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Ultimo aggiornamento: Sabato 22 Settembre - ore 10.14

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Sanità e Felettino, cinque ore di rimpalli di colpe

Al parlamentino di Piazza Europa si è fatta notte fonda: la maggioranza snobba le mozioni avverse e i toni si scaldano facilmente. Melley e Centi: "Alisa centralizza, comanda tutto Genova". Medusei: "Quando c'eravate voi eravamo al centesimo posto".

fiocchi neri per M5S e Lega
Sanità e Felettino, cinque ore di rimpalli di colpe

La Spezia - Un consiglio comunale monstre come da copione con un epilogo senza sorprese. Dello stato di salute della sanità spezzina e dei dolori del costruendo nuovo ospedale al Felettino si doveva è così e’ stato nella straordinarietà stessa della seduta, richiesta dalla minoranza con due diverse mozioni. Un consiglio al quale non partecipano gli assessori Casati e Sorrentino, aperto con la presa di posizione di alcuni consiglieri di minoranza che indossano un fiocchetto nero sulle giacche: da Caratozzolo a Viviani e agli altri consiglieri della Lega tutti contrari al presidente Mattarella per le note vicende nazionali così come le pentastellate Del Turco e De Muro. La discussione è aperta da Guido Melley che sostanzialmente conferma le già denunciate negatività relativamente alle condizioni della sanità territoriale, ulteriormente peggiorata secondo il consigliere nell’ultimo periodo: “Alisa centralizza la gestione, senza contare il caos manageriale ed operativo in seno alla nostra Asl5. Precarietà degli incarichi dirigenziali, a partire dal direttore sanitario, dalla mancata approvazione del Poa, per non parlare del deficit di bilancio, e la nota vicenda degli appalti. Conosciamo le condizioni della rete ospedaliera, la carenza di posti lotti. Ci vuole per forza un’azione forte da parte dell’azienda. C’è poi il problema del cantiere del Felettino e anche in questo caso la politica deve fare la sua parte. Una commissione ad hoc che faccia seguito al lavoro costante fatto sia durante la scorsa legislatura sia adesso. E una conferenza dei sindaci che faccia da stimolo presso la Regione. Non vogliamo cercare colpevoli, la nostra è una fotografia onesta della situazione. Occorre un cambio di passo, è quello che chiediamo al consiglio comunale: svoltare e smettere di galleggiare. Il sindaco di muova presso la Regione e pretenda un confronto più continuo. Il cantiere deve ripartire”. Al di là delle premesse la risposta dell’assessore Gian Marco Medusei trancia netto i desideri di Melley: “Non accettiamo lezioni da chi nel passato ha fatto politiche non lungimiranti: perché non avete chiesto questo l’anno scorso? Secondo una statistica eravamo centesimi in Italia per sanità. La mobilità passiva pesa sul budget e ha avuto il suo picco fra il 2009 e il 2015. Abbiamo lavorato su questa necessità, lo abbiamo fatto con il nuovo sistema di prenotazione e con gli altri strumenti di razionalizzazione ed organizzazione aziendale. Per quanto riguarda la polemica sul Dea di secondo livello non sarà possibile ottenerlo sia per il bacino di utenze sia per l’ormai famoso decreto Balduzzi. Avete detto che nessuno della maggioranza ha mosso un dito per fare qualcosa, mi chiedo visto che c’eravate voi fino ad uno fa perché non potevate farlo? La ditta Pessina ha richiesto varianti incomprensibili, quando anni fa lo avete pensato dovevate cercare di ottenere semplicemente un ospedale funzionante. Cerchiamo piuttosto di non creare allarmismi, aiutiamo a migliorar la sanità insieme. Rispettiamo la professionalità e il loro impegno, non critichiamo per mere motivazioni politiche”.

