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Ultimo aggiornamento: Domenica 21 Aprile - ore 11.40

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Non passa la mozione contro il ddl Pillon

Lunga discussione sul contenuto della proposta che vede il parlamentare leghista come primo firmatario. Astensione per popolari, Saccone e Caratozzolo. A favore il M5S.

La Lega: "Il testo è in fase di revisione"
Non passa la mozione contro il ddl Pillon

La Spezia - Il primo punto all'ordine del giorno del consiglio comunale di ieri sera non era scritto nero su bianco nella convocazione, ma era quello atteso un po' da tutti i curiosi e appassionati di politica locale. Massimo Caratozzolo, al termine di una lunga ed estenuante discussione con l'ex collega di gruppo Giulio Guerri, aveva formalizzato la sua fuoriuscita dalla maggioranza e ieri, per la prima volta, si è seduto tra i banchi dell'opposizione, prendendo posto accanto alla grillina Jessica De Muro. Alla sua destra la sedia vuota di Lorenzo Forcieri, assente.
A livello di poltrone la questione è dunque chiarita, con Guerri che resta seduto su quella di presidente del consiglio. Non è stata ancora dissipata, invece, la nebbia che avvolge il destino del gruppo "Per la nostra città con Giulio Guerri". Secondo il parere fornito agli uffici, Caratozzolo, pur essendo capogruppo, non avrebbe il diritto di portare il nome all'opposizione. Saranno i legali e i tecnicismi a stabilire chi, tra lui e Guerri, dovrà confluire nel gruppo misto.
Un mancato chiarimento in seguito al quale Caratozzolo ha deciso di astenersi in ognuna delle votazioni di ieri, aggiungendo che questo ritardo nella definizione della vicenda gli "impedisce di esercitare a pieno il ruolo di consigliere comunale".

La prima luce bianca dell'ex membro della maggioranza è stata accesa al momento del voto su una delibera tecnica di bilancio sulla quale non c'è stata alcuna discussione. Poi è venuto il momento della mozione contro il disegno di legge Pillon presentata dal Pd, discussa di fronte a una nutrita rappresentanza del comitato spezzino No Pillon.
"Domani (oggi, Ndr) sarà presentato un nuovo testo ma si tenterà comunque di portare avanti i pilastri del Pillon sull'affido condiviso, che sono contenuti nel contratto di governo sottoscritto da Lega e 5 stelle. Pillon - ha ricordato la capogruppo Pd, Federica Pecunia - è uno degli organizzatore del family day ed è primo firmatario di questo disegno di legge di cui davvero non si sentiva il bisogno.Viene proposta l'istituzione di una figura come il mediatore, a pagamento e solo in grado di accresce la confusione già elevata di una situazione di separazione. La via consensuale è già prevista come prima scelta tra due persone che si lasciano". Pecunia ha trovato da dire anche in merito alla segretazione degli atti, alla divisione della permanenza con i genitori in modo che il figlio stia con entrambi non meno di 12 giorni al mese e contro il concetto di alienazione genitoriale.
"Non serve una revisione, una nuova formula, ma il ritiro del disegno di legge. Non solo i movimenti e le associazioni, ma anche i giuristi e l'Onu si sono espressi contro questa proposta - ha proseguito Pecunia -. È una forma di disincentivo del divorzio per il genitore più fragile economicamente, che è quasi sempre la donna. E non capiamo perché si sia arrivati a imporre una figura che deve essere pagata: cosa ci guadagna il minore? La bigenitorialità è diritto del bambino, non del genitore. Bisogna raddoppiare le attenzioni, non dividere il tempo in due parti uguali: come si può pensare di dividere le ore e il calendario? Non si può progettare la vita di un bambino. Non dite che serve per garantire i diritti delle famiglie e che questa soluzione è presente in altri Paesi, perché sappiamo anche che si parla di Stati in cui il welfare per i minori funziona davvero. Ed è quello che dobbiamo fare anche noi: investire sul welfare e sui servizi".

Il leghista Simone Vatteroni ha subito preso la parola per proporre di posticipare la discussione a quando il ddl sarà stato riportato alle Camere con il nuovo testo. "Esprimiamoci su questo ddl, semmai se ne riparlerà a tempo debito", ha risposto Luca Erba, a nome del gruppo Pd.

