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Ultimo aggiornamento: Sabato 18 Novembre - ore 21.58

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Migranti e strutture, Peracchini: "Serve più autonomia per i Comuni"

Alla Festa della Lega al Centro Allende si è svolta una tavola rotonda sul tema dell'immigrazione e dell'accoglienza. Presenti anche il sindaco di Savona, Ilaria Caprioglio, e l'ex sindaco di Varese, Attilio Fontana.

Migranti e strutture, Peracchini: `Serve più autonomia per i Comuni`

La Spezia - Il dibattito dell'ora di cena della Festa della Lega Nord al Centro Allende si è svolto intorno al tema dell'immigrazione e dell'emergenza che sta interessando il Paese, con i Comuni schierati in prima linea, seppure in ranghi contrapposti. Da una parte quelli guidati da sindaci di centrosinistra, tendenzialmente pronti ad accogliere migranti e richiedenti asilo; sul fronte opposto quelli di centrodestra che, al contrario, si oppongono, per quanto possibile, alle strutture di accoglienza che spesso vengono istituite lo stesso, visto che le prefetture hanno la necessità e la possibilità di collocare migranti su tutto il territorio provinciale, nel momento in cui trovano spazi disponibili e gestori.
Sta di fatto che ad oggi in provincia, distribuiti a macchia di leopardo, sono presenti 832 migranti accolti quasi esclusivamente in Centri di accoglienza straordinaria.

"Ma non stiamo parlando di un'emergenza - ha immediatamente attaccato Ilaria Caprioglio, sindaco di Savona dalla primavera del 2016 -, ma di un problema decennale che chi ci ha preceduto e i governi non hanno saputo gestire. Da parte mia ho condotto qualche tempo fa una battaglia col nostro prefetto, che voleva creare un hub per migranti nel comune di Savona e sono riuscita a farlo desistere. Ritengo che sia giusto concedere ai sindaci la possibilità di monitorare e controllare chi viene nelle nostre città. Facciamo una mappatura, altrimenti noi non possono andare a controllare le strutture, senza che siano state sollevate lamentele da parte di qualcuno".
Caprioglio, alla guida di un ente in predissesto finanziario, ha più volte sottolineato il tema dei costi per le casse comunali. "In due anni abbiamo speso 330mila euro per i minori stranieri non accompagnati. E solamente metà di queste risorse vengono restituite da parte del ministero dell'Interno. Il resto rimane in capo a noi, che li abbiamo dovuti levare da settori come quello dei Cervizi sociali. Ecco perché alla fine abbiamo deciso di creare uno Sprar per i minori: è l'unico modo per recuperare interamente i soldi spesi. Poi c'è il problema del capire se davvero si è di fronte a dei minori, visto che l'età dei migranti è spesso incerta. Prima ci si limitava all'esame del polso, ora occorre un esame olistico lunghissimo e costoso, la cui spesa è 'a babbo morto' e ovviamente a carico dell'amministrazione comunale, visto che un minore, o presunto tale, viene immediatamente preso in carico dal Comune. Non possiamo andare avanti così, non è giusto scaricare tutto sulle spalle dei sindaci e dei Comuni".
"Dobbiamo anche far fronte