Dopo la pausa si riparte da Massimo Caratozzolo che annuncia: “Sarò populista. Molti dei discorsi fatti sono vuoti di significato: questa nazione è stata massacrata e la sanità e fra i settori più colpiti. Qualche giorno fa ho sentito un buon discorso da parte di un presidente del consiglio incaricato che ha detto di voler essere l’avvocato degli italiani. Ecco io vorrei essere la voce degli spezzini, non chi vive di politica ma chi vive dei propri problemi, magari avendo a che fare con le malattie. E’ in questi spiacevoli casi che si tocca con mano la sanità: gli spezzini capiscono che non abbiamo più nemmeno un vero e proprio ospedale. Spesero 4 milioni di euro per il rialzamento di un piano dell’immobile dell’ex ospedale del Felettino. E quello nuovo? Annunci, parole, dea di primo e di secondo livello... siamo finiti fra le mani della dea bendata. Federici ha posato diverse prime pietre, convocando stampa, autorità, anche il consigliere Forcieri”. Toni che non piacciono al Pd, e la sfuriata di Pecunia fa andare su tutte le furie prima Cenerini (“ci prenderemo eventualmente le querele”) e poi Viviani che punta l’indice su Burlando, Paita e Montaldo, allora in giunta regionale: “Attacchi strumentali. Vogliono sviare l’attenzione dell’opinione pubblica sul marcio che, come vedete dagli indagini, sta venendo a galla. Dovete spiegarmi il perché i rifiuti ospedalieri erano smaltiti come speciali quando si poteva fare diversamente e spendere molto di meno: forse perché qualcuno ha sempre tratto vantaggio da questo sperpero? E che vogliamo dire degli appalti? Tutto questo disastro lo abbiamo ereditato dal centrosinistra. Perché non fare quell’ospedale altrove, magari a Santo Stefano o al posto del Sant’Andrea?”. Lombardi dribbla la rissa e chiede un’assunzione di responsabilità di tutti, evitando di scannarsi perché c’è di mezzo la salute dei cittadini: “I soldi ci sono. Dobbiamo pretendere nuove assunzioni, medici e infermieri fanno miracoli ma abbiamo reparti fatiscenti, accorpati, ridestinati. Abbiamo assistito ad un taglio di posti letto ben superiore al resto della Liguria. E poi uno scatto d’orgoglio perché non è possibile che un infermiere del Tigullio possa rifiutare l’incarico a Spezia e rimanere in graduatoria mentre uno spezzino al contrario viene escluso dalla stessa graduatoria. Lasciamo poi ad altri ambiti il derby fra Spezia e Sarzana, riprendiamo in mano il presidio ospedaliero di Levanto. Un gioco di squadra necessario e lo possiamo guidare da qui perché il sindaco del comune capoluogo può avere la forza e il ruolo per ridisegnare la sanità nell’emergenza”.

Enzo Ceragioli fa il medico, presidente del distretto della Val di Magra, e dai banchi della maggioranza risponde così ad alcune delle sollecitazioni di Lombardi e della mozione originaria: “Il piano sociosanitario di programmazione dovrà dare l’avvio all’innovazione organizzazione: è un provvedimento guidato da Alisa secondo un processo di riorganizzazione ospedaliera e integrazione fra ospedale e territorio. La prima risposta al cittadino la deve dare il distretto quindi non si può parlare di immobilismo. Si è detto che il direttore sociosanitario non è stato ancora stato nominato ma prima si deve procedere ai Poa. Cosa che è avvenuta proprio oggi e ora verrà inviato alla Regione. Sul deficit di bilancio, al di là dei dubbi sulla capacità di reperire abbastanza denaro sugli investimenti proposti da Lombardi, posso dire che nei piani c’è il progressivo azzeramento del disavanzo. Senza perdere servizi”. Lorenzo Forcieri racconta la sua mozione, che diverge da quella dei colleghi della minoranza: “Le responsabilità politiche non possono essere scaricate sul direttore sanitario: un’analisi su questo è oggi inevitabile. Sarebbe troppo comodo e controproducente specialmente se si chiede un’unita sostanziale e un cambio di passo: mantenere delle zona d’ombra non aiuta a costruire un nuovo percorso virtuoso e comune. Abbiamo bisogno di luce per ripartire con l’ambizione di far risalire la classifica e non demandare tutto il discorso al nuovo ospedale: giusto avere pensieri lunghi, ma questo non ci può certo far dimenticare la situazione odierna e dell’immediato futuro. Sono perplesso sulla possibilità di nuovi interventi sul Sant’Andrea. Se possiamo sopportare, economicamente parlando, una squadra in serie B, non possiamo accettare una sanità di serie C. Cosa si è sbagliato? Dare per scontata l’immediata realizzazione dell’ospedale senza una programmazione, portare con oneri maggiori a Spezia il polo riabilitativo del levante anziché costruirlo al San Bartolomeo di Sarzana. Controproducente anche la decisione di spostare a Spezia il reparto di Ostetricia visto che a Sarzana c’era una struttura all’avanguardia. I risultati di questa sanità dipendono anche dai tagli nazionali e dalla decisione dell’allora giunta regionale di sacrificare la nostra provincia in funzione delle altre. Perché non aprire un altro punto di nascita oltre a quello del Sant’Andrea? Siamo l’unica provincia che ne ha uno soltanto. Oggi le cose non sono cambiate, ecco perché con orgoglio spezzino dobbiamo aprire una vertenza regionale. Tempi certi per l’ultimazione del Felettino con uno scarico di responsabilità fra impresa, stazione appaltante, agenti di controllo”. Paolo Manfredini ribadisce le posizioni firmare nella mozione, Costa fa un po’ di storia: “Voi difensori della sanità pubblica, avete affidato tutto alle cooperative: servizi peggiori, lavoratori meno garantiti. E allora accettare lezioni dopo dieci anni di governo incontrastato ha portato la sanità a 90 milioni di euro di debiti. Quando siamo arrivati non abbiamo tagliato le tese: per un anno non abbiamo cambiato i vertici in nome della continuità ma visto come è andata abbiamo sbagliato. Alisa vuol dare omogeneità, c’è bisogno di tempo ma intanto dobbiamo puntare al pareggio di bilancio. Facciamo distinzione anche sulle liste d’attesa perché con Alisa le cose stanno cambiando. La Toscana faceva due liste d’attesa, una prioritaria dedicata ai liguri, una con le attese come le nostre, giusto dirle certe cose. La Regione non ha calato dall’alto proprio nulla, c’è un piano approvato dalla conferenza dei sindaci, differentemente da come accadeva in passato”.