Via alla discussione, dunque, con Patrizia Saccone che ha proseguito sulla stessa linea domandando: "Possiamo esprimerci davvero su questo tema, visto che il testo sarà modificato? Zanda propone di aumentare gli stipendi per eletti... vogliamo parlare di questo? Bisogna parlare di questo ddl alla luce del testo vero".
Massimo Lombardi ha esordito definendo il ddl Pillon un "abominio giuridico". "L'impressione è che si voglia fare business introducendo il mediatore. Il nostro ordinamento prevede il gratuito patrocinio, qua viene escluso, incidendo su quelle donne che sono in difficoltà economica e che così non potranno alzare la testa. Ma la vera follia è sul reato di violenza domestica, nonostante sia ben nota la cosiddetta sindrome da luna di miele. Questa proposta - ha detto l'esponente di Spezia bene comune - va contro i diritti delle donne. Mettiamo da parte appartenenza politica questa volta: a Savona - dove governa il centrodestra -, a Levanto e a Castelnuovo questa mozione è stata approvata all'unanimità".
"La Lega dice: prima gli italiani!, ma evidentemente non si riferisce alle madri", ha ironizzato la consigliera dem Dina Nobili. "Per la garante dell'infanzia la divisione prevista dal Piano familiare può stravolgere la vita del bambino. Si torna indietro alla potestà, in sostituzione del concetto di responsabilità genitoriale. Non esiste una proporzione matematica del tempo da trascorrere con i figli", ha concluso.

La prima replica da parte del Carroccio è stata affidata alla consigliera Lorella Cozzani: "Stiamo facendo un processo alle intenzioni su un testo che sarà modificato. Il ddl mira a dare una risposta concreta seguendo quattro principi del programma di governo. Se i genitori hanno già trovato un accordo è logico che non occorra rivolgersi al mediatore, che interviene nell'esclusivo interesse del minore. Il primo incontro è gratuito, il secondo è volontario e l'obiettivo è quello di mantenere una eguaglianza tra padre e madre. Non c'è un tentativo di controllo da parte dello Stato, né si ravvisa una possibile regressione culturale, ma anzi si cerca di restituire responsabilità genitoriale e di dire stop agli assegni di mantenimento che colpiscono un solo genitore".
"Si fa una riflessione articolata sulle figure genitoriali, ma il bambino dov'è? - ha domandato nel suo intervento Paolo Manfredini, per il Psi - I diritti del minore vanno posti al centro e nel rapporto con la madre e il padre non è questioni di ore o giorni. Questo concetto è pedagogicamente sbagliato. Si spezzano i sistemi di relazione. Non mi convince il Piano genitoriale, fatto col bilancino. Non esiste la sindrome che si cita in termini di alienazione e, di fatto, si descrive una famiglia di stile patriarcale. E non dimentichiamo che la famiglia non si dissolve con la separazione dei genitori, ma si modifica. Per questo rendere più vischioso il processo con l'intervento del mediatore mi sembra ancora più errato".
Concorde Roberto Centi, di Leali a Spezia: "L'intermediazione rallenta la separazione e prevedere una figura del genere è sintomo di qualcosa che non va nella società. Bisogna puntare su altro. Questo provvedimento o è stato pensato in maniera superficiale o è volutamente una gabbia. Il vero problema per i ragazzi è la normatività, il formalismo, il fatto che la legge entri nella loro vita. In questo ddl ci sono elementi che portano a situazioni grottesche. Il minore è visto come un oggetto e non come un soggetto. Ci sono rigidità e un rimbalzo freddo tra domicili".
"La materia è delicata - ha risposto Vatteroni -, ma credo che il ddl Pillon sia un buon punto di partenza, per quanto migliorabile. Garantisce diritti a moglie, marito e figlio. Non è pro mamma o papà, ma per il minore, affinché abbia un rapporto paritetico con i genitori. L'assegno di mantenimento non viene menzionato, continuerà a essere corrisposto se le condizioni economiche lo richiederanno. Ma ci sarà anche una proporzionalità nelle spese nei casi in cui questo sia possibile. I tempi paritetici sono un miglioramento, così i bambini non dovranno scegliere tra madre e padre. E ci sarà una riduzione dei costi evitando lunghi processi e, infine, i genitori violenti saranno esclusi".
Per Spezia vince con Peracchini sindaco, Luigi De Luca ha sottolineato come sarebbe stato meglio rinviare la discussione, attribuendo a Pillon coraggio e sensibilità, mentre la leghista Federica Paita ha sostenuto che il ddl presentato sia diverso da come è stato descritto dall'opposizione. "La bigenitorialità perfetta è solo quella di un padre e una madre che non litigano, il resto è tentativo di fare il possibile. I dati dicono che l'80 per cento delle separazioni è consensuale, e dunque non occorrerà fare ricorso alla norma di cui si parla. Sarà invece utile per i casi in cui i genitori si prendono a bambinate e che finiscono in processi che costano migliaia di euro. Per questo viene prevista una figura formata apposta per trovare una soluzione. Non abbiamo giudici esperti di diritto familiare nella gran parte dei Tribunali d'Italia: lo stesso magistrato che al mattino si esprime su un fallimento di azienda al pomeriggio si occupa di separazioni, magari vedendo le coppie per non più di 5 minuti. Oggi i divorzi finiscono con un genitore locatario e uno che ha diritto di visita. E continuano a litigare. Per questo serve un mediatore, le cui sedute hanno costi inferiori al processo. L'alienazione non è una diagnosi? Ma ci sono casi e casi di bambini che respingono un genitore. E per questi minori non è prevista nessuna casa famiglia, ma ci sarà l'affidamento ai nonni o agli zii".
"C'è bisogno di normare le lacune della legge sul divorzio, ma il ddl va cambiato. Ci sono grossissime criticità: non viene considerata la violenza domestica e occorre tutelare di più donne e bambini. Tuttavia la mozione del Pd è provocatoria e superata, visto che il testo sarà rivisto", ha replicato la grillina Donatella Del Turco.
A chiudere il ciclo degli interventi, prima che si passasse alle dichiarazioni di voto, è stato il capogruppo Toti - Forza Italia, Fabio Cenerini: "Questa discussione non mia appassiona, non per il tema, che è molto importante, ma perché parliamo del nulla. Il ddl è in commissione, è in fase di revisione. E le tesi del Pd locale sono ampiamente rappresentate in parlamento".

