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Ultimo aggiornamento: Giovedì 16 Agosto - ore 08.00

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Orlando mette in guardia: "In gioco non c'è l'assetto di governo, ma l'assetto della società"

Il ministro ha incontrato gli elettori a Mazzetta: rimbrotta Liberi e uguali per il manifesto anti-Paita e critica con forza Movimento cinque stelle e centrodestra.

Orlando mette in guardia: "In gioco non c'è l'assetto di governo, ma l'assetto della società"

La Spezia - "Chi si dice di sinistra non dovrebbe scadere in questo tipo di scontro personalizzato. Se si usano certi argomenti vuol dire che non se ne hanno di migliori. Credo che vada condannato questo modo di fare campagna elettorale, che sdogana le peggiori forme utilizzate dalla destra". Così il ministro della Giustizia Andrea Orlando commenta il manifesto con il quale Liberi e uguali invita a non votare il Partito democratico per non mandare Raffaella Paita in parlamento.
Parole di condanna, dunque, ma nessun contrattacco, anche perché il Guardasigilli, alla Spezia per un incontro con gli elettori nella sede dell'Università popolare di Via Reggio Emilia, con l'area politica alla sinistra del Pd ritiene si debba ragionare anche nel periodo successivo al voto.

Ma in vista delle urne la questione sta in poco posto. "Nei collegi uninominali, vince chi ottiene un voto in più. Quindi bisogna stare ben attenti: votare per Liberi e uguali non significa spostare l'asse a sinistra, ma dare un vantaggio competitivo alla destra. Dico da tempo che quello che è accaduto negli ultimi anni al Pd non è solo colpa degli altri, ma ora il momento è decisivo e non conta più capire chi ha sbagliato per primo. Se nei primi tre di un collegio ci fosse Liberi e uguali voterei per il loto candidato, ma la realtà è un'altra e fra quelle tre forze politiche che si giocano la vittoria c'è il Pd: gli unici in grado di fermare la destra siamo noi.
Il centrosinistra rinasce solamente se il Pd tiene, altrimenti si rischia che le divisioni vadano avanti per anni, come accaduto in Francia. Le sconfitte sono salutari solo per quelli che vincono".

Oltre a rivendicare i risultati raggiunti nel corso del lavoro al ministero della Giustizia ("in tre anni abbiamo recuperato 49 posizioni con il nostro sistema giudiziario nelle classifiche mondiali) Orlando ha messo in guardia i presenti: "Quello che ci giochiamo con queste elezioni non è un assetto di governo, ma l'assetto della società".
"Dobbiamo lavorare per un Paese democratico ed europeo. Sono candidato a Piacenza dove c'è lo stabilimento di Amazon, colosso che su determinate questioni possiamo condizionare solamente facendo massa critica con gli altri Paesi Ue. Servono politiche comuni, anche per quanto riguarda l'immigrazione. Molto, quasi tutto, va oltre la dimensione nazionale. Rischiamo di marginalizzarci. Si tratta di una strada già percorsa, ma che ci ha portato al governo Monti, perché Brunetta e Tremonti non si mettevano d'accordo sul modo in cui affrontare la crisi. La destra già dimostrato di non essere capace, e la bolletta del suo lavoro sbagliata il Paese l'ha pagata con il governo Monti".

Sul tema della sicurezza Orlando ha ricordato i dati sugli omicidi, ridotti a un terzo rispetto agli anni Novanta, e sui reati minori, scesi in gran parte. "E' vero che siamo aggrediti dalla criminalità, ma quella organizzata, quella di cui non si parla. La percezione di insicurezza deriva dai nuovi canali di informazione, dall'età avanzata della popolazione e da una campagna politica fatta ad hoc. La soluzione non è certo tornare al far west: negli Usa il tasso di omicidi è dieci volte il nostro. Non credo vogliamo andare in quella direzione, né possiamo accettare il ritorno di ideologie fasciste. Dobbiamo stare attenti a chi le appoggia, a chi strizza l'occhio e chi fa finta di niente. E mi riferisco al Movimento cinque stelle, che ha posizioni distanti da noi su molti punti, dall'immigrazione ai diritti civili. Dietro la maschera degli interessi del popolo c'è una curvatura di destra, anche per assecondare quello che esce dalla società. La politica sta dando il peggio perché non sa più dire la verità".

Sostenendo chiaramente che il punto di ripartenza del Paese può essere il governo di Paolo Gentiloni, "che ha lavorato con meno conflitto con la società rispetto a quanto accadeva prima", il ministro spezzino ha detto di non volersi rassegnare al fatto che "nei territori in cui c'è maggiore disagio proliferano CasaPound e Forza nuova, né all'istituzionalizzazione delle differenze di classe attraverso coloro che propongono la flat tax. Berlusconi ha detto che dopo un anno di Tajani premier ritornerebbe lui? È una minaccia... non serve andare lontano per sapere cosa pensano all'estero di lui. Senza parlare dei suoi alleati, che giurano sul vangelo, riportandoci indietro di secoli. E' possibile andare in giro per il mondo e non vergognarsi".

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