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Ultimo aggiornamento: Martedì 12 Dicembre - ore 22.45

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Pd alla resa dei conti, ma l'orizzonte è quello sbagliato

Come è consuetudine politica, se la sconfitta viene ammessa, la responsabilità è sempre di qualcun altro. La ricostruzione può aspettare: ora si pensa alle politiche e alle amministratrive di Sarzana. E forse a un nuovo congresso.

Pd alla resa dei conti, ma l´orizzonte è quello sbagliato

La Spezia - Dopo essersi cimentanti senza successo nella disciplina della campagna elettorale, delle urne e aver dato il peggio nella moderna attività del ballottaggio, le forze politiche del centrosinistra spezzino si stanno dedicando allo sport che più appassiona le genti in riva al Golfo dei poeti, quello dello scaricabarile.
Dentro e fuori il perimetro del Partito democratico la certezza è una e una sola: "Abbiamo perso, una batosta cocente. Ma la colpa è degli altri".
Un po' tutti i partiti e le correnti hanno dunque la convinzione che se si fosse fatto alla loro maniera, le cose sarebbero potute andare in un altro modo. Stando a sentire gli elettori, invece, pare proprio che nessuna delle opzioni rimaste nel cassetto avrebbe potuto fare il miracolo. Non sono state proposte, strategie o messaggi sbagliati a far pendere la bilancia verso il centrodestra e Pierluigi Peracchini. Quello che ha vinto è la voglia di cambiare timoniere, di mandare a casa chi aveva governato sino a ora.

Focalizzandosi sul Pd, sembra proprio che la lezione non sia stata assimilata. L'orizzonte temporale di un ragionamento di ricostruzione di una presentabilità, che sia a vocazione maggioritaria o di coalizione, dovrebbe essere di cinque anni. Invece, come sempre, c'è fretta di mietere le messi al primo appuntamento possibile. E' in questo loop che il Pd spezzino ha vissuto gli ultimi anni, dimenticandosi delle amministrative spezzine e lasciando la segreteria telefonica stracolma di messaggi inascoltati provenienti dalla città. Dopo le Regionali si è consumata la partita del congresso, poi quella delle amministrative 2016, seguite dalla campagna referendaria e dalle primarie per la segreteria nazionale. Solamente dai primi di maggio, dopo una pace a denti stretti, il Pd spezzino ha iniziato a mettere davvero le Comunali nel mirino. Ma il tamburo era rimasto vuoto.
Dopo tre anni di guerre intestine l'immagine dell'allegra famigliola nuovamente unita che sosteneva la candidatura di Paolo Manfredini ha convinto pochi, ed è svanita immediatamente dopo l'arrivo in Via Lunigiana dei primi scrutini, la notte dell'11 giugno.
"Se avessero fatto come dicevamo noi!", gridava al cellulare un orlandiano, ben attento di farsi sentire da più persone possibili.
Il viaggio indietro nel tempo si è concretizzato dopo la debacle del ballottaggio: orlandiani e paitiani hanno indossato nuovamente i panni di Tom & Jerry e hanno ricominciato a litigare come è accaduto sino a fine aprile. Questa volta il motivo del contendere non era capire chi avesse le carte in regola per gestire più potere, ma individuare i colpevoli della batosta.
Un processo che è iniziato sui giornali e che prosegue nelle riunioni di area in corso in questi giorni, in vista della direzione che sarà il momento della resa dei conti. La testa di Federica Pecunia è già stata richiesta, ma lei sembra voler vendere cara la pelle. Vero è che l'obiettivo, il bersaglio vero, secondo molti, è Raffaella Paita, considerata ancora architetto della candidatura di Manfredini, di molte mosse della giunta Federici e, in definitiva, della storica sconfitta.
E a lei che si rivolgono le critiche sulle scelte del partito della corrente che fa riferimento al ministro Andrea Orlando, che pure si è visto in diverse iniziative elettorali e che ha partecipato all'opera ponendo il veto sulle primarie per la scelta del candidato sindaco in tempi non sospetti. Ma di certo la sua aura, e quella dei suoi, è aleggiata meno di quella della Lella, evocata e canzonata anche dal popolo del centrodestra in festa per la vittoria del nuovo sindaco.

Orizzonti temporali limitati, dicevamo. Punte del naso che a questo giro sono rappresentate dalle politiche della prossima primavera e dalle contestuali amministrative di Sarzana.
La domanda è: come ci arriverà il Pd a questi appuntamenti? Se quello spezzino piange, inoltre, quello sarzanese non ride, con un consiglio comunale che ieri sera sembrava una bomba a orologeria (leggi qui). Nel mezzo potrebbe consumarsi un nuovo congresso, una nuova guerra intestina, una nuova spaccatura in aree territoriali... bracci di una spirale già vista sulla quale il Pd ha dimostrato di sapersi avvitare con inusitata maestria. C'è anche che prefigura colpi di scena clamorosi, cambi di casacca e creazione di nuovi scenari. L'occhio di bue dell'attenzione mediatica si sta spostando lentamente sul centrodestra che ha trionfato alle Comunali, ma c'è da scommettere che le vicende del Pd e della classe dirigente uscente continueranno a suscitare l'interesse di una parte degli spezzini.
E a Lerici, intanto... (leggi qui)

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