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Ultimo aggiornamento: Venerdì 22 Febbraio - ore 22.33

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Un disguido burocratico "vena" il Giorno del ricordo in Sala Dante

L'assenza dello scrittore Stefano Zecchi ha spinto il presidente dell'associazione Venezia Giulia e Dalmazia a esprimere il suo dissenso.

l'intervento
Un disguido burocratico "vena" il Giorno del ricordo in Sala Dante

La Spezia - "Desidero esternare la mia delusione e il mio rammarico alla presidenza del consiglio comunale per non essere riusciti tutti assieme a sbloccare quei cavilli burocratici che non hanno permesso all'illustre ospite che avevamo invitato, il professor Stefano Zecchi docente universitario e stimato scrittore di essere qui con noi". Parole dirette alla presidenza del consiglio comunale che hanno sorpreso, più che agitato, i presenti al Giorno del ricordo in Sala Dante alla Spezia nel corso del consiglio consiglio comunale straordinario. A pronunciarle è stato Andrea Manco presidente provinciale presidente della sezione spezzina dell'associazione Venezia Giulia e Dalmazia. Questa volta non si è trattato di un vero e proprio fuoriprogramma ma in uno spazio che si è venuto a creare durante le premiazioni dove su tutto, ha brillato Marta Gmbarotta la liceale che ha svettato nel concorso regionale che la porterà a conoscere, assieme ad altri compagni, i luoghi della tragedia legati alle foibe e all'esodo giuliano dalmata. Nel corso della sua relazione il professor Manco ha proseguito: "Il Giorno del ricordo viene celebrato con un consiglio comunale straordinario che proprio per la sua straordinarietà dovrebbe favorire una certa elasticità burocratica, affinché giornate come questa siano vissute al pieno della loro capacità divulgativa. Confermando la sincerà disponibilità dimostrata da questa presidenza verso mondo degli esuli e le loro associazioni, fin dall'anno scorso, auspico per il prossimo anno che questa importante sinergia consolidata possa contribuire in modo più efficace a superare quegli ostacoli che quest'anno non ci hanno permesso di avere il nostro ospite d'onore[...]".
La questione, a differenza del caso Castellani delle scorse settimane, non ha avuto eco social e i lavori sono proseguiti senza intoppi rispettando il programma lasciando lo spazio che si meritavano per il loro grande lavoro i ragazzi del Costa e del Cardarelli per ricordare un tema taciuto e ignorato per anni: l'esodo, la persecuzione degli esuli giuliano - dalmata.
C'è tanta storia nel lavoro che hanno presentato le scuole. "Il genocidio giuliano-dalmata - ha detto il sindaco nel suo discorso - è una tragedia che per troppo tempo l’Italia ha considerato una nota a piè pagina della storia del Novecento. Nel 2004 il Parlamento italiano, concludendo un travagliato iter parlamentare, ha istituito che il 10 febbraio fosse dedicato, nel calendario civile nazionale, a diffondere la conoscenza di quei tragici eventi presso i nostri giovani, affinché si rinnovi la memoria di quelle sofferenze. Gli italiani nella provincia di Trieste, in Istria, a Fiume e nelle coste dalmate non possono essere abbandonati o peggio rimossi dalla memoria collettiva nazionale, ma anzi la ricerca della verità storica, l’ascolto delle testimonianze e il contributo prezioso delle associazioni degli esuli e delle comunità giuliano-dalmate e istriane sono attività fondamentali per restituire dignità a quegli italiani inermi, vittime della violenza del comunismo titino per tempo troppo taciuta. Le foibe sono voragini rocciose, a forma di imbuto rovesciato, create dall’erosione di corsi d’acqua che possono raggiungere i 200 metri di profondità. Soltanto in Istria, sono state registrate 1700 foibe. Migliaia di italiani furono così uccisi. La violenza non si è incarnata soltanto, però, nelle foibe. Anche l’esodo cui furono costretti è una ferita mai sanata: mentre tutto il resto d’Italia festeggiava il 25 aprile, quegli italiani furono costretti ad abbandonare la loro terra, sradicati totalmente dal tessuto sociale collettivo che fino ad allora conoscevano. Prendo in prestito le parole del Presidente emerito Giorgio Napolitano che ebbe il merito, nel 2007, di svelare una verità per troppo tempo taciuta: “La tragedia di migliaia di italiani imprigionati, uccisi gettati nelle foibe assunse i sinistri contorni di una pulizia etnica” che aveva come scopo “lo sradicamento della presenza italiana da quella che era, e cessò di essere, la Venezia Giulia”. Questa tragedia storica, allora, non può ridursi a una questione privata, ma deve entrare a pieno titolo in una delle pagine più cupi della storia italiana”.

