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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 23 Agosto - ore 22.30

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Morte del giovane tunisino, Articolo 1 - Mdp: "Non si tratta di razzismo, ma di paura della povertà"

Morte del giovane tunisino, Articolo 1 - Mdp: `Non si tratta di razzismo, ma di paura della povertà`

La Spezia - Molte cose sono state dette e scritte a commento dell'incidente accaduto la sera della sfilata delle borgate e che ha visto un giovane morire a seguito di una caduta dalla balconata della cattedrale. Le istituzioni preposte indagheranno sulla dinamica del drammatico evento e cercheranno le eventuali responsabilità, qualora ve ne fossero. A noi sta a cuore uscire un po' dalle frasi fatte, dalle parole di circostanza, dai commenti ai commenti, dalle indagini socio-psicologiche sulle menti dei deficienti che sui social hanno allestito il loro spettacolo.
Crediamo che, soprattutto la sinistra, abbia il dovere di fare analisi più rispondenti alla realtà, senza farsi trascinare e condizionare dalla giusta rabbia di reagire a tanta idiozia.
Crediamo che, prima di tutto, la sinistra debba chiamare le cose con il loro nome adeguando il proprio linguaggio e spogliandolo dalla tentazione della retorica.
L'Italia non è un paese razzista ed è quindi un approccio sbagliato, per capire quanto accade sotto i nostri occhi, partire da presunte forme di intolleranza razziale.
Non solo in Italia, ma nel mondo intero, a parte gli idioti, che ci sono dovunque, nessuno pensa seriamente che esistano davvero differenze fra le diverse razze, a parte quelle derivanti dalla conformazione naturale e dalle svariate culture. E ciò, a maggior ragione, da quando un uomo di colore nero è diventato il presidente del più grande e più ricco Paese del mondo.
Smettiamola, dunque, di chiamare razzismo o xenofobia fenomeni che hanno ragioni e motivazioni del tutto diverse.
L'intolleranza verso il povero che ti chiede un aiuto mentre ti trova il parcheggio o verso quello che ti allunga la mano all'uscita dal supermercato o che ti batte le dita sul finestrino al semaforo non sarebbe meno stizzita se i protagonisti di tali richieste fossero alti e biondi piuttosto che scuri e bassi.
La sensazione è che si covi in una parte dell'opinione pubblica una sorta di reazione a quel senso di solidarietà, che infatti irridono chiamandola “buonismo”, che è tipica di tutti coloro che si sentono parte di una comune umanità, legata da un comune destino, qualsiasi sia il loro credo religioso o la loro morale laica.
Stiamo probabilmente raccogliendo il frutto di vent'anni di berlusconismo, con il recente corollario renziano, durante i quali si è idolatrato l'egoismo, l'individualismo, il mito del successo, la cultura dell'apparenza, la sopraffazione del più debole.
Oggi si ha paura dei poveri e della povertà piuttosto che degli stranieri e ci si illude che eliminando i poveri si cancelli la povertà.
Una parte di società è stata disorientata dal culto del proprio interesse e non sa più riconoscersi nella famiglia umana dove è persino naturale che chi sta meglio allunghi una mano in soccorso di chi soffre.
I maggiori colpevoli di questa deriva culturale e morale sono coloro che soffiano sul fuoco, che si inventano invasioni che non ci sono, che additano alle persone in difficoltà nel più povero di loro il responsabile del loro stato, che lavorano per esasperare gli animi e pongono artatamente questioni di sicurezza spropositate rispetto alla realtà, quelli che se la cavano con qualche parola di circostanza, come il nostro sindaco, per non dispiacere ai propri padroni politici, quelli che si vantano di avere vinto le elezioni proprio con questi comportamenti e irridono coloro che si rifiutano di giocare su questo campo.
E sono gli stessi che all'atto della Costituzione europea facevano carte false per imporre il richiamo alle radici cristiane della nostra civiltà, la civiltà degli imprenditori che ridono quando un terremoto devasta un territorio.
Anche da questi fatti emerge impellente la necessità politica e culturale di una sinistra forte e unita che operi per superare le disuguaglianze intollerabili, nel mondo e nel nostro Paese, che sappia coniugare parole come solidarietà, rispetto, comprensione, comune sentire così come richiamato in ogni riga della nostra Costituzione.

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