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Ultimo aggiornamento: Lunedì 23 Gennaio - ore 23.21

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Post che addolcisce Pinochet, Lazzoni bacchettata dal ministro

Ha scatenato un polverone l'uscita sui social network della consigliera comunale di Santo Stefano. Pioggia di critiche, c'è anche Orlando: "Paola, rifletti".

Post che addolcisce Pinochet, Lazzoni bacchettata dal ministro

La Spezia - "11 settembre 1973: quando Pinochet liberò il Cile dai comunisti": si intitola così il pezzo di Gianni Candotto, esponente friulano di Fratelli d'Italia, che ieri Paola Lazzoni, esponente Pd e consigliere comunale di maggioranza a Santo Stefano di Magra, ha incollato sul suo profilo Facebook. Senza menzionare la fonte: in tutto e per tutto, quindi, prima del chiarimento sembrava parte del Lazzoni pensiero.. L'articolo, che di fatto va, se non a ribaltare, a ricolorare sostanziosamente la vicenda del golpe di Santiago, ha suscitato un aspro dibattito, chiusosi soltanto quando l'avvocatessa santostefanese ha deciso di cancellare il post.

"Ma tu guarda quanti commenti ho scatenato - ha scritto la Lazzoni per commentare il tourbillon -. Senza neppure ipotizzare che se avessi voluto raccontare come la penso, non avrei incollato una cosa non mia. Non sarò molto istruita, pur avendo fatto il Classico, ma sino lì ci arrivo. Almeno, finalmente, si parla un po' di cose interessanti. Certa gente di scatena sono in queste occasioni". Insomma, non tanto un avvallo totale dei contenuti della riflessione di Candotto, ma un sasso lanciato nell'acqua per discutere. E ridiscutere, soprattutto.

La consigliera ha dovuto fare i conti con una sorta di piccolo assedio social, con retrogusto di lotta interna al Pd santostefanese. Un conflitto che si distacca da forme ben note di guerriglia dem, e che val la pena rimembrare: la Lazzoni, già assessore della giunta Mazzanti, uscita in polemica con l'ex sindaco, ha sostenuto l'attuale primo cittadino Paola Sisti alle primarie della primavera 2016 contro Nicla Messora (volto della continuità dell'epoca mazzantiana). La Sisti, come è noto, ha vinto primarie ed elezioni vere e proprie, ma non ha 'premiato' la Lazzoni - che per supportare l'ex assessore provinciale aveva messo da parte ambizioni personali - con un tanto desiderato assessorato. Così, in questi primi quattro mesi di consiliatura, la consigliera ha tenuto una condotta particolarmente vigile, e spesso critica, nei confronto dell'amministrazione. Un atteggiamento per certi versi simile a quello del consigliere socialista Angelo Zangani - che ha dato della traditrice alla Sisti al primo consiglio utile -, anche lui rimasto a secco dopo l'esperienza di assessore con Mazzanti e la rielezioni del 31 maggio.

Roberto Ferrarini, decano del Pd santostefanese, in prima linea per la corsa della Sisti, ha duramente stangato l'uscita della Lazzoni, chiudendo con una puntura: "Si attende il racconto storico (non bufale) su cosa ha fatto l'assessore alla Polizia municipale su Via Togliatti dal 2011 al 2014 compresi". Assessore che, manco a dirlo, era proprio la Lazzoni. "Su fatti che lasciano spazio a interpretazione, come la politica economica di Allende, si possono avere opinioni diverse, ed è giusto che sia così. Sul governo demcoraticamente eletto di Salvador Allende, sull'11 settembre 1973 e sulla conseguente dittatura fascista di Pinochet non può esserci spazio per certe interpretazioni, almeno per chi si dice democratico", ha invece scritto alla Lazzoni Luca Ventura, 21enne Pd, per rispondere alla consigliera, convinta che "quando si studia e interpreta la storia bisognerebbe evitare condizionamenti ideologici". L'ex Pd Michele Fiore, ora esponente di Possibile, ha sottolineato come "dall'esterno, più che una provocazione, è parsa una (spudorata) revisione della storia". E Alessandro Ribolini, vicino alla Sisti, ha commentato con una battuta: "Aspettiamo domani per la riabiliazione del generale Francisco Franco!".

Ha invece apprezzato il gesto della Lazzoni il consigliere comunale di opposizione Emilio Ratti, parlando di "atto di grande coraggio - ha scritto l'esponente della destra santostefanese -. Se lo avessi scritto io avrei rischia il linciaggio morale. Così si deve rimettere la storia sui binari di verità. Che poi, successivamente, Pinochet non si comportò da buon Samaritano è cosa risaputa ed è giusto che la storia lo abbia condannato. Oggi quindi sarebbe giusto rivedere anche i comportamenti di Allende (da te chiaramente riportati) che non furono, anch'essi, come quelli del buon Samaritano". Alle bacchettate di Jacopo Ricciardi, Rifondazione comunista, la Lazzoni ha risposto così: "Se avessi voluto scrivere il mio pensiero avrei evitato un copia incolla di un commento che non mi appartiene per niente. Purtroppo, spesso, c'è molta strumentalizzazione. Ma poiché rispetto molto il sentimento di chi ha sofferto davvero e di chi ha perso la vita per i nostri valori, ho cancellato il post. Organizziamo un convegno, Jacopo". La ribattuta dell'esponente Prc? Eloquente: "Cara Paola, non c'è da far nessun convegno, la verità è una ed è quella che Pinochet era un assassino e Allende, un presidente eletto democraticamente e vittima del colpo di stato. Io, avrei evitato il copia incolla di un articolo di un revisionista".

Accorate le parole di Carla Mastrantonio, figura apicale della Cgil spezzina di origini cilene: "Non ho ben capito quale possa essere lo scopo della provocazione. Posso solo dire che questa versione si avvicina molto a quella che ho sentito da ogni fonte ininterrottamente nei sedici anni di dittatura che ho vissuto. E' una versione densa di errori e bugie. E che non rende giustizia a tutti quei morti e a tutte quelle famiglie. Ormai sono passati 43 anni, la storia ha già sancito, con documenti, chi e dietro quali interessi collaborò alla riuscita del colpo di stato. Altre versioni sono solo offensive". Il carico ce l'ha messo nientemeno che il ministro della giustizia, Andrea Orlando: "Paola - ha scritto -, francamente non capisco questo post che rilancia tesi reazionarie e offende la memoria di un eroe e la storia di un popolo. Ti prego rifletti".

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