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Ultimo aggiornamento: Giovedì 25 Maggio - ore 12.40

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Pagano: "Con Pucciarelli nessuna concordanza. Semmai ci sono differenze radicali"

Pagano: `Con Pucciarelli nessuna concordanza. Semmai ci sono differenze radicali`

La Spezia - Sono costretto a replicare ancora alla consigliera leghista Pucciarelli, anche per una domanda personale che mi rivolge alla fine del suo intervento.
Ma mi preme innanzitutto rispondere sui temi politici di fondo: non certo per convincere la mia interlocutrice, quanto per dare ai lettori informazioni e argomenti su cui, se vorranno, potranno riflettere.
Pucciarelli scrive che tra noi è “emersa una concordanza di fondo sulla necessità di intervenire concretamente nelle zone di partenza dei flussi migratori e una sostanziale differenza di impostazione politica e culturale sul ruolo che l’Italia può e deve giocare in merito”. Parlerei di differenza radicale. Io ho indicato due strade, in cui, come cooperante, sono impegnato in prima persona: la prima prevede progetti di sviluppo sostenibile realizzati insieme agli africani in Africa; la seconda prevede, in Italia, progetti realizzati insieme agli immigrati per far sì che possano tornare, con un lavoro, nei loro Paesi d’origine. Pucciarelli di queste due proposte non parla, così come non parla del fatto che i governi nazionali e regionali, di centrodestra come di centrosinistra, sono quasi sempre stati assai poco attivi in materia: poche risorse e scarsa attenzione politica. Soprattutto non spiega che cosa fa oggi la Lega per spingere il Governo Renzi in questa direzione e che cosa fa oggi in Regione, dove governa.
L’unica risposta è “la nostalgia degli accordi con i Gheddafi di turno” e con “gli Stati regimi stabili”, contro “il mito delle Primavere arabe”. Racconto ai lettori la mia esperienza. Ho partecipato, fin dallo scoppio della rivolta contro Gheddafi, e poi dopo la sua caduta, all’unica missione della cooperazione italiana in Libia in quel periodo. Con l’associazione Funzionari senza Frontiere e altre ong e associazioni operammo nei centri ortopedici per curare i pazienti feriti di guerra, soprattutto vittime di amputazioni e bisognosi di protesi. Noi volevamo restare per impegnarci nel sostegno al decentramento amministrativo e all’autogoverno locale: ma ci trovammo completamente soli, e dovemmo rinunciare. Il Governo italiano si preoccupò solo di difendere gli interessi economici dell’Eni e delle nostre imprese, e non di sostenere la costruzione dello Stato di diritto e della società civile in Libia. Eppure, dicono gli studi, è il sostegno alle strutture istituzionali e sociali, ai Comuni, ai corpi intermedi, che riduce la possibilità del riaccendersi dei conflitti di 4/5. Non a caso la Libia è oggi un Paese allo sbando, senza Stato. Dobbiamo quindi criticare l’intervento militare, ma anche l’incapacità dell’Occidente di dare un sostegno alle “primavere arabe”, quella libica e le altre: che è poi il vero modo di fare cooperazione! Le “primavere” esprimevano davvero un bisogno di giustizia e di libertà. Noi cooperanti impegnati in Nord Africa ci eravamo accorti da tempo che il consenso alle dittature di Tunisia, Egitto e Libia stava precipitando: non solo tra i giovani senza futuro e i poveri, ma anche tra i professionisti e le classi medie. Bastava andare in bus o nei mercati per ascoltare parole come queste, pronunciate davanti alle onnipresenti gigantografie dei dittatori: “i nostri dirigenti sono ladri, prima o poi ce ne libereremo”. In Occidente i politici non l’avevano capito, perché abituati a conoscere solo i potenti e non le persone reali. Il dissenso radicale con Pucciarelli è su questo: il suo rimpianto dell’epoca in cui trafficavamo -perché tenesse in carceri disumane gli immigrati che volevano raggiungere il nostro Paese- con un dittatore che la maggioranza dei libici non sopportava e la cui caduta era inevitabile; e la sua proposta di fare, oggi, accordi bilaterali con altre dittature perché si tengano i migranti in cambio di soldi, accordi dietro cui si nascondono abusi, carceri, torture. Ma i dittatori inevitabilmente cadranno, e i migranti prigionieri sopravvissuti troveranno comunque il modo per venire da noi. La strada di regalare miliardi a un dittatore è stata praticata dalla Germania con l’accordo con la Turchia, e ora si intende seguire questo sporco modello turco in giro per l’Africa: con l’Eritrea di Isaias Afewerki, presidente dal 1993, con il Gambia di Yahya Jammeh, presidente dal 1994, con l’Egitto di Abd al Fattah al-Sisi, altro campione dei diritti umani… La lista dei Paesi è molto lunga. Quella che una volta si chiamava cooperazione allo sviluppo si trasforma in un sostegno non ai popoli ma ai governi e al loro potere, in cambio di fermare le persone che scappano dai regimi. Chiudere gli occhi di fronte a tutto ciò è aberrante.
Per il resto Pucciarelli conferma la sua tesi: ospitiamo solo i rifugiati, respingiamo tutti gli altri, anche se sono anch’essi senza casa e Paese. Ma dobbiamo saperlo: li condanniamo a dei campi di concentramento.
Ancora: nessuna risposta alla mia proposta di piani formativi e per il lavoro per tutti, migranti e italiani. Non ci sono i soldi, si dice. Nulla di più falso: basterebbe tassare le transazioni finanziarie e i grandi patrimoni, tagliare la spesa per gli F35, impedire le spese folli dei consiglieri regionali…
Infine: Pucciarelli mi chiede quanti clandestini ospito a casa mia. Ma io sono un cooperante (senza spese per lo Stato) e passo una buona parte del mio tempo in Africa. Sono appena rientrato e sto lavorando per tornare. Sono gli africani a ospitare me! E io li contraccambio in tanti modi, per esempio adottando bambini a distanza, cosa che faccio da 27 anni. E poi non ho mai chiamato “orango” una donna nera e non ho mai invocato, con addosso la maglietta da poliziotto, la “pulizia etnica” -un termine che evoca le pagine peggiori della storia -contro i migranti. Ecco perché gli africani, regolari e clandestini, mi vogliono tutti bene.



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