza pacifica - e non è questo il caso -, ci siano accordi o ammiccamenti tra due parti, lasciando la terza scontenta. E con gli equilibri in forte mutamento i rapporti fanno presto a sciogliersi e ricomporsi. E' così che, mentre negli orlandiani si fa strada l'idea di proporre Federico Barli per la leadership dell'Unione comunale, tra i benifeiani serpeggia il timore di un accordo che sorvoli le teste chine a ragionare nei dintorni di Piazza Mentana: una pax armata tra il ministro Andrea Orlando e la consigliera regionale Raffaella Paita, per il voto comune sul candidato orlandiano per l'Unione comunale in cambio di un'intesa in vista delle prossime elezioni comunali o addirittura delle Politiche del 2018. Della ripresa dei rapporti e degli incontri tra i due, d'altronde, si fa un gran parlare, spesso senza conoscere il contenuto delle conversazioni.
Se l'intesa tra i due principali capi corrente della politica spezzina è invece solo una voce, la mossa che porta a Barli sarebbe quella di riproporre quello che pochi mesi fa è stato il candidato alla segreteria provinciale, sostenuto tanto dagli orlandiani quanto dai benifeiani. Un passato recente del quale gli iscritti hanno certamente memoria, ma che sembra difficilmente sufficiente per superare la somma dei benifeiani e dei paitiani, che non fanno mistero di preferire senza dubbio convergere su Mastrosimone. Un'intesa, quella sul giovane di Pegazzano, che se si realizzasse potrebbe avere risvolti interessa(n)ti in ottica di celebrazione delle primarie.

Senza dimenticare che su tutto questo, dall'Unione comunale alle amministrative, aleggiano le ombre di due appuntamenti in grado di sconvolgere il quadro politico interno al Pd spezzino: la sentenza di primo grado del processo che vede imputata Paita per la mancata allerta dell'alluvione di Genova del 2014 e il referendum costituzionale del 4 dicembre.

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