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Ultimo aggiornamento: Venerdì 23 Febbraio - ore 23.23

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Non passa la "mozione antifascista", opposizione sull'Aventino

La minoranza chiedeva di vietare l'uso di spazi pubblici a formazioni neofasciste, ma la maggioranza ha risposto con documento di condanna generica alla violenza, al razzismo e ai totalitarismi. Dopo il voto il centrosinistra ha lasciato l'aula.

Non passa la "mozione antifascista", opposizione sull'Aventino

La Spezia - Dopo un lungo dibattito dai toni stranamente pacati sulla consistenza dei rigurgiti fascisti e sull'opportunità di vietare la concessione di spazi pubblici a movimenti che pratichino azioni contrarie ai principi della Costituzione, l'opposizione ha lasciato l'aula del consiglio comunale in blocco. Un gesto muto, facilmente riconducibile alla protesta verso il voto contrario di quasi tutta la maggioranza (si è astenuto il presidente del consiglio comunale Giulio Guerri) alla mozione presentata dal gruppo Leali a Spezia e sostenuta per ore dai colleghi della minoranza.
Dal centrodestra, però, non c'è stata apertura ed è anzi arrivata la presentazione di un ordine del giorno che presuppone il contrasto " a ogni manifestazione di intolleranza, discriminazione e violenza e ogni tentativo organizzato di propagandare forme di totalitarismo, razzismo e discriminazione". Nel documento, in seguito approvato all'unanimità, non c'è nessun accenno al fascismo, dunque, vero discrimen (in gran parte sottaciuto) tra le posizioni di maggioranza e opposizione.

