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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 23 Agosto - ore 21.22

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Salvini: "L'Europa vi guarda: se liberiamo Spezia, a casa Gentiloni"

Per la terza volta in città durante la campagna elettorale di Peracchini, il leader del Carroccio infiamma il popolo del centrodestra in Piazza Sant'Agostino per l'ultimo atto prima del ballottaggio.

Salvini: `L´Europa vi guarda: se liberiamo Spezia, a casa Gentiloni`

La Spezia - Una Piazza Sant'Agostino colma e in fibrillazione ha accolto questa sera la chiusura della campagna elettorale di Pierluigi Peracchini, affiancato sul palco dai leader del centrodestra ligure e da Matteo Salvini, vero e proprio mattatore nell'arte del comizio e della comunicazione. L'attesa dei presenti era (quasi) tutta per lui, per farci un selfie, per fotografarlo da vicino, per sottolinearne l'ingresso sotto i riflettori con ululati e applausi, scoscianti da parte delle signore, anche quelle oltre la mezza età.

Ad aprire le danze, mentre il leader del Carroccio aggiornava i suoi seguaci su Facebook con videoselfie in diretta, per non perdere nemmeno un minuto di queste ultime ore di campagna elettorale, è stato il presidente della Regione, Giovanni Toti.
"Siamo al termine di una campagna lunga e faticosa, ma qua si respira un entusiasmo gigantesco per la storica impresa che ci attende dopodomani, quella di liberarci da 45 anni di malgoverno della sinistra e consegnare le chiavi a una persona per bene. Ci hanno detto che siamo gli esponenti della destra turpe, del fascismo. Guardate che uomo pericoloso c'è al mio fianco... - ha detto indicando Peracchini -. Con che faccia ci dicono queste cose dopo dieci anni in cui non hanno fatto nulla per le imprese e per il turismo. Hanno litigato su ogni decisione strategica, sono stati d'accordo solamente per la spartizione delle poltrone. Come pensano di aver onorato chi ha combattuto durante la guerra, per la libertà: i partigiani pensavano certamente di lasciare le città a persone più capaci. Non c'è un nesso tra il richiamo all'antifascismo e i topi nei giardini, le imprese in sofferenza, la sicurezza che manca e una città piena di clandestini. Abbiamo chiuso il primo tempo sul 3 a 0 al Bernabeu, contro un Real acciaccato, ma pur sempre una squadra organizzata. La partita, però, non è ancora vinta. Per fare la storia non dobbiamo mollare un secondo sino alle 23 di domani. Chi ha votato per il Movimento cinque stelle o altre liste per cambiare, può trovare nella nostra coalizione e in Peracchini chi fa politica per amore della sua città, e non per il potere".

Poi il microfono è andato alla star della serata, che ha arringato immediatamente la folla con parole a effetto. "La gente ha le palle piene delle bugie della sinistra - ha esordito Salvini -. Qua hanno lanciati i loro uomini migliori - ha ironizzato tra le risate dei colleghi sul palco e dei simpatizzanti -: Bersani, Orlando... Noi siamo una squadra che non ha fatto promesse mirabolanti: parliamo di normalità, di sicurezza, di una piazza che non sia uno spreco a faovre degli amici degli amici, di una cultura che sia aperta a tutti e non ad alcuni e per offrire la possibilità di lavorare indipendentemente dalla tessera che si ha in tasca. Vogliamo una città inclusiva, generosa e solidale per le donne e i bambini che scappano dall'Isis e dalle guerre, ma vogliamo mandare a casa i trentenni col cellulare, il cappellino e le scarpe da ginnastica che portano qua la guerra. Chi vuole l'immigrazione fuori controllo sono gli schiavisti del 2000, le multinazionali e le cooperative rosse, che offrono paghe da 3 euro all'ora. E questo è inaccettabile. Buoni sì, fessi no. Da lunedì dobbiamo meritarci il consenso che abbiamo raccolto a Spezia. Ma prima dobbiamo stare attenti, i compagni moltiplicano pani, pesci e voti. Abbiamo due giorni per bussare le porte di chi non ha ancora deciso se andare a votare. E li capisco, per due mesi hanno visto gente che ride sui tabelloni e dice 'farò questo, farò quello'. Ma se hai amministrato sino a ora e non hai fatto quello che oggi prometti, devi andare a casa!".
Quindi Salvini si è rivolto a Peracchini: "Io non so chi te lo fa fare. Da Roma riceverai pochi soldi, ci sono tagli continui. Per fortuna qua abbiamo amici in Regione. Ma avrai poche risorse, quello che voglio dire è che il poco che ci sarà andrà prima agli spezzini. Poi al resto del mondo", ha detto innescando l'applauso della piazza, alla quale ha rivolto l'ultimo appello: "Domenica vi guarderà tutta Europa: se liberiamo Genova e Spezia, infatti, mandiamo a casa la Gentiloni e la Boldrini".

Presentato come nuovo sindaco della Spezia, ("Che Dio vi ascolti", ha esclamato qualcuno nel pubblico) Peracchini ha preso la parola per concludere la serata e la lunga campagna elettorale.
"Tre mesi fa non pensavo che saremmo arrivati a questo momento in così tanti e con tanto entusiasmo. All'inizio mi è stato chiesto se ero pronto. Sì, sono pronto per questa città che è una miniera che ha diamanti sottoterra e petrolio sotto il mare. Per troppo tempo tutto è stato delegato a persone che non amano la nostra città. Spendono ogni anno 25 milioni per la raccolta dei rifiuti, non per pulire, ma per sporcare, rendendo le nostre case delle discariche. Umiliando i propri anziani, che non riescono a fare questa raccolta complessa. Hanno distrutto un patrimonio che, come nel caso, di Acam aveva più di un secolo di storia. Con Guerri abbiamo guardato i documenti e abbiamo trovato una coincidenza su temi come quello del lavoro di qualità per giovani. Anche l'ultima grande azienda che aveva aperto è in grande difficoltà, i lavoratori del call center andranno in cassa integrazione tra pochi giorni".
Poi una risposta sul tema dell'antifascismo sollevato a più riprese dal centrosinistra: "La mia famiglia ha subito anche le violenze fasciste. Non richiamino certi valori, parlino piuttosto di quello che hanno fatto: hanno spolpato Acam, quasi venduta a una multinazionale piena di debiti. Mi domando perché una città tra le più vecchie d'Italia abbia i servizi sociali tra i più bassi. Loro hanno deciso di scappare verso il futuro, noi abbiamo progetto: sicurezza, pulizia, lavoro e servizi sociali".
Poi le strette di mano e i selfie, con i cartelli arancioni che i supporter del centrodestra porteranno a casa con la speranza di ritirarli fuori domenica notte.

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