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Ultimo aggiornamento: Lunedì 19 Ottobre - ore 22.02

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Mini o mega, sarà comunque rimpasto. Con un occhio alle provinciali

L'addio alla giunta dell'assessore Medusei innesca una serie di ragionamenti sulla composizione della giunta in relazione all'esito delle ultime elezioni, che alla Spezia sono andate diversamente rispetto al resto della Liguria.

Gli scenari
Mini o mega, sarà comunque rimpasto. Con un occhio alle provinciali

La Spezia - Una settimana, al massimo due, poi il nuovo assetto della giunta comunale dovrà essere definitivo. Il sindaco Pierluigi Peracchini questa volta dovrà davvero mettere mano alla squadra dei suoi collaboratori e anche redistribuire le deleghe. Se dopo le elezioni politiche del marzo del 2018 l'avanzata della Lega era stata in qualche modo fatta scivolare, mentre l'elezione alla Camera dell'allora vicesindaco Manuela Gagliardi era stata assorbita con un depotenziamento delle deleghe, questa volta l'uscita di Gianmarco Medusei dalla giunta è obbligatoria, causa incompatibilità con l'elezione a consigliere regionale e dunque porterà necessariamente a qualche nuovo innesto.

I buoni risultati ottenuti dalla Lega nel comune della Spezia nella due giorni delle Regionali (a discapito di Cambiamo, che ha raggiunto l'11 per cento in città, rispetto al 22 ligure) non dovrebbero portare a un aumento del numero dei rappresentanti del Carroccio in giunta, con un solo nome che dovrebbe andare ad affiancare quelli di Lorenzo Brogi e Giulia Giorgi. C'è chi ritiene che le buone performance dei salviniani dovranno comunque essere in qualche modo premiate e l'ipotesi più gettonata è quella di un incarico da vicesindaco a Brogi, ma non si dimentichi che nel giro di tre mesi si aprirà una nuova partita elettorale, quella del rinnovo del consiglio provinciale, organismo all'interno del quale la Lega ha un solo rappresentante. Nella ricerca degli equilibri potrebbe rientrare anche l'appuntamento di inizio 2021.
Come abbiamo scritto nei giorni scorsi in pole per la sostituzione di Medusei c'è il giovane consigliere comunale Simone Vatteroni, ma non è da escludere l'ipotesi della nomina di un esterno, come il consigliere provinciale Alessandro Rosson. Peracchini, come Toti a Genova, sembra intenzionato a tenere per sé la delega alla sanità e dunque il prossimo assessore leghista sarebbe prima di tutto il titolare della delega alla Sicurezza. Il sindaco controllerebbe in maniera più diretta le dinamiche interne alla Asl 5 e alla ripresa dei lavori del nuovo ospedale, tematiche nelle quali la gestione leghista della sanità regionale non ha certamente brillato.

Da un mini rimpasto costituito solamente dalla sostituzione di Medusei a un mega rimpasto che tenga conto di tutte le novità nel quadro politico spezzino, il passo è assai breve.
Oltre alla Lega, a superare la compagine di Cambiamo nel comune capoluogo, è stato anche il partito di Fratelli d'Italia.
Tre anni fa l'inserimento in giunta dell'ex direttrice dell'Agenzia del territorio, Anna Maria Sorrentino, venne fatto passare come una nomina in quota FdI, ma presto emerse come non fosse più di tanto rappresentativa del gruppo consiliare. Per lunghi mesi la casella vacante di Fratelli d'Italia sembrava cercare un inquilino, e alla fine, un paio di mesi fa, l'ingresso di Paolo Asti nel partito di Giorgia Meloni sembrava aver in qualche modo congelato la situazione. Tutt'altro: ne è scaturita una lotta interna tra due aree, quella storica e quella moderna, che è emersa chiaramente nell'avvicinamento alle urne e nelle ore immediatamente successive agli scrutini.
Ecco, quindi, che alcuni ipotizzano la rimozione di Sorrentino dalla squadra di Peracchini, così da fare spazio a un esponente di FdI riconosciuto dal partito. Da anni si parla di Maria Grazia Frijia come possibile assessore. Chissà che questa non sia la volta buona, anche perché dovrà essere rispettata la quota di rappresentanza femminile all'interno della giunta.

Chi da tempo viene dato in procinto di cambiare casacca è Kristopher Casati, sempre più indipendente da Andrea Costa e da La Spezia popolare e sempre più spesso accostato direttamente agli arancioni di Toti. I segnali del raffreddamento dei rapporti con i popolari ci sono tutti, ma l'ingresso nell'alveo di Cambiamo non è ancora stato svelato. L'eventuale trasloco nell'area totiana aumenterebbe il peso degli arancioni in giunta e lascerebbe Costa e i suoi senza assessori di riferimento, ma, come vogliono alcune voci di corridoio, la sorpresa più grande potrebbe essere un'altra, ovvero l'abbandono dell'incarico politico a favore della carriera lavorativa nel gruppo Iren.
In ogni caso, per far rientrare i popolari in giunta, verrebbe subito da pensare al leader Costa, ma i ben informati escludono questa eventualità a causa di accordi precedenti al voto, e allora potrebbe spuntare il nome di Umberto Maria Costantini, capogruppo dei costiani a Palazzo civico.

Da mini rimpasto a mega rimpasto, dicevamo. E allora potrebbe anche essere preso in considerazione un rimescolamento delle carte anche all'interno della compagine di Cambiamo, al di là dell'aumento della consistenza con la giravolta di Casati o della riduzione del fronte a favore di partiti che reclamano un rappresentante, non ultimo Forza Italia che con l'addio di Asti ha perso il suo gettone in giunta.
Difficile che possano salutare l'attuale vicesindaco Genziana Giacomelli o l'assessore ai Lavori pubblici Luca Piaggi, l'una scelta direttamente dal sindaco e l'altro uomo di fiducia di Giacomo Giampedrone il numero uno dei totiani in provincia. E per entrambi si considera anche l'importanza dei progetti che stanno seguendo o che devono necessariamente portare avanti entro la fine del mandato.
Meno strategiche, in questo momento, sono le deleghe gestite da Gagliardi, che da marzo 2018 siede a Montecitorio, continuando comunque a svolgere il ruolo di assessore. Ed è su questa possibilità che si basa l'ipotesi di nomina in giunta di uno dei membri del gruppo consiliare, a patto, però che si libero lo slot per un uomo con l'avvicendamento tra sessi diversi tra gli esponenti di un altro partito.

La partita è appena iniziata, con un sacco di input e di output
, delicati equilibri da mantenere, richieste da soddisfare e nuovi appuntamenti elettorali più vicini di quanto si pensi. In pochi vorrebbero essere al posto di Peracchini nei prossimi giorni, e l'unica certezza è che ne vedremo delle belle.

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