Gli interventi nella discussione
Il dibattito si è aperto con una riunione dei gruppi di maggioranza, che si sono coordinati per la presentazione dell'ordine del giorno nel quale era contenuta la risposta tesa a smontare la mozione firmata da Guido Melley e Roberto Centi: condanna a ogni tipo di atteggiamento razzista, totalitario e discriminatorio, non solo a quelli che si rifanno dichiaratamente al fascismo.
Al ritorno in aula, si è notata l'assenza di Massimo Caratozzolo, del gruppo Per la nostra città, interpretata come una malcelata difficoltà di sposare la posizione dei colleghi di maggioranza. Un punto di vista confermato poi dall'astensione del capogruppo Guerri. I distinguo tra i due consiglieri entrati a far parte dell'amministrazione con l'apparentamento e il resto della maggioranza, dunque, continuano.
Melley, nel presentare la mozione, ha citato un sondaggio indipendente secondo il quale oggi il 46 per cento degli italiani ritiene che il fascismo sia un fenomeno nuovamente diffuso nel Paese. "Il rischio lo corrono soprattutto i nostri giovani. Non vogliamo radicalizzare il tema, ma riteniamo sia giusto dire chiaramente la propria posizione rispetto a questo fenomeno, chiedendo che chi usufruisce di spazi pubblici nella nostra città si impegni a rispettare i valori fondanti della Costituzione".
Una richiesta fuori luogo e strumentale, secondo Umberto Costantini (La Spezia popolare), che vede la difesa di democrazia e liberta nella lotta ai problemi dell'occupazione e della povertà. "La mozione - ha concluso - è irriverente e offensiva nei nostri confronti e lascia passare il messaggio che le istituzioni non sono in grado di difendere i valori della Costituzione".
Dalla grillina Jessica De Muro la condanna al "fascismo eterno italiano" è stata totale. "E' apparentemente innocuo, sino a quando non indossa la divisa e impugna le spranghe. La violenza che pervade i social network è un segnale preoccupante. Essere antifascisti non è essere contro il Ventennio, è un valore quanto mai attuale".
Luigi Liguori ha sottolineato il "decadimento culturale che porta verso il rischio di un aumento dell'intolleranza e della violenza, facilitato dallo scollamento nei confronti della politica e delle istituzioni. Certa destra ha trovato una retorica efficace, e sottovalutare questi pericoli in un'epoca in cui la realtà viene facilmente distorta ad arte è molto pericoloso", ha detto, muovendo una critica all'operato del ministro Minniti per aver indirizzato il pugno di ferro verso la parte sbagliata. Una posizione che scava definitivamente il solco tra il consigliere, tra i papabili candidati di Liberi e uguali alle Politiche, e il Pd.
"La mozione usa parole precise, non alza steccati ideologici - ha sostenuto Massimo Lombardi, di Spezia bene comune -. Ci sono stati episodi, che non dobbiamo ingigantire, ma che bisogna comunque stigmatizzare. Bene ha fatto il sindaco a intervenire con sobrietà e fermezza. E anche per questo è scellerato non essere unanimi questa sera".
"Per non radicalizzare il dibattito si fanno documenti condivisi", è stata la replica di Maria Grazie Frijia, esponente di Fratelli d'Italia, alla richiesta di unitarietà. "La mozione non è scevra di ideologia, ma è anzi il tentativo di autoaffermazione della lista Leali a Spezia come movimento antifascista e una mossa da campagna elettorale. E' normale dire no a chi non rispetta la Costituzione".
Stesse accuse di utilizzo propagandistico del tema da parte dell'azzurro Oscar Teja, che ha aggiunto: "Qua si vuole imbavagliare chi la pensa diversamente, come è stato fatto con la legge Fiano e con il reato di omofobia. Se ne parli insieme di questi rigurgiti neofascisti e neonazisti, che ritengo gravissimi. Ma vi domando anche perché il Viminale e tribunali perché non fermano i partiti che legittimamente si candidano e chiedono democraticamente i voti?".
"I segnali ci sono e sono preoccupanti: c'è un clima culturale che rimette in campo visioni del mondo che nessuno vuole più. Invece noto che il tema - ha ribattuto il socialista Paolo Manfredini - è affrontato con benaltrismo e superficialità che non mi convincono. Stiamo affrontando quello che Calamandrei definitiva il periodo della 'Resistenza in prosa', più lungo e complesso di quella eroica. Dobbiamo continuare a opporci al fascismo, senza se e senza ma".
"Sembra di essere tornati nel '68 - ha detto Luigi De Luca, del gruppo Spezia vince con Peracchini -. Io sono contrario alle censura a priori. Mio padre venne internato, ma sono comunque a favore della libertà di esprimersi per chiunque".
Centi, firmatario della mozione, ha rispedito al mittente le accuse di scopi elettoralistici della proposta: "Non intendo certo candidarmi alle Politiche. Sono civico ma orgogliosamente di sinistra: sostengo che la violenza sia da condannare sempre e, per esempio, non sono mai stato dalla parte di Carlo Giuliani. Non c'è speculazione, ma paura di un virus, che è molto pericoloso per i giovani. Lo ha affermato anche Roberto Maroni. Ricordo a tutti che "Blocco studentesco", formazione figlia di CasaPound, ha raccolto nelle nostre scuole 56mila voti ed esprime oltre 200 rappresentanti. In tutta Europa la destra estrema ha guadagnato posizione e rappresentanti nelle istituzioni, mentre i social network annullano la cultura e il valore delle leggi, che sono ormai considerate alla strega di file da eliminare dal cellulare. Oggi l'antifascismo non è retorica".
"Sono antifascista anche io, e concordo su alcune parti della mozione ma ci sono aspetti che non vengono tenuti in considerazione - ha spiegato il leghista Simone Vatteroni -. Se ci sono partiti con agibilità politica non può essere il Comune di Spezia a decidere di non concedere loro gli spazi pubblici. Credo sia sbagliato dire chi può e chi non può esprimere la sua opinione".
Dal Pd ha preso la parola la capogruppo Federica Pecunia: "L'antifascismo non è di sinistra, e dobbiamo cercare di capire perché dopo 70 anni dobbiamo parlarne, a fronte di episodi nuovi, certo ben diversi da quelli del Ventennio. Ma per incidere deve essere condiviso. Altrimenti rischiano di non cogliere il segnale di una pericolosa deriva, di questa onda nera che sta interessando tutto l'Occidente. Dico pubblicamente grazie al sindaco per la solidarietà espressa dopo la croce celtica sulla sede del Pd di Melara, ma sarebbe stato importante dare oggi un segnale, magari modificando in parte la mozione, ma votandola all'unanimità".
"Si va verso gli estremismi quando la politica non dà le risposte che la gente chiede - ha rilevato il capogruppo di Forza Italia, Fabio Cenerini -. Oggi chiedete di condannare gli atteggiamenti violenti dei gruppi neofascisti, ma fate sempre due pesi e due misure: siete stati infatti conniventi per anni con chi ha occupato l'ex mensa dell'Enel e con gli autonomi che sfasciano le città".

All'esame del voto, come detto, l'odine del giorno della maggioranza ha raccolto l'unanimità, mentre la mozione è stata bocciata con 18 voti contrari, l'astensione di Guerri e i voti a favore dei 9 esponenti dell'opposizione.
A questo punto il colpo di scena della serata, ovvero l'abbandono dei banchi da parte di tutta la minoranza, quando il programma della serata prevedeva ancora la discussione di due mozioni. Dopo qualche secondo Frijia ha preso la parola per stigmatizzare il comportamento del centrosinistra, reo di non aver nemmeno fornito la giustificazione del gesto, mentre Sauro Manucci chiedeva conferma della decadenza della mozione sulle civil card che avrebbe dovuto essere esposta da Manfredini e che invece dovrà essere ricalendarizzata per l'assenza del presentatore.
Un finale surreale, di cui si parlerà diffusamente nelle prossime ore.

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