Città della Spezia Liguria News Genova Post Città della Spezia La Voce Apuana
LA REDAZIONE
Telefono redazione La Spezia 0187 1852605
Fax redazione La Spezia 0187 1852515
PUBBLICITA'
Telefono pubblicita La Spezia 0187 1952682

Ultimo aggiornamento: Lunedì 20 Maggio - ore 15.47

Facebook Città della Spezia Twitter Città della Spezia Instagram Città della Spezia

Sindaco e maggioranza "assolvono" Asti in consiglio comunale

Dopo una lunga discussione l'aula ha bocciato la mozione con la quale l'opposizione chiedeva al sindaco di esprimersi sulla fiducia nei confronti dell'assessore. Salta anche un emendamento con cinque domande per Peracchini.

Guerri e Caratozzolo votano in maniera diversa
Sindaco e maggioranza "assolvono" Asti in consiglio comunale

La Spezia - Maggioranza e sindaco fanno quadrato intorno alla figura dell'assessore Paolo Asti, ieri sera al centro del dibattito in consiglio comunale a causa di una mozione con la quale la maggioranza chiedeva chiarimenti al primo cittadino in particolare riguardo alla persistenza del rapporto di fiducia con l'ex delegato alla Cultura, il cui operato è stato anche oggetto di relazione da parte di una commissione d'inchiesta interna (leggi qui).

Il presentatore della mozione Guido Melley, di Leali a Spezia, ha parlato di una vicenda che "nulla ha a che fare con la sana gestione pubblica" e in cui la popolazione "prova disorientamento e disgusto, pensando che tutti i politici siano uguali e badino solo ai loro interessi".
"Abbiamo subito chiesto al sindaco di chiarire e avremmo voluto che l'assessore presentasse dimissioni piene, come è stato fatto da altri in passato. La commissione - ha aggiunto - ha accertato il conflitto di interessi di Asti nell'esercizio delle sue funzioni". Melley ha definito la relazione finale della commissione "lacunosa" e ha sottolineato come inizialmente non fosse in alcun modo previsto di indagare sul comportamento della dirigente del servizio Cultura, Marzia Ratti, ma solamente su quello dell'assessore Asti.
"Emerge un uso personalistico e autoreferenziale, del Camec e non solo. Asti non ha rispettato l'iter amministrativo: Brain, società di cui è socio, ha ricevuto incarichi senza nessun atto di assegnazione e non ha solamente realizzato i cataloghi delle mostre finite nel mirino, ma anche la comunicazione. Di fatto - ha proseguito - è diventata stazione appaltante senza alcun documento che lo attesti e ora può vantare queste attività presso altre amministrazioni. Poi c'è Startè, l'associazione in tutto e per tutto riconducibile all'assessore. Anche questa ha operato senza incarichi e i soldi che ha ricevuto esplicitamente per l'organizzazione di quelle mostre avrebbero dovuto essere versati al Comune. Per noi questo è danno erariale. La commissione rileva come sia stato chiaramente violato l'articolo 78 comma 1 del Testo unico degli enti locali, quello che disciplina il conflitto di interessi. Insomma, non parliamo di marachelle, ma di fatti gravi".

A rincarare la dose ci ha pensato il socialista Paolo Manfredini: "Nel Documento unico di programmazione e nelle delibere non ci sono tracce di queste mostre, svolte col supporto di una associazione e una società che coinvolgono direttamente o indirettamente Asti, che ne è stato parte sino a dopo l'inizio degli eventi. Come può resistere un rapporto fiduciario da parte del sindaco? E infatti siamo in una situazione di quasi fiducia per un assessore ormai dimezzato". Nel frattempo ai consiglieri veniva distribuito un emendamento alla mozione, presentato sempre dalla minoranza, in cui comparivano cinque domande sulla vicenda rivolte direttamente al sindaco.

