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Rsa Mazzini, sindacati "Permane stato agitazione". Da sinistra: "Fuori controllo"

Le organizzazioni: "Accelerare stipula concessione tra Asl e Kcs".

Covid-19
Rsa Mazzini, sindacati "Permane stato agitazione". Da sinistra: "Fuori controllo"

La Spezia - Resta calda la situazione della Rsa Mazzini, la struttura spezzina aggredita dal Covid-19 da fine ottobre. “L'incertezza sul futuro della Rsa Mazzini permane, continuiamo lo stato di agitazione”, annunciano le segreterie provinciali di Filcams Cgil, FP Cgil, Fisascat Cisl, Uil Fpl e Uiltrasporti, che continuano: “Ci dispiace che Comune ed Asl non siano stati presenti alla riunione odierna con la Prefettura e cooperativa Kcs, nella quale non abbiamo registrato significativi passi in avanti. Prediamo atto della volontà di Kcs di partire con la ristrutturazione dei locali adibiti ai servizi accessori come cucina e lavanderia, anche se l'azienda non ha fornito un cronoprogramma. Restano comunque aperte tutte le altre questioni che abbiamo posto, ad di là dell'emergenza Covid il nostro territorio non può certo rinunciare a 125 posti letto di Rsa. Come sindacati abbiamo chiesto alla Prefettura di accelerare per la stipula della concessione tra Asl e Kcs, ad oggi non ancora firmata. Da parte nostra ribadiamo la necessità di migliorare i canali di comunicazione tra degenti e le loro famiglie adottando la massima trasparenza sulle modalità di cura e l'evolversi del decorso dei pazienti che hanno diritto in caso di positività ad una assistenza adeguata con presidio medico h 24”.

Le forze sindacali rimarcano “l'indispensabilità di trovare una collocazione idonea per tutti gli ospiti negativi della struttura al fine di riuscire a renderla nuovamente idonea. Il Mazzini non può diventare una struttura Covid, ma tornare ad essere quanto prima una Rsa al servizio del territorio. Abbiamo richiesto con forza l'apertura di un confronto continuo con la cooperativa, che segua costantemente l'evolversi della situazione, con l'obiettivo di adottare decisioni condivise che tutelino pazienti e operatori. Non deve più succedere che manchi anche soltanto un dispositivo di sicurezza, anche per un solo giorno. E non deve più accadere che i parenti dei pazienti non abbiano notizie dei loro congiunti o non possano comunicare con loro. Abbiamo inoltre ribadito che è necessario il ripristino di centri diurni di primo e secondo livello, comunità alloggio, e l’avvio del 'dopo di noi' previsti nella gara di appalto. In queste strutture abbiamo ancora dieci operatori in cassa integrazione”.

“La situazione nella Rsa Mazzini della Spezia rimane gravemente fuori controllo – rincarano l'ex consigliere regionale Francesco Battistini (Linea condivisa) e Nicola De Benedetto della segreteria regionale di Sinistra italiana -. L’evoluzione epidemiologica del Covid-19, la variazione dell’appalto, le ristrutturazioni edilizie, il trasferimento degli ospiti e il nodo relativo all'impianto di ventilazione del plesso hanno fatto precipitare la situazione, aggravata dalla mancanza di personale in fase di emergenza. Nella struttura attualmente sono assistiti 46 pazienti, tutti positivi. La cooperativa Kcs fornisce un infermiere e tre Oss per turno. Data l'impossibilità di gestire le terapie di tutti gli ospiti, tra patologie pregresse e nuovo Coronavirus, Asl 5 distacca dalle squadre territoriali, ogni mattina: due infermieri a supporto del personale interno. Da qui nascono, fondamentalmente, due enormi problemi, che la Asl 5 deve immediatamente risolvere. Il primo è organizzativo. È necessario che i pazienti siano dotati di un sistema di riconoscimento che ne renda evidente la terapia anche a quel personale esterno che, per evidenti motivi, non ne conosce in profondità il quadro clinico. Il secondo riguarda proprio l'organico. Attualmente Asl 5 priva il territorio di due unità infermieristiche, in uno scenario che è già di per sé critico, per rimpinguare le magre risorse fornite dal gestore della struttura. Kcs però ha posto, per sue esigenze di fatturato, e dunque di utili, circa il 40 per cento del proprio personale in cassa integrazione. E’ arrivato il momento di sbloccare queste importanti risorse umane ed è soprattutto urgente che l’azienda sanitaria spezzina si faccia carico, constatata la gravità dal quadro emergenziale, di compensare l’assenza del personale medico all’interno della struttura. Una misura temporanea che darebbe sostegno agli utenti e allo stesso personale in una fase di emergenza conclamata. Non è pensabile che 46 pazienti col Covid possano trascorrere le giornate e le notti senza assistenza. In un tempo come questo è necessario agire con tempestività per isolare i focolai infettivi, evitare le ospedalizzazioni e salvare vite umane”.

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