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Orlando: "Spezia non ha un sindaco ma un proconsole di Toti"

Il deputato Pd: "In Liguria risultato severo ma si può ripartire da alleanza con M5S per nuovo centrosinistra. In città sfida più aperta, dobbiamo puntare su riconquista di autonomia e prestigio".

pandemia, alleanze e amministrative
Orlando: "Spezia non ha un sindaco ma un proconsole di Toti"

La Spezia - “La risposta sanitaria non può essere distinta da quella economica, la gente vive con paura il fatto che il Coronavirus non è sotto controllo. Non dobbiamo ripetere l'errore del 2008 quando abbiamo atteso la fine della crisi economica altrimenti il Paese perderà la sua capacità produttiva”. Così il vice segretario nazionale del Partito Democratico e deputato spezzino Andrea Orlando nel corso della videointervista odierna con il giornalista del Corriere della Sera Tommaso Labbate. Un'occasione per fare il punto sui temi di più stretta attualità politica sia nazionali che locali.

Inevitabile ovviamente l'apertura sulla seconda ondata della pandemia che rischia di mettere a dura prova anche la stabilità economica del Paese. “Non possiamo pensare di fronteggiare prima il virus e poi pensare all'economia perché anche dove le restrizioni sono state minori i consumi sono crollati. Oggi abbiamo quasi ventimila casi e dopo aver letto il bollettino la gente prenota un tavolo al ristorante o un posto al cinema. Il Dpcm emanato sconta una certa incertezza e bisognerà tornarci sopra, il prossimo dovrà giocoforza avere delle restrizioni. Una cosa è certa – ha osservato Orlando – la riduzione delle occasioni di socialità è una scelta politica e bisogna dosare quelle che sono sacrificabili e quelle che non lo sono. Il Governo ha detto di voler garantire la produzione e lo studio, ora bisogna progressivamente sacrificare il resto”.

Uno scenario nel quale l'attività del Governo deve tener conto anche delle posizioni delle Regioni: “L'aggressione alla nostra salute è simmetrica – ha osservato Orlando – e le risposte sono asimmetriche perché ogni governatore ha la sua lettura del problema. Per questo il nuovo Dpcm dovrà restringere il range se vogliamo evitare di arrivare a un lockdown economico a ridosso di Natale che sarebbe devastante. Il problema è la gestione della pandemia attraverso l'attuale articolazione dei poteri, i Paesi che hanno risposto meglio hanno una struttura più centralistica. Le risorse europee sarebbero utili per la sanità, credo che la strada del coordinamento e del dialogo siano le uniche per arrivare delle risposte. I fondi del Mes? La pandemia ci ha dato tutte le coordinate dei limiti e dei punti di forza del sistema sanitario, bisogna intervenire per raddrizzare le cose che non funzionano e ci vogliono i soldi. Il Mes è destinato a seguire l'evoluzione del quadro sanitario”.

Quindi sul ruolo del Partito Democratico e l'alleanza con il Movimento 5 Stelle: “Il Pd fino ad oggi ha svolto un ruolo di responsabilità che è stato percepito anche grazie alla cifra scelta da Zingaretti. I leader che nell'emergenza hanno agito in maniera solitaria e improvvisata hanno fallito, come dimostrano Trump e Bolsonaro, dove non ci sono uomini della Provvidenza come in Germania le cose sono andate meglio. Il Pd è la forza che ha più livelli ha voluto la coalizione con maggior convinzione, per non fare un'alleanza a livello locale devi avere un argomento molto solido altrimenti perdi credibilità, ci abbiamo provato da tutte le parti e dove non ci siamo riusciti abbiamo potuto dire 'non è colpa nostra'”.
Alleanza che in Liguria non ha portato alla vittoria ma ha creato le basi per un progetto da portare avanti: “Chiunque si fosse candidato contro Toti a questo giro non avrebbe toccato palla, non lo dico solo io. In un risultato molto severo la Liguria ha comunque detto che ci sono province dove già oggi il nuovo centrosinistra potrebbe vincere. A Savona e a Spezia la somma delle forze politiche è competitiva, non lo è a Genova dove c'è un 'effetto Bucci', con la ricostruzione del ponte Morandi che ha dato popolarità al sindaco e al centrodestra. Io – ha evidenziato Orlando – non butterei via l'alleanza ma la userei come strumento anche se abbiamo pagato un po' il ritardo della candidatura. Nella campagna elettorale non sono emerse particolari discrasie o fratture con il M5S e le energie messe in campo possono essere un punto di ripartenza ma serve un'esperienza nuova, non dobbiamo rievocare quello che c'era prima del 2015. Il nuovo centrosinistra deve essere rigenerato e superare le cose non buone fatte in precedenza”.

La prima prova importante – e più cara al deputato – sarà ovviamente quella del prossimo anno con le amministrative che fra le varie città porteranno al voto anche La Spezia. “Il nuovo scenario ci riconsegna una sfida più aperta, la nuova coalizione è due punti sotto il centrodestra e molto vicina a Sarzana, ma non dobbiamo fare errori e allargare la coalizione portando energie civiche, ricostruendo un profilo progettuale e programmatico non con operazioni di rivendicazione del passato ma con una proposta per il futuro”.
“Dobbiamo puntare – ha proseguito Orlando – sulla riconquista di autonomia e prestigio di una città che non ha un sindaco ma un proconsole di Toti. Vorrei un primo cittadino in grado di dire “no” al presidente della Regione quando fa cose che non sono il bene per la città. Spezia è stata bistrattata durante la pandemia, continua ad esserlo sul fronte sanitario e delle infrastrutture, basta vedere come è stato accantonato il progetto del nuovo ospedale. Toti per molti mesi ha teorizzato che le misure del Governo fossero troppo restrittive, quando ha derogato molti sindaci di destra hanno detto no. Quello della Spezia invece si è sempre allineato con il massimo zelo, come ai tempi della Bulgaria con l'Unione Sovietica. A Spezia – ha concluso Orlando – il totismo è realizzato in purezza, non c'è mediazione fra interessi del territorio e la necessità di obbedire a Genova. La battaglia per la ricostruzione del centrosinistra parte anche dalla riconquista di indipendenza, ci rivolgiamo a tutte le forze di centrosinistra ma anche agli spezzini che hanno orgoglio civico”.

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