Ma per Fabio Cenerini, capogruppo di Toti - Forza Italia, la discussione in corso era "surreale".
"Di fronte ai problemi di questa città, come quelli che ancora oggi scontiamo per i 700 milioni di debito Acam, non ci potevano essere persone più sbagliate per intervenire. La sinistra - ha detto Cenerini - vanta costantemente una superiorità morale, ma non dimentichiamo che Melley è stato assessore alle Partecipate dal 2002 al 2006, quando è iniziato il disastro Acam. E poi in quel periodo c'è stato il fallimento della società Easycard, costato un milione di euro ai cittadini della nostra provincia. In un Paese normale ci sarebbero persone sotto processo per il caso Acam e invece siamo costantemente sotto l'attacco della minoranza e per qualsiasi cosa viene posta la sfiducia o vengono chieste le dimissioni: per Asti, per Casati, per Cenerini... Asti può essere simpatico o no, ma se all'inizio ero scettico sull'affidamento della delega alla Cultura, devo ammettere che ha dato una scossa alla cultura in città, soprattutto dopo la tristezza del periodo in cui se n'è occupato l'ex assessore Luca Basile. La relazione imputa all'assessore l'inopportunità di certe scelte, nulla più. E, ricordiamolo, per aver donato dei cataloghi, non per aver fatto milioni di debiti o aver fatto fallire una società".

"Cenerini ha processato alcuni dei presenti in aula con parole forti - ha replicato la capogruppo Pd, Federica Pecunia - ma non smonta le tesi della minoranza sul caso asti. Dentro questo tribunale che avete creato chiediamo al sindaco se per lui è normale gestire un museo con una tale leggerezza da far venire dubbi sulla correttezza della gestione. E chiediamo se non sapeva delle tensioni tra l'assessore e la dirigenza, visto che agli atti risulta che era stato interpellato più volte per costi. È naturale che una mostra sia interamente organizzata da associazione di cui assessore alla Cultura è stato amministratore per un anno e mezzo dopo la nomina? Dite che Startè e Brain avevano già collaborato con l'amministrazione in passato? E' vero, ma Asti all'epoca non era assessore... il problema è il doppio ruolo. Per voi è davvero tutto naturale?".

Massimo Caratozzolo, capogruppo di Per la nostra città, ha chiesto come mai sia stata riconsegnata la sola delega alla Cultura, mentre si approvava una pratica importante come la Dmo, seguita dallo stesso Asti in qualità di assessore al Turismo. "Se si tratta di colpe così veniali o addirittura se non ne ha perché il sindaco non restituisce la delega? Se il primo cittadino prenderà la parola e dirà che riconsegna la Cultura ad Asti mi asterrò sulla mozione - ha annunciato - altrimenti sono costretto a votare a favore".
Luigi Liguori, di Spezia bella forte e unita, ha puntato il dito contro la "superficialità di Asti, forse credeva di essere di fronte a degli ingenui. Come potevano non sorgere dubbi? Startè ha favorito unicamente se stessa, attraverso sponsor esterni e in fatto di immagine. E al momento della rimozione della delega, Asti ha scaricato parte della vicenda su Marzia Ratti, più volte scavalcata nel suo lavoro dall'assessore stesso".

A replicare alla minoranza per conto di Fratelli d'Italia ci ha pensato Maria Grazia Frijia: "Dalla relazione emerge che la mostra di Bellani è stata proposta dalla dirigente Ratti il 3 maggio scorso. Sino a ora avete citato la relazione sono per le parti che vi convengono e avete parlato del Dup senza considerare che è un atto di mera programmazione, che consente variazioni senza necessariamente passare attraverso delibere. Ancora, si legge come la donazione dei cataloghi fosse una prassi in uso anche negli anni precedenti. E' vero che viene citato l'articolo 78 del Testo unico, ma questo non dice che chi è nelle condizioni di Asti non può detenere la delega, bensì che si deve astenere dalla discussione se ci sono temi che lo riguardano direttamente o sino al quarto grado di parentela. Ma non è nemmeno questo il caso: perché la donazione era una prassi".