Il presidente del consiglio comunale Giulio Guerri ha ribadito l'importanta di aver levato quel velo di omertà che celava quanto avvenuto settant'anni fa. "Solo in tempi recenti - ha detto a margine della seduta il presidente Guerri - si è potuto parlare con chiarezza di queste vicende che hanno riguardato queste migliaia di italiani che hanno dovuto abbandonare le loro terre. Oggi a distanza di settant'anni ci soffermiano su questi momenti sconvolgenti e disastrosi. Fanno parte delle lezioni che dobbiamo ricevere dalla storia. Questa pagina è stata sottaciuta per anni oggi questa omertà è stata rotta e noi siamo più consapevoli".
Per il presidente del consiglio comunale Giulio Guerri, la vicenda delle foibe: “Si inserisce fra le pagine più dolorose e tremende della storia. una storia il cui procedere troppo spesso ha schiacciato vite umane, dilaniato interi popoli, prodotto sofferenze e ingiustizie a danno di quantita' indistinte di vittime innocenti.
“Le ingiustizie patite dalle vittime - ha detto nel suo discorso - si sono sviluppate nella forma di una triplice persecuzione: la barbarie dei massacri, il dolore di un esodo forzato e la vergogna del silenzio. quel silenzio che ha inghiottito una seconda volta i morti degli eccidi e risucchiato con loro gli stessi sopravvissuti, ritrovatisi protagonisti di una tragedia per troppo tempo non riconosciuta”.
“[...] Migliaia di nostri connazionali furono così rapiti, seviziati e barbaramente uccisi - ha proseguito il presidente del consiglio comunale. In molti casi fu fatto scempio anche delle loro spoglie mortali. In svariate circostanze i corpi delle vittime vennero gettati nelle foibe, le caratteristiche gole carsiche di quelle zone. da qui l'immagine dei martiri delle foibe assurta a simbolo dell'ancor più ampio sacrificio di civili italiani eliminati, sia in tempo di guerra sia in tempo di pace, dai comunisti jugoslavi”.
“[...]Quell'infame silenzio - ha aggiunto - e' stato rotto e sopraffatto dall'assunzione di una comune e civile consapevolezza, che ha reso giustizia alla memoria dei loro caduti e all'esemplare sacrificio delle loro vite spezzate, quale e' ogni vita strappata a quanto di piu' le sia caro[...]”.
Tra gli elaborati anche quelli vincitori, in assoluto, del concorso regionale sono stati seguiti nella preparazione durante l'anno scolastico dal professor Galantini: "I ragazzi - ha spiegato - si sono sentiti particolarmente stimolati e anche noi docenti. Sulla manualistica si parla poco di questo terribile capitolo della nostra storia. E' necessario approfondire e specializzarsi. I ragazzi se motivati danno grandi risultati che li porterà a fare un viaggio premio da Trieste fino all'Istria visitando i luoghi di questa immane tragedia. Prenderanno anche contatto con la comunità italiana residente. Potranno toccare con mano la storia".
Marta Gambarotta, della classe 5 c del Liceo Costa, parteciperà a questo viaggio grazie all'elaborato primo classificato a livello regionale per il concorso dedicato alla ricordo dell'esodo giuliano-dalmata: "Sono molto felice è stata una vittoria inaspettata e il nostro lavoro ha permesso che scoprissimo cose nuove e a raggiungere l'obiettivo di mantenere vivo questo ricordo. E' stato un grande onore".

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