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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 15 Agosto - ore 12.11

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Orlando: "Ora evitiamo la dialettica renziani-antirenziani"

Il ministro della Giustizia uscente interviene proponendo alcuni punti per avviare la ricostruzione del partito.

"Non basterà cambiare il segretario"
Orlando: "Ora evitiamo la dialettica renziani-antirenziani"

La Spezia - Sono molti gli interrogativi su quello che sarà l'assetto del Pd che verrà. Le dimissioni del segretario Matteo Renzi, la cui efficacia scatterà solamente dopo la formazione del governo, sono state l'effetto automatico di un sconfitta di proporzioni epocali. Non solo il Pd non ha raggiunto il 20 per cento, ma quel centrosinistra di cui in molti invocavano l'unità, è praticamente sparito dai radar con i fallimenti di tutti i partiti dell'area politica, da +Europa a Leu, senza dimenticare Potere al popolo.

In un quadro così complesso, che si sovrappone a quello più generale in cui non si intravede una maggioranza parlamentare scevra di contraddizioni, oltre alle mosse di Renzi sono tornate di estremo interesse anche quelle delle minoranze.
Ieri una dozzina di iscritti spezzini ha chiesto una epurazione della classe dirigente, il cosiddetto "giglio magico", minacciando l'occupazione della sede di Via Lunigiana.
In serata anche il ministro Orlando è intervenuto pubblicamente, attraverso il suo profilo Facebook.
"La Direzione sarà utile ad affrontare questo risultato drammatico se sapremo, dopo molto tempo, confrontarci e soprattutto ascoltarci evitando di fare caricature alle posizioni altrui.
Propongo, per questo, alcune regole di ingaggio", esordisce il ministro della Giustizia uscente.
"Discutiamo delle prossime mosse senza omettere di affrontare il tema della sconfitta. Abbiamo già fatto finta di niente, in termini di analisi delle cause, dopo il referendum e dopo la Sicilia. Non ha portato bene. Nella vita - afferma Orlando - bisogna sempre guardare avanti, ma non riflettere sugli errori porta a commetterli di nuovo".
La seconda proposta di Orlando smorza i toni rispetto alla voglia di regolamento di conti di una buona parte dei componenti della minoranza: "Evitiamo le tifoserie, la dialettica stucchevole renziani-antirenziani. E’ chiaro che la colpa di una sconfitta così non è addossabile solo a Renzi. C’è di più, molto di più. Quindi, non basterà solo cambiare il segretario per risolvere i nostri problemi".
"Evitiamo le barzellette: il momento è serio. Non ci sono governisti a tutti i costi né fautori dell’opposizione, duri e puri, in costante presidio contro gli inciuci. All'opposizione ci hanno mandato gli italiani, non le dichiarazioni dei componenti del gruppo dirigente. Da lì bisogna ripartire per ricostruire il Pd e il centrosinistra. Non ci sono scorciatoie", aggiunge il politico spezzino.
"Sempre nel filone umoristico si registrano i racconti a proposito di cultori dei caminetti contrapposti agli “amici del Popolo”. Premetto che trovo esilarante che parlamentari eletti grazie all'attività di un caminetto riunito in seduta permanente sino al giorno della presentazione delle liste, tuonino contro i caminetti - dichiara, con limpido riferimento alle parole pronunciate da Renzi al momento dell'annuncio delle dimissioni -. Credo sia più rispettoso dell’intelligenza di tutti ragionare in termini corretti di questo tema. La dialettica c’è ed è tra chi ritiene che gli organismi debbano essere un luogo di ratifica delle decisioni annunciate da un leader eletto alle primarie e chi, come me, pensa che possano essere il momento di un confronto che consenta di definire insieme una linea e una proposta politica. Collegialità non significa opacità. Si può essere collegiali anche in streaming. Il problema è se ci si ascolta o no, se si è disponibili a correggere il tiro o no, cosa si intende per “insieme” e “noi”: parole abusatissime nei mesi scorsi".
Concludendo Orlando allarga lo sguardo al di fuori del perimetro del partito: "Il momento è difficile, ma la tenuta istituzionale dipende in gran parte da noi. Il presidente della Repubblica, in questo momento, per ragioni costituzionali e storiche, è il principale riferimento della nostra democrazia in affanno. Ricordiamocelo".

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