La trasparenza è stato il nocciolo dell'intervento dell'azzurro Giacomo Peserico. "Questa amministrazione ha portato una forte innovazione in questa città: più che istituire una commissione di inchiesta interna su un assessore, cosa doveva fare il sindaco? Ha chiesto di verificare gli atti e nessuno ha cercato di nascondere nulla. Chiedete cosa farà il sindaco? Di certo è nelle sue prerogative la distribuzione delle deleghe e insieme alla giunta ha il diritto di modificare il Dup. Inoltre non dimentichiamo che ora nell'assessorato alla Cultura si è certamente creato un clima di non facile collaborazione".

Massimo Lombardi, di Spezia bene comune, ha principalmente difeso la dirigente Ratti, ritenuta "all'oscuro di gran parte dell'attività per le mostre", e ha espresso solidarietà a Melley "che ha svolto il ruolo assessore in maniera stimata e per il bene della città".
"La forma è sostanza - ha aggiunto Roberto Centi, di Leali a Spezia - e in questa vicenda emerge come minimo una disattenzione formale imbarazzante. La relazione è molto vaga nelle conclusioni rispetto agli atti a disposizione. Ratti dice il contrario di quanto è stato riportato sulla mostra di Bellani e ci sono anche dubbi sui soggetti donatori dei fondi per le mostre. Ci sarebbe da parlare a lungo del rapporto tra politica e morale, mi limiterò a dire che non concordo sul modo di fare cultura di questa amministrazione, ma soprattutto della gestione dei rapporti tra l'assessore e la dirigenza. Non credo che i risultati non si possano ottenere con maggiore trasparenza. Trasparenza e correttezza dovrebbero essere insite nel lavoro degli amministratori e dei politici, soprattutto su un tema delicato come la cultura".

"Ricordo a tutti che stiamo affrontando una questione sul piano politico e che per la nostra Costituzione una persona è innocente sino al terzo grado di giudizio - è intervenuto il sindaco Pierluigi Peracchini -, invece qua abbiamo assistito a un linciaggio. Ho visto gente con una trave nell'occhio notare la pagliuzza nell'occhio dell'avversario. Abbiamo dimenticato che qualche mese fa un dipendente del Comune è stato arrestato per aver truccato la gara di Piazza Verdi? Nessun politico può fare atti amministrativi, non si possono mescolare le cose. Offendete ogni giorno, accusate la maggioranza di non concedere spazio, ma stiamo facendo più commissioni di prima. Mi attaccate ogni giorno, credo che occorra maggiore rispetto da parte di tutti".

Nella replica agli interventi Melley ha lamentato che il sindaco non aveva risposto alle domande poste. "Ne pongo una per ultima volta: il conflitto di interessi il sindaco lo ha visto o no? C'è o no? Perché Asti si è dimesso? È evidente la malagestio, è chiaro per tutti. E la fiducia, come ha detto Manfredini, c'è o non c'è: non esiste fiducia a metà".
"Prendo atto che per voi è tutto normale. Al sindaco muoviamo critiche non offese. Lei invece ci offende non rispondendo ai nostri quesiti".
"Rifiuto lo svolgimento di questo piccolo tribunale del popolo - ha concluso Sauro Manucci, capogruppo di Fratelli d'Italia - anche perché stiamo assistendo al gioco delle parti. Qua non ci sono vergini".

Al momento del voto tutto come previsto, salvo la distinzione tra Caratozzolo e il presidente del consiglio comunale Giulio Guerri, che si è astenuto, a differenza del collega di gruppo che ha votato a favore della mozione, come l'intera opposizione. Ma il voto contrario del centrodestra ha messo la parola fine sul caso Asti, almeno all'interno della sala del consiglio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Notizie La Spezia









































Testata giornalistica iscritta al Registro Stampe del Tribunale della Spezia. RAA 59/04, Conc 5376, Reg. Sp 8/04.
Direttore responsabile: Fabio Lugarini.
Contatta la redazione

Privacy e Cookie Policy

Per la tua pubblicità su Cittadellaspezia sfoglia la brochure

Liguria News