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Ultimo aggiornamento: Domenica 23 Settembre - ore 09.00

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Orlando: "Renzi non pensi di spostare l'attenzione sul dibattito sulle alleanze"

Il capo della minoranza Pd: "Non oscuri il tonfo elettorale, il 90 percento del partito si è già espresso. Siamo al 18%, un solo punto sopra la lega di Salvini, alla direzione dobbiamo parlare di questa disfatta".

verso la direzione nazionale
Orlando: "Renzi non pensi di spostare l'attenzione sul dibattito sulle alleanze"

La Spezia - Tutti contro Renzi? Non proprio. Perchè se così fosse i propositi guerrafondai accarezzati da mezzo Pd diventerebbero fattuali. Ma, come sempre, in politica è tutto molto più complicato, figuriamoci nel contesto italiano dove davvero, al di là dei voti, finisce per essere difficile prendere in mano il paese e governare. In casa Pd, che nonostante rimane l'unico vero partito esistente ancorché ridottissimo, tranne Renzi, si son messi al lavoro di ricucitura i vari Delrio, Martina, Franceschini ma anche quell'Andrea Orlando che, dopo le dimissioni congelate del segretario, ha mandato segnali sempre più netti e ravvicinati all'ex presidente del consiglio. Renzi dal canto suo ha un piano: lasciare la bega dell'ingovernabilità a Lega e Cinque Stelle e vedere che cosa succederà dopo le consultazioni. Ma sarà un mese durissimo per il Pd e le dimissioni di Debora Serracchiani sono emblematiche e probabilmente soltanto le prime di una lunga serie.

Orlando, dicevamo, è stato uno dei più netti nei confronti di Renzi e in queste ore ha voluto commentare l'uscita pubblica del segretario dimissionario, derubricando come "una mossa brillante dal punto di vista comunicativo spostare il dibattito interno del Pd sul tema delle alleanze, anzi sull’alleanza con i Cinque Stelle, oscurando così il tema del risultato elettorale. La discussione tuttavia mostra la corda: la maggioranza, tutta, esclude questa ipotesi, quindi quasi il 70% del Pd. L’area politica che mi ha sostenuto al congresso ha escluso la possibilità di un governo con i 5 stelle, così come con il Centrodestra, quindi si aggiunge un ulteriore 20% del Pd. In modo chiaro per questa prospettiva si è pronunciato Michele Emiliano che ha ottenuto al congresso il 10%. Il conto è presto fatto: il 90% del gruppo dirigente del Pd è contrario ad un’alleanza con il M5S".

Conclude Orlando: "Oggi un’avveduta dirigente come la presidente della Regione Umbria, una regione un tempo definita rossa, nella quale, certo non per colpa sua, il Pd non ha conquistato un solo collegio uninominale, sente il bisogno di chiedere un referendum su questo tema. Il referendum nel Pd non serve. Il referendum sul Pd c’è già stato. Siamo al 18%, un solo punto sopra la lega di Salvini. Alla direzione dobbiamo parlare di questo, delle ragioni profonde di questa disfatta elettorale".

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