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Quando per Caratozzolo il Pd era "partito degli affari"

Per dieci anni uno dei più aspri critici del partito a cui oggi si è iscritto. Nel 2015 toni durissimi da candidato del M5S: "Il PD trova tutto quello che nel sottobosco vive, mafia compresa, tranne una ideologia".

Ipse dixit
Quando per Caratozzolo il Pd era "partito degli affari"

La Spezia - In tre anni e mezzo di cose ne sono cambiate parecchie nel contesto politico cittadino e regionale. Ma niente colpisce quanto la decisione di Massimo Caratozzolo di iscriversi al Partito democratico (qui) e chiedere di entrare nel gruppo consigliare di opposizione. Perché negli ultimi dieci anni almeno, il consigliere eletto con la lista "Per la nostra città" è stato uno dei più fieri avversari e severi critici del partito di cui ha sottoscritto negli scorsi giorni la tessera, provocando non pochi malumori tra gli attivisti storici (qui). Prima come attivista pentastellato, poi da figura di spicco dei comitati contro la Piazza Verdi di Buren e Vannetti voluta dall'amministrazione di centrosinistra della città, poi da candidato alle regionali con il Movimento cinque stelle e infine da esponente della lista guerriana, decisiva al ballottaggio per dare la spallata a favore di Pierluigi Peracchini nelle elezioni del 2017.
Anni in cui i toni di Caratozzolo erano stati a dir poco virulenti contro il Pd, un partito che definiva "non di destra, né di sinistra... ma degli affari". Così scriveva sul suo blog da candidato consigliere regionale (non eletto) per il Movimento cinque stelle il 5 giugno 2015 (qui). Il tono delle considerazioni lasciava poco spazio a interpretazioni o aperture: "Il Pd va oltre, scava sotto il terreno della politica e trova le lobbies, trova i grandi gruppi industriali, trova le banche, trova tutto quello che nel sottobosco degli affari vive, mafia compresa, tranne che una ideologia e un orientamento politico”.

Giovanni Toti era appena diventato governatore al termine di una campagna elettorale in cui i grillini avevano colpito a destra ma soprattutto a manca, contro la sinistra burlandiana che rappresentava allora il potere. Da abbattere a tutti i costi: "Sarebbe già un grande risultato se la gente andasse ai seggi e per una volta non votasse questo Pd", scriveva il 26 maggio 2015 a cinque giorni dall'apertura delle urne (qui). E ancora, rivolto agli elettori liguri: "Solo voi con il vostro voto potete mandare gente più onesta di questa in Regione e nei Comuni. Solo Voi potete strappare dagli artigli fascisti di chi attualmente ci governa il nostro territorio e dunque le nostre vite”, ovvero i governi di sinistra, cioè “i potenti, i ricchi, gli arroganti, i prevaricatori : in una parola sola i moderni amministratori della cosa pubblica” (XXXX).
Pochi giorni prima delle elezioni Matteo Renzi, da segretario del Partito democratico e presidente del consiglio in carica, era stato alla Spezia per tirare la volata alla candidata Raffaella Paita. Caratozzolo era in mezzo ad un gruppo di cittadini che avevano inscenato una contestazione presso il campo del Limone, dove si teneva l'appuntamento elettorale. “E’ finita malamente tra insulti e spintonamenti da parte dei pochi sostenitori di questo partito, il Pd, che del suo passato ha conservato solo il suo lato più violento e totalitario […] Una brutta pagina di questa democrazia malata di fascismo strisciante!”, erano le accuse affidate alla tastiera il 25 maggio (qui).

La maggioranza renziana del partito e i suoi maggiorenti locali erano il primo obiettivo degli strali. Questa la previsione post elettorale sull'atteggiamento che Raffaella Paita avrebbe avuto con Toti da capogruppo di opposizione in Regione Liguria: “La Paita urlerà e farà la vetero-comunista in pubblico, per poi accordarsi e fare gli affari che interessano a chi sta dietro al Pd in privato". E' la corrente oggi staccatasi per creare Italia Viva. Ma anche nei confronti delle ali più a sinistra del partito i toni non erano meno netti. In un post intitolato "Pastorino il piddino furbino" del 25 aprile 2015 (qui) stroncava lo scisma dell'ex sindaco di Bogliasco. "Sono le due facce del Pd - scriveva Caratozzolo -. Quella Renziana e l’altra, che insofferente all’arroganza del segretario-premier (i doppi incarichi in quel partito sono una costante come il caso Pastorino conferma) vorrebbe a Renzi e alla Paita sostituirsi, semplicemente per fare al fine le medesime cose”. E ancora: "Il Pd è così, e anche chi fa finta di sbattere la porta (Sel docet) finisce sempre per rimanere sotto le gonnelle di chi gli fornisce incarichi e qualche presidenza in qualche ente".
Non le aveva mandate a dire neanche ad Andrea Orlando pochi anni dopo, il 6 ottobre 2018, in merito alla questione del monumento alle vittime dell'amianto. Il deputato PD aveva definito "gazzarra" la commissione comunale che ne aveva dibattuto arrivando ad un nulla di fatto. “Proprio Lui che da Ministro dell’ambiente non si preoccupato di salvaguardare i suoi cittadini dai fumi velenosi di Enel permettendo anzi alla centrale di ottenere una comodissima nuova convenzione , che teoricamente se Enel decidesse di 'alzare la posta' potrebbe trattenere l’azienda in modo attivo nella nostra città sino al 2029 - accusava Carattozolo (qui) - [...] i primi dinieghi, silenzi e omissioni circa questa vicenda risalgono alla precedente giunta nella quale il suo partito aveva un ruolo primario". Che Orlando non usasse l'espressione gazzarra da cortile dunque "altrimenti io dovrei etichettare certe scelte del suo ministero, quando lei ne era a capo, nei confronti di Enel e in generale in tema energetico-ambientali come ad un insalubre Supermarket del potere. Un supermarket che nella nostra città ha fatto e fa da anni ampie offerte speciali in fatto di cancri, malattie respiratorie e affezioni varie".

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