La capogruppo Pd Federica Pecunia prova a ricentrare l’argomento ringhiando contro Costa: “Come al solito portate la discussione sempre e comunque sul passato. E allora parliamone del passato: quando governava Biasotti l’appalto fu bocciato dal Consiglio di Stato. Sempre in quel periodo fu quella giunta a scegliere proprio il Felettino come collocazione ideale. Cosa volete da noi? Pessina si aggiudicava l’appalto e l’anticorruzione dava il disco verde al di là delle vostre illazioni. Abbiamo sempre chiesto in questi mesi se i lavori del Felettino andavano effettivamente avanti e voi dicevate che andava tutto come nei programmi e nel 2020 l’ospedale sarebbe stato pronto. Le varianti della Pessina sono rimaste ferme sei mesi, questo la gente lo deve sapere. Sono tornati al governo regionale da tre anni e mi chiedo come sia possibile a risolvere i problemi della sanità spezzina con la sola presunta riorganizzazione dei servizi. Se sulle emergenze si rispettano le 72 ore, sulla diagnostica la storia è completamente diversa: non c’è stata alcuna riduzione delle attese”. La consigliera Maria Grazia Frijia non ne fa passare una: “Prima di parlare la consigliera Pecunia si deve informare. Ai tempi di Burlando per una mammografia ci volevano 333 giorni, oggi ce ne vogliono tre. Parla proprio di Burlando che ha venduto beni per 100 milioni ad Arte, e che ha svenduto la collina del Sant’Andrea per recuperare, forse, 25 milioni di euro da mettere nel pacchetto del bando di una gara alla quale nessuno ha partecipato se non la Pessina, ditta normalmente veloce ed esperta in costruzioni di ospedali ma che ha trovato problemi qui. Non è vero che sono fermi i lavori, è vero che si prosegue a rilento. Parlate oggi della carenza dei posti letto ma noi ne parliamo da una vita: e quando Burlando decise di chiudere il punto nascita di Sarzana? E cosa avete fatto per fermare la fuga dei pazienti? Nulla. L’unica amministrazione regionale che ha provato a fare qualcosa é stata proprio quella a guida centrodestra”. Il consigliere Centi chiede al consiglio comunale di riprendersi il ruolo di rappresentanza: “Mi sembra che Spezia sia alla periferia dell’impero, il testo della mozione dice cose chiare e mi sembra che l’assessore Medusei nemmeno lo abbia letto, per come ci ha risposto”. Il leghista Simone Vatteroni non è d’accordo sulla proposta di un'ulteriore Commissione ad hoc, Giacomo Peserico parla di una sanità in divenire, da attendere: “Per capire dove andremo e’ normale ricostruire un po’ della storia. L’incertezza riguarda tutte le strutture. Se si va indietro, a metà anni 70 furono acquistate le cucine per un nuovo ospedale! C’è un deficit di programmazione, io però penso che sia legato a questa incertezza. In pochissimi anni si è passati da un ospedale al Felettino per poi pensare alla soluzione Sarzana e ritornare al Felettino con appalto assegnato nel 2015. Lo votammo anche noi, io personalmente pensavo fosse una miglior soluzione il Sant’Andrea ma lo facemmo perché pensavano che un ospedale dignitoso fosse fondamentale. Le perplessità più grosse arrivarono dopo, al tempo della selezione dell’appalto: quel bando aveva un baco molto grosso. La permuta sull’area del Sant’Andrea”. La discussione continua ed anima la dialettica della maggior parte dei consiglieri e si arriva alle 2.30 con la votazione finale che vede approvato l'odg presentato dalla maggioranza e respinti le mozioni di minoranze, presentate da Forcieri e dalla minoranza.

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