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Ultimo aggiornamento: Sabato 20 Aprile - ore 15.01

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No all'urgenza sul caso Cenerini, e fuori Asti battibecca con Ricciardi

Il consiglio comunale ha vissuto momenti di confusione legati alla vicenda che vede coinvolto il capogruppo della lista Toti - Forza Italia.

Serata complicata
No all'urgenza sul caso Cenerini, e fuori Asti battibecca con Ricciardi

La Spezia - A corrente alternata. Il consiglio comunale di ieri sera è stato un susseguirsi di momenti ad alta intensità e lunghe pause, contestazioni e litigi da corridoio e mozioni liquidate in quattro e quattr'otto. Un'altalena iniziata all'esterno con il presidio messo in scena per chiedere le dimissioni di Fabio Cenerini per le frasi postate sul suo profilo Facebook (leggi qui). Una manifestazione che per qualche minuto ha scaldato l'atmosfera anche all'interno di Sala consiglio, prima che l'appello e l'inno di Mameli dessero il via ufficiale all'assemblea, subito interrotta per una conferenza dei capigruppo chiesta con urgenza dalla minoranza. Tema: la mancata comunicazione ai consiglieri che avevano chiesto spiegazioni della relazione della commissione interna che ha valutato i fatti legati all'operato dell'ex assessore alla Cultura, Paolo Asti, giunta invece alla stampa (leggi qui). Il confronto tra la minoranza e l'amministrazione è durato poco più di un'ora ed è prevedibile che ci saranno strascichi nelle prossime ore.

Al rientro in aula si è dato spazio alle interpellanze iscritte all'ordine del giorno: un tran tran di richieste di spiegazioni su singoli problemi della città che per alcuni istanti è stato interrotto dal vociare proveniente dal corridoio del parlamentino spezzino. A confrontarsi con toni minacciosi erano l'assessore Asti e l'esponente di Rifondazione comunista Jacopo Ricciardi, tra i promotori della manifestazione per le dimissioni di Cenerini.
Spostatisi nell'androne delle scale di Palazzo civico i due, sotto l'occhio attento della telecamera della Digos, Asti sosteneva che Ricciardi non potesse affermare che le preferenze ottenute da Cenerini erano poche, mentre l'altro replicava ricordando i voti più numerosi presi da esponenti della sinistra. Insomma, uno scontro verbale sul nulla, terminato con Cenerini, diretto interessato, che osservava la scena mentre i due riportavano la discussione nei ranghi.

Una mini rissa verbale che è stata il viatico della discussione sull'urgenza della mozione con la quale Massimo Lombardi ha chiesto al consiglio di esprimersi per invitare lo stesso Cenerini a dimettersi.
Il consigliere di Spezia bene comune ha illustrato il calvario della docente Catia Castellani a partire dal suo intervento nel corso della Giornata della memoria, "additata come un simbolo del far politica a scuola, per aver pronunciato parole di umanità". "Mai - ha aggiunto Lombardi - avrei voluto leggere le parole di Cenerini che ha individuato la responsabilità politica della morte di Pamela in persone che fomenterebbero atti del genere. Da quel momento personaggi squallidi, con una condotta vessatoria, hanno iniziato ad attaccare Catia come se fosse mandante morale di quei crimini. Non possiamo imporre le dimissioni di un consigliere, ma credo ancora che sia possibile un gesto da parte di Cenerini".
Di opinione contraria Sauro Manucci: "Una mozione si rivolge al sindaco, non al consiglio comunale. Per di più un eletto dal popolo non può essere spinto alle dimissioni per opinioni personali da parte del consiglio, che è l'organo che difende le prerogative dei suoi membri, compresa la possibilità di esprimere la loro opinione. Non trovo nulla da dire su quello che ha detto l'insegnante, perché non mi interessa, ma il suo intervento non era in scaletta. Ha rubato spazio agli studenti".
Con il voto compatto del centrodestra, l'astensione del presidente del consiglio Giulio Guerri e il voto favorevole della minoranza e di Massimo Caratozzolo, l'urgenza, come prevedibile, è stata respinta.

Restavano da discutere ancora tre mozioni, rispettivamente quella presentata da Caratozzolo per la collocazione del monumento alle vittime dell'amianto e quelle delle consigliere del Movimento cinque stelle per vietare l'utilizzo del glifosato e per collocare in città cestini stradali multimateriale per aumentare la quota della raccolta differenziata.
Sulla prima la discussione è stata ampia (segue articolo a parte), mentre i documenti pentastellati sono stati scalzati senza un accenno di discussione da due ordini del giorno della maggioranza: il primo prende atto della rinuncia al glifosato da parte dell'azienda che ha vinto l'appalto per la manutenzione del verde - "ma non considera l'utilizzo del nocivo diserbante nella manutenzione stradale", ha fatto notare Jessica De Muro -, il secondo impegna l'amministrazione a collocare cestini multimateriale all'ingresso degli edifici pubblici, "ma non nel resto della città", ha rilevato amareggiata Donatella Del Turco.

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