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Toti e il commento sulle "bestie straniere", Dalhoumi scrive al presidente della Regione

Toti e il commento sulle `bestie straniere`, Dalhoumi scrive al presidente della Regione

La Spezia - In merito alla vicenda che ha visto il presidente della Regione Giovanni Toti rispondere ad un commento razzista su Facebook, interviene Dalhoumi Houssem, giovane esponente del Partito democratico di seconda generazione con una lettera aperta al Presidente Toti.

Con preghiera di pubblicare quanto segue:

"Caro Presidente della Regione Liguria Giovanni Toti,

ieri mattina su Facebook ho letto lo scambio di “idee” sui migranti tra di lei e un altro nostro concittadino ligure. Sulla sua pagina personale ed ufficiale di Facebook il cittadino le chiede attraverso un commento: «Ma quando li rimpatriamo quelle bestie straniere!?!>> e lei risponde: «Appena andiamo al governo. Purtroppo la regione non può far nulla in questo campo. Dipende tutto dal ministero degli interni a Roma».
Inizialmente non volevo credere a quel che ho letto, perché è per me inconcepibile che il presidente della mia regione, una persona che dovrebbe essere il presidente di tutti, con un ruolo istituzionale ben preciso potesse rispondere a quel commento così razzista e intollerante, pieno di odio e di violenza che ci riporta alle idee dei totalitarismi del 900. E rispondere in quel modo, poi, senza sdegno, senza nemmeno la più piccola puntualizzazione, banale, dovuta, rispettosa dei lettori della sua pagina e di quel minimo di garbo istituzionale che si pretende da chi riveste ruoli di tale importanza.
Una risposta anzi assecondante, di accettazione e rimando a futuri tempi migliori, quando "finalmente" anche il governo centrale sarà vostro.
Caro Presidente, io non entro nei meriti di ciò che lei pubblica sulla sua pagina Facebook, ma vorrei riportarla con i piedi per terra, quella terra che ha davvero tanto da raccontare. La terra dei liguri che lei governa è fatta di integrazione, accoglienza, tolleranza e aiuto al prossimo. Questo non solo per i rifugiati ( o "presunti tali" come vi piace chiamarli ), ma anche di migliaia di ebrei scampati ai campi di concentramento della II guerra mondiale e salpati dalle nostre coste per raggiungere la terra promessa, gli esuli della Dalmazia e dell'Istria che vennero accolti in Liguria, i disperati di Chernobyl che trovarono una regione accogliente dopo il disastro della centrale nucleare e potrei continuare a citare tante persone che hanno trovato in questa terra ospitalità e amore.
Ma non voglio metterla ulteriormente in imbarazzo.
Io come i 136 mila liguri di origine straniera ci sentiamo offesi dalla sua risposta perché lei nel rispondere al quel commento ha evidenzia di essere un Presidente che asseconda i razzisti, accetta di interloquire con chi pone domande correlate di insulti gravissimi, che seminano odio e intolleranza. Lei nel pieno del suo ruolo avrebbe dovuto difendere i liguri, tutti, anche quelli immigrati tanti anni fa o oggi, anche i richiedenti asilo, anche le seconde generazioni.
Io, che sono uno studente universitario e sono cresciuto nello alla Spezia in una realtà multiculturale e variegata, mi sento spezzino e ligure, e quelle sue parole mi fanno male, mi incutono terrore e rabbia.
Dietro a quella sua risposta si celano motivazioni culturali, politiche e psicologiche che portano le persone a seguire una sub-ideologia che autorizza l'odio e il disprezzo, l'accanimento e la xenofobia per il diverso. Sono mortificato per lei: perché ovunque lei possa andare, nelle scuole, nei quartieri, nelle spiagge, nelle biblioteche, nelle fabbriche, nelle università, negli asili e nelle strade lei troverà un contesto variegato e multiculturale, dove tante persone di diversa provenienza si sentono parte della nostra società. Le sue vedute e le sue esperienze si dimostrano piccole.
Sarei curioso di sapere quante volte, in questi due anni di mandato, lei è andato nei quartieri genovesi multiculturali, nei cantieri navali del levante, nelle scuole ed università; quanto si è documentato sui temi dell'immigrazione o sulla geopolitica internazionale.
O forse si ispira con costanza dal bignami d'odio enucleato dal suo alleato Salvini, che ieri a Spezia prometteva, sostenendo il vostro candidato Peracchini, che in caso di vincita nello spezzino non sarebbe più arrivano nessun profugo.
Vorrei citare don Milani che diceva : “Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora io reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri.”
Mi dispiace per lei se partendo dagli studi di Mediaset, passando per Arcore e arrivando in piazza De Ferrari non ha avuto il tempo di guardare la realtà: il popolo ligure è accogliente e forte.
Io, caro mio Presidente sono ligure, non mi sento una bestia e non mi fermerò davanti a nulla pur di costruire una società più aperta e accogliente dove gli individui rappresentano una ricchezza e non un fardello come lo descrivete voi.
In queste circostanze si nota un problema psicologico, che molti alimentano tutti i giorni, ed è ben conosciuto; trovare capri espiatori, e pensare che esistono persone inferiori e con meno diritti, questo nasconde nella realtà una paura del diverso e un complesso di inferiorità, che misti alla demagogia e al populismo rappresentano la piaga della nostra età contemporanea.
Caro Toti chieda scusa a tutti i liguri, prenda le distanze da posizioni del genere e sia il presidente di tutti perché il suo ruolo glielo impone !

Cordiali Saluti Dalhoumi Houssem, studente universitario e Ligure di adozione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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