"Se solo dicessimo che per noi bisogna mettere al centro il minore, già sarebbe buono - ha ribattuto Pecunia -. Nel dibattito di questa sera avete confermato i pilastri del ddl e dunque abbiamo proprio fatto bene a parlarne. Per la famiglia questo governo non ha fatto nulla".
Annunciando l'astensione del gruppo La Spezia popolare, Andrea Costa ha dichiarato che "qualunque discussione in aula è un momento di crescita, anche se sarebbe stato meglio accettare il rinvio per dibattere sul testo definitivo".
Astensione anche per Caratozzolo e Saccone, mentre Marco Raffaelli, per il Pd, ha ribadito il voto favorevole dei suoi colleghi e ha spiegato come siano state "le critiche al ddl a portare alla sua revisione. Non votate secondo logiche di appartenenza, ma entrando nel merito della questione", ha concluso, trovando d'accordo Manfredini.
"Il minore viene visto come un bene da dividere a metà e la separazione viene resa più complessa e onerosa. Dovremmo astenerci - ha detto per il M5S, Jessica De Muro - ma votiamo a favore della mozione schierandoci contro un possibile arretramento culturale. La nostra è una scelta di coraggio e libertà".

La votazione ha confermato le premesse: astenuti Caratozzolo, Saccone, Costa, Costantini e Tarabugi, il resto dell'opposizione ha votato a favore, mentre la maggioranza ha votato contro, bocciando la mozione.
Poco dopo con voti unanimi, eccezion fatta per l'astensione di Caratozzolo, l'aula ha approvato la mozione presentata da un commosso Oscar Teja, per Toti - Forza Italia, e dal leghista Redento Mocchi per impegnare il sindaco e la giunta a reperire le risorse per il restauro del monumento a Nazario Sauro, che si trova nell'area dei Giardini.

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