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Ultimo aggiornamento: Sabato 19 Agosto - ore 13.42

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Toti: "Siamo sfidanti di un'amministrazione che si è auto logorata"

Intervista al leader del centrodestra ligure, che spara a zero sul Pd: "E' giunto alla fine del suo ciclo, non si è rinnovato nelle persone e nelle idee, credendo che andassero bene la gestione ordinaria e la chiusura al mondo esterno".

Toti: `Siamo sfidanti di un´amministrazione che si è auto logorata`

La Spezia - Domenica sera si avvicina e con la conta dei voti dei ballottaggi alla Spezia e Genova, il presidente della Regione, Giovanni Toti, saprà se le urne gli hanno dato nuovamente ragione. Dopo aver conquistato un po' a sorpresa la Regione nel 2015 e aver confermato il trend con la bandierina del primo cittadino anche a Savona un anno fa, in questa tornata elettorale l'arancione del centrodestra ligure punta a quell'en plein che darebbe nuovo slancio alle velleità di Toti in ambito nazionale. Ma è presto per fare calcoli e assaporare nuovi orizzonti: il voto degli spezzini può ancora riservare sorprese.
Alcuni giorni fa abbiamo chiesto un commento della situazione al Guardasigilli, Andrea Orlando (qui), oggi è il turno dello stesso Toti, che ha risposto così alle domande di CittadellaSpezia.

Domenica si torna al voto per il ballottaggio con il centrodestra in vantaggio. Obiettivamente si aspettava quel risultato e questo divario?
"I presupposti affinché Peracchini facesse bene c’erano tutti, è uomo noto in città, che conosce i problemi del territorio, con una lunga esperienza di attività nel campo sociale ed economico. Certo, non mi aspettavo un risultato di queste proporzioni ma certamente contavo su un buon risultato. E’ la prova che alla Spezia la voglia di cambiare è forte, come nel resto della Liguria. Ritengo che la giunta regionale abbia lavorato bene e che la maggioranza che la sostiene abbia dato prova di moderazione e concretezza e questo ci ha premiato. I consensi raccolti in occasione della precedente tornata amministrativa, in primis quelli ottenuti a Savona, hanno dimostrato che c’era la possibilità di allargare ulteriormente la base del sostegno. Per contro, la delusione nei confronti del Pd e dell’ultimo decennio di amministrazione era ed è palpabile".
 
Da una parte c'è il centrodestra coeso della formula Toti, che converge su pochi e chiari temi basilari, che già avevano messo in discussione l'amministrazione precedente. Dall'altra il concetto della discontinuità nella... continuità di governo. Sembra proprio che la vostra posizione sia più semplice, anche in considerazione del trend mondiale di sostituzione di chi ha governato negli ultimi anni...
"Il centrodestra in questa regione corre unito ovunque superando i legittimi interessi dei singoli partiti per trovare, nell'interesse dei cittadini, una coalizione unica che, come a Genova, si è allargata a tutti i pezzi civici e di altri schieramenti. Vuol dire che in tanti credono nel nostro progetto che, oltre ad essere vincente, è convincente. Alla Spezia noi non abbiamo mai amministrato. Partiamo da sfidanti di una amministrazione che si è auto logorata. Con un porto che fa ottimi numeri, mancano comunque lo sviluppo, la coesione e l'entusiasmo. In una provincia che ha risorse paesaggistiche e culturali importanti, il turismo è stato lasciato a sé stesso: oggi occorre metterlo a sistema. Il centrosinistra ha fallito in tutto, nelle liti tra Comune e Autorità portuale e nella mancanza di un indirizzo complessivo sul turismo. L'arredo e il decoro urbano sono stati abbandonati, non sono state realizzate opere utili in questo senso. E ci sono municipalizzate che richiedono una revisione profonda. Il Partito democratico è giunto alla fine del suo ciclo, non si è rinnovato nelle persone e nelle idee, credendo che andassero bene la gestione ordinaria e la chiusura al mondo esterno. Ma i liguri hanno dato un segnale opposto e ci auguriamo che gli spezzini facciano altrettanto. Siamo un centrodestra capace di una buona azione di governo, che con i sindaci civici ha fatto bene".

L'astensionismo sembra avere colpito prevalentemente Manfredini, mentre Peracchini ha recuperato una parte dei punti percentuali di quelli che nel 2012 non erano stati convinti dalla scelta del candidato. Cosa si aspetta per il secondo turno da questo punto di vista?
"Penso che ci siano ancora ampi margini di crescita per Peracchini. Tutti coloro che non hanno votato a favore del candidato Pd e dei suoi alleati, evidentemente hanno preferito un’opportunità di cambiamento alla conservazione di uno status quo ritenuto da tutti il peggiore dei risultati possibili. Quindi, anche chi al primo turno ha dato fiducia ad altre liste, oggi, chiamato a scegliere tra l’idea che prosegua un governo a trazione Pd e la prospettiva di un cambiamento, penso sia portato a optare per la seconda soluzione".

Anche la sconfitta del Movimento cinque stelle in questa tornata amministrativa non ha regalato voti al centrosinistra, come qualcuno si sarebbe aspettato. Crede che siamo già alla fine di un ciclo oppure alle politiche sarà un'altra storia?
"Quando metà degli elettori non vanno a votare è evidente che ci sia delusione, come è evidente anche che il Movimento cinque stelle alla prova di governo in città importanti come Roma, Torino e Livorno non abbia dato quella spinta di novità a cui molti elettori avevano dato fiducia nelle urne in senso di anti-sistema. E’ anche vero che le forze tradizionali o “rinnovate”, come il centrodestra ligure, hanno saputo concretizzare il rinnovamento. Se c’è un vento nuovo in questa regione sicuramente è quello che parte dal centrodestra e non dal Movimento cinque stelle che qua è nato, e così lo hanno interpretato gli elettori a Genova e Spezia. A livello nazionale la sconfitta dei grillini è la dimostrazione che il centrodestra non può più essere spettatore del derby tra il Movimento cinque stelle e il centrosinistra. Se vinciamo a Genova, certamente avremo una spinta in più per sederci tutti intorno ad un tavolo".

La partita degli apparentamenti doveva in qualche modo segnare il recupero di Manfredini e del centrosinistra, così non è stato. Anzi, con le liste di Guerri e Cucciniello, chi si presenterà con più simboli sarà proprio Peracchini. C'è un teorico guadagno in termini di voti, ma perderete qualche seggio in consiglio comunale. Che valutazioni sono state fatte?
"I seggi non sono importanti rispetto all'opportunità di far contribuire al nostro progetto chi da anni seriamente fa opposizione nella città di Spezia. Riteniamo le nostre alleanze coerenti con quel disegno di grande cambiamento che Peracchini vuole portare in Comune e proprio per questo non abbiamo mai ragionato in termine di poltrone".

Dai valori cattolici alle uscite taglienti della Lega, cosa tiene unita la coalizione a marchio Toti sul tema dell'immigrazione?
"L’immigrazione così come è gestita, con la logica dell’accoglienza incontrollata, fa male a tutti, soprattutto agli extracomunitari. Immigrazione deve voler dire integrazione, non può essere indiscriminata e per tutti, va coordinata e deve seguire percorsi definiti, in base alle esigenze di chi ospita".

Dal 2013 a oggi la parola più utilizzata nel dibattito politico spezzino e non solo è “partecipazione”. Con l'avvento dei social network e la possibilità di dire sempre la propria opinione, oggi c'è una volontà di contare sempre più spiccata. E questo è uno dei cardini per ottenere il consenso. Ma alla fine a decidere è sempre e comunque un'oligarchia. O no?
"Oligarchia è quella che ha governato Spezia negli ultimi anni, il nostro invece è proprio un disegno di partecipazione che vuole coinvolgere via social e di persona le migliaia di contatti e scambi di idee che circondano la nostra esperienza, che vuole sconfiggere quelle porte chiuse, quelle scelte tanto autoreferenziali quanto mediocri che hanno trasformato Spezia in una città con poco futuro e poche opportunità per tutti".

Tutti i candidati hanno detto di avere un loro progetto di città, cosa che traspare solo a tratti nelle dichiarazioni e con la lettura dei programmi. Si leggono buone intenzioni e tante promesse di saper fare meglio dei predecessori in tutti i settori. Ma non ci sono molte idee in giro...
"C’è una grande voglia di cambiamento e credo che sia un cambiamento che gli spezzini aspettano da tempo. C’è voglia di costruire qualcosa di diverso rispetto alla palude in cui questa città di Spezia ha vissuto negli ultimi anni. Hanno chiuso la città in una nebbia asfittica di nepotismo, di privilegio, di familismo, tutto per proteggere la mediocrità di una classe dirigente che doveva continuare a governare. Dalla Regione li abbiamo mandati a casa, da altre città anche, ora anche qui credo che debbano prepararsi alla legittima pensione, al meritato riposo, qualcuno magari a trovarsi quel lavoro che tanti spezzini non hanno avuto grazie alla loro pessima amministrazione. Noi vogliamo un Rinascimento per questa città. Domenica si sceglie se dire addio alla palude dei privilegi, del malgoverno, delle occasioni perdute, del piano urbanistico che non sono riusciti a costruire, dei negozi del centro storico che soffocano, al merito fatto dalla tessera che si porta in tasca e non dall'impegno che ci si mette. Se questo mondo finisce, lo mettiamo finalmente da una parte, apriamo le porte ad un vento nuovo".

Destra, sinistra, progressismo, conservatorismo, parole di derivazione otto-novecentesca che oggi si mescolano spesso confusamente nelle pieghe di una politica che è molto più complessa di un tempo. Come orientarsi per parlare alla gente in modo credibile e senza slogan?
"È molto semplice: con una classe dirigente nuova, con proposte chiare, con un modello di sviluppo per la nostra regione e per la città di Spezia abbiamo costruito un progetto di cambiamento e di apertura al nuovo.
In ultima analisi quindi la scelta di domenica è molto semplice: chi ritiene che l'amministrazione e la politica che ha governato due lustri la sua città abbia fatto un buon lavoro allora voti serenamente per loro.
Per coloro che invece ritengono che si possa fare di più e meglio e che troppi, per il solo fatto di avere una tessera in tasca, abbiano occupato posizioni che non meritavano, la scelta possibile è solo una: votare per chi il cambiamento lo rappresenta davvero. Per noi è senza dubbio il sindaco Peracchini".

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