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Ultimo aggiornamento: Lunedì 26 Giugno - ore 21.50

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Secondo turno, tante domande e ancora nessuna risposta

La città si appresta a un over time verso il quale c'è molta curiosità. Domenica 25 si deciderà chi la spunterà tra Peracchini e Manfredini, tra mille incognite.

Chiamata sul ring
Secondo turno, tante domande e ancora nessuna risposta

La Spezia - Un caso molto complicato, un sacco di input e di output. L'esito del primo turno delle elezioni comunali ha rispettato in parte quello che era filtrato nelle scorse settimane attraverso le previsioni sondaggistiche, più o meno ufficiali e veritiere. Al ballottaggio andranno Pierluigi Peracchini e Paolo Manfredini. Il centrodestra è stato premiato dalla compattezza che lo contraddistingue (perlomeno in Liguria) negli ultimi anni e ha confermato di essere capace di una percentuale leggermente superiore al 30 per cento, raccogliendo il voto di uno spezzino su tre. Ottimo risultato per la lista sul cui simbolo campeggiava il nome del presidente della Regione Giovanni Toti e affermazione per la Lega Nord: rispetto a cinque anni fa il Carroccio ha quasi triplicato le schede, passando da 1.301 a 3.529 voti (dal 3,29 per cento al 9,28) con Gianmarco Medusei e Lorenzo Brogi veri e propri "acchiappapreferenze".
Scendono inesorabilmente, invece, i consensi del Partito democratico. Se al momento della conferma di Massimo Federici i voti per il partito di Via Lunigiana erano stati 10.136, nella nottata in cui il candidato sindaco del centrosinistra si è dovuto accontentare di un piazzamento tranquillo per il ballottaggio sono stati solamente 5.819. Quasi la metà, sono stati persi il 43,5 per cento delle schede.
Certo la ragione risiede nel frazionamento della sinistra a livello locale, ma anche nello stillicidio delle scissioni avvenute dal 2013 ad oggi in ambito parlamentare e alla vocazione maggioritaria che ha allontanato le forze di sinistra dalla maggioranza cittadina come magneti dello stesso segno. Vedere il lato positivo di ogni tornata elettorale fa parte del mestiere politico, ma il segnale è chiaro: c'è voglia di cambiare. Non per forza la parte politica che governa la città, ma di sicuro l'astio verso il Pd e una certa classe dirigente è tangibile.
Tanto che anche chi dal Pd è uscito (più o meno recentemente) per un lungo tratto della campagna elettorale ha dichiarato di voler rovesciare il sistema, puntando a superare Manfredini e i suoi (pochi) alleati. I risultato di Lorenzo Forcieri e Guido Melley non riflettono certo le speranze di grandeur sventolate a lungo, ma in quei 6.906 voti ci sono molti elettori che al Pd hanno voluto mandare un messaggio chiaro.
Senza dimenticare il risultato, tutto sommato buono di Massimo Lombardi, capace di raggiungere una percentuale (4,68) che sfiora il risultato del 2012 ottenuto insieme agli allora Comunisti italiani di Cristiano Ruggia, che non ha invece superato la soglia di sbarramento del 3 per cento.

Questo è il quadro, ampio, del centrodestra e del centrosinistra, all'interno del quale al ballottaggio potrebbero innestarsi anche una parte dei voti raccolti dalle liste del Movimento cinque stelle e di Giulio Guerri, in totale oltre il 15 per cento, non certo bruscolini. Due forze teoricamente equidistanti rispetto a Manfredini e Peracchini, sebbene sempre talmente critiche nei confronti dell'amministrazione uscente da poter far pensare qualche assist in più nei confronti del centrodestra, soprattutto da parte dell'elettorato di Guerri.

Ma il partito che ha il peso maggiore è senza dubbio quello degli astenuti e di coloro che si asterranno al secondo turno. Solitamente al ballottaggio l'affluenza cala ulteriormente, con gli elettori non chiamati direttamente in causa che pilatescamente decidono di non interferire. Ma non mancano i casi di clamorose sorprese.

Le domande sul tavolo sono tantissime.
Dove si sposterà, se si sposterà, il peso dell'astensionismo? Che cosa faranno i leader e gli elettori dei partiti più trasversali? Si assisterà ad apparentamenti ufficiali nell'alveo del centrosinistra? Quanto saranno "controllabili" i voti delle liste civiche che non fanno riferimento a partiti strutturati? Quanto inciderà il voto di protesta, la voglia di cambiare aria che è emersa dalle urne? Quanto la storia politica della città?
Le risposte arriveranno nel futuro prossimo, alcune prima della data fatidica di domenica 25 giugno, altre solamente nella nottata del lunedì, quando la città conoscerà il nome del suo nuovo sindaco.

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