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Ultimo aggiornamento: Martedì 12 Dicembre - ore 22.18

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Spendiamo un milione di euro al giorno in giochi d'azzardo

I dati dei Monopoli fanno impressione: una famiglia spezzina "investe" mediamente 3.513 euro all'anno. M5S: "Così il gioco patologico distrugge l'economia e la sanità ligure. E Toti che fa?"

Spendiamo un milione di euro al giorno in giochi d´azzardo

La Spezia - Due miliardi e 485 milioni di euro bruciati in un solo anno in Liguria nel gioco d’azzardo. È il dato, drammatico, che emerge dai dati dei Monopoli 2016. Risorse che pompano un settore dannoso, poco produttivo, ed escono dall’economia reale, danneggiando il commercio e l’indotto di piccole imprese virtuose. Solo nella nostra regione, in pratica, si registra una spesa pro capite per famiglia pari a 3.214 euro a famiglia l’anno: 269 euro mensili. Nello stesso periodo, secondo l’Istat, la spesa mensile pro capite delle famiglie liguri era pari a 2.289 euro mensili. Ciò significa che quasi il 12% viene bruciato nel “tentar la sorte”. Ogni mese le famiglie liguri spendono in alimentari (incluse bevande alcoliche) 421 euro, e 269 euro in azzardo. Cifre da allarme rosso, specie in una terra che ha nel risparmio e nella parsimonia i tratti tipici del proprio dna.

Dati spaventosi: ogni spezzino butta 1651 euro all'anno. Nella sola provincia della Spezia, nel 2016 (dati Monopoli), l’azzardo complessivo ha toccato quota 364,5 milioni di euro, per una spesa calcolata a famiglia di 3.513 euro (pari a 292 euro mensili) e di 1651 euro pro capite. In particolare, sono stati azzardati 117 milioni di euro in Slot, 91 milioni in VLT, 59 milioni nei giochi online. Pressoché scomparso il Tototalcio, fermo a 95mila euro. “L’azzardo è un problema di tutti, non solo di chi gioca – spiegano il parlamentare ligure Matteo Mantero e il consigliere regionale Andrea Melis (MoVimento 5 Stelle) – Pensate solo cosa sarebbe potuta essere la Liguria se anche solo una parte di quei 2,5 miliardi di euro fosse utilizzato per rilanciare l’economia reale, invece di finire in slot, vlt e online, disperdendosi in un circolo vizioso da cui quelle risorse non tornano più indietro.”

Soluzioni possibili. “Gli esempi virtuosi, tuttavia, non mancano – sottolineano Mantero e Melis - Grazie ai consiglieri del M5S, Savona e Albenga sono stati i primi comuni liguri ad aver approvato le delibere per la riduzione dell’orario di funzionamento delle slot nel territorio comunale. Risultato? In un solo anno Savona ha ridotto il gioco del 27 percento, risparmiando 17 milioni di euro, mentre ad Albenga sono stati 4 i milioni di euro risparmiati (ma in solo metà anno), pari a una riduzione dell’11 percento delle giocate, per un totale di 21 milioni di euro letteralmente salvati e mantenuti nell’economia reale. È la dimostrazione del fatto che, se c’è la volontà politica, le cose si possono cambiare, attraverso la regolamentazione delle distanze, l’estensione delle fasce orarie a tutto il territorio regionale, ma anche con campagne No Slot e sgravi fiscali sull’Irap.”

Crescono i malati. Ma l’azzardopatia è, prima di tutto, una grave emergenza sociale e sanitaria, come ricorda il consigliere regionale pentastellato Melis. “Dal 2011 al 2016, in Liguria, è triplicato il numero delle persone che si sono rivolte nei nostri Sert per curarsi dal GAP (Gioco d’Azzardo Patologico). Ma è solo la punta dell’iceberg di una piaga che spesso rimane sommersa, con conseguenze devastanti sulle famiglie. “Non ingannino le cosiddette “vincite” – avvertono Mantero e Melis - gran parte di quanto “vinto” rientra come un gatto che si morde la coda sempre nello stesso circolo. Chi “vince” in gran parte rigetta subito in azzardo le somme illudendosi di poter “sbancare”. A questo vanno poi aggiunti i costi socio-sanitari, la mancata Iva sui consumi per beni di consumo (chi azzarda non spende per altri beni).”

Riciclaggio ed intercettazioni. A questo allarmante quadro si aggiunge poi il flusso di denaro che viene ripulito dalle mafie anche nelle VLT-Slot-Online, formalmente legali, che poi si scopre sempre più spesso legate a società legate alla ‘ndrangheta, camorra e mafie. Uno schema messo drammaticamente a nudo anche dalle recenti inchieste che hanno interessato il Comune di Lavagna, non a caso sciolto per infiltrazioni di ‘ndrangheta e commissariato. La recente stretta sulle intercettazioni impedirebbe anche indagini come quelle che hanno permesso tramite il sistema ‘trojan’ di sgominare una vasta rete di gioco d’azzardo illegale in 24 sale di Toscana, Marche, Lazio, Veneto ed Emilia Romagna: un giro per cui sono stati arrestati ai domiciliari sette indagati nell'inchiesta 'Doppio jack' della guardia di finanza di Firenze.

Il ruolo della politica. La battaglia si gioca soprattutto sul fronte politico, tanto a Roma quanto a livello regionale. “Gli esercenti dell’azzardo hanno avuto ben 5 anni di tempo per adeguarsi alla legge regionale del ‘distanziometro’ che prevede una distanza minima di slot e sale VLT dai luoghi di aggregazione sociale – ricordano Mantero e Melis – Non solo ciò non è mai avvenuto, ma Toti ha addirittura prorogato di un ulteriore anno la mancata applicazione della legge regionale. Una condotta politica assolutamente irresponsabile. Un regalo senza mezzi termini alle lobby dell’azzardo che già oggi sta provocando conseguenze devastanti sull’economia e sulla sanità della nostra regione.”

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