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Ultimo aggiornamento: Sabato 21 Ottobre - ore 00.22

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Renzi: "Vinciamo il derby tra chi dice sì al futuro e chi si lamenta sempre" | Foto

Il presidente del consiglio riempie Spezia Expò e suona la carica: "Quelli del 'No' vogliono riprendersi il potere"

Renzi: `Vinciamo il derby tra chi dice sì al futuro e chi si lamenta sempre`<span class=´linkFotoA1´ style=´color: #000´> | <a href=´/fotogallery/lo-sbarco-di-renzi-una-lunga-giornata-2117_1.aspx´ class=´FotoVideoA1´ style=´Font-size: 33px´>Foto</a></span>

La Spezia - Brillante come uno stand up comedian, divertente come il Benigni di Tumiturbi (episodio del prestito in banca), formidabile come un tesista con i collegamenti - come quello tra il ragionamento sui farmaci antitumorali e il doveroso e non retorico ricordo del professor Umberto Veronesi, della cui dipartita, di fatto, molti in platea ancora non sapevano -, stasera, quando mancava un quarto alle nove, il premier Matteo Renzi si è palesato sul palco allestito a Spezia Expò, a mani giunte, invocando senza perdere un secondo, e con la nota faccia da bimbo adorato, quelle scuse per il suo maxi ritardo - lo show doveva partire alle sette - che i duemila del pubblico, spinti da una sincera forma di quasi devozione, gli hanno concesso senza un mezzo pensiero.

"E' bello girare in lungo e in largo l'Italia e trovare sempre così tante persone che non vogliono lasciare il loro destino in mano agli altri", ha esordito il fenomeno di Rignano, arrivato dall'Emilia. In prima fila, tra i tanti, il Ministro Andrea Orlando, il sindaco Massimo Federici, la capogruppo Pd in Regione Raffalla Paita (proprio di fianco al titolare della Giustizia con il quale nel recente passato si è scambiata cortesie su cortesie), il presidente di Confindustria La Spezia, Francesca Cozzani, il segretario della Camera di commercio, Stefano Senese, l'europarlamentare Brando Benifei. In pole position anche i sindaci Cavarra, Mazzanti e Scampelli, il consigliere regionale Michelucci, il segretario provinciale Pd Federica Pecunia. E poi, seduti o in piedi, volti dem a volontà, da tutta la provincia.

Tra le prime battute di Renzi, un in bocca al lupo a Hillary Clinton, e un ragionamento a muso duro sull'Europa, anche in virtù delle recenti uscite di Junker. "L'italia è stanca di essere presa in giro sull'immigrazione e di fare da salvadanaio per le economie di quei paesi che ci voltano le spalle. Non accetteremo che il Mediterraneo diventi un cimitero e che loro tirino su i muri con i soldi nostri. Ogni anno, per scelta di Monti, noi diamo all'Unione europea 20 miliardi, e ne prendiamo indietro 12. Noi crediamo nell'ideale europeo, ma Bruxelles non può comportarsi come ha sempre fatto. Non prendiamo lezioni da chi, quando vede le stragi nel Mediterraneo, dice che si tratta di un problema solo italiano".
E parlare di Usa ed Europa cosa c'entra con il referendum, tema centrale della serata spezzina? "Il punto - ha incalzato il presidente - è che dobbiamo capire se l'Italia vuole o no tornare a fare l'Italia e smettere di essere un paese che segue i diktat degli altri. Abbiamo intrapreso un percorso di cambiamento - pensiamo, per esempio, alle leggi su unioni civili, 'dopo di noi', caporalato, contro lo spreco alimentare-. Ma non basta. Serve un paese più semplice e agile, con meno burocrazia e sprechi. La riforma costituzionale ha questo obbiettivo".

E chi dice 'No', per Renzi, è chi "ha avuto, senza sfruttarla, la possibilità di cambiare le cose e ora vuole impedire di farlo fare a noi. E dicono di no a me, per riprendere il potere che hanno perso". La critica al popolo del 'No': "Non li tieni insieme nemmeno con il Vinavil. Monti con Salvini, Berlusconi - che nel 2006 fece una riforma molto più dura di questa e ora, lui, parla del pericolo di un uomo solo al comando - assieme a Travaglio e Magistratura democratica, e ancora i Cinque stelle, Casa Pound che teme una deriva autoritaria, D'Alema e Grillo (Renzi improvvisa un siparietto di cinque secondi a colpi di 'diciamo' e 'belin'), De Mita. Li metti in una stanza e non trovano un punto su cui essere d'accordo".

Comparsa una slide con il quesito referendario alle sue spalle, il premier ha carezzato il merito della riforma, specificando che "non si vota sul governo o sulla simpatia mia e di Orlando, né sulla legge elettorale. E il referendum non è il congresso del Pd", soffermandosi in particolare sull'opportunità del superamento dell'attuale bicameralismo. Spazio infine ai complimenti a cuore aperto al ministro Orlando e all'invito ai militanti ad andare casa per casa a fare "esercizio di buona politica", spiegando alle persone le ragioni del 'Sì'. Con un onesto suggerimento: "Parlate anche con chi vota centrodestra. Uno che ha votato Lega, per esempio, vorrà Roma ladrona, che mantiene tutti i suoi privilegi, o vorrà ridurre sprechi e contenere costi?". L'obbiettivo è chiaro: "Vincere il derby tra chi dice sì al futuro e chi dice no, lamentandosi e senza fare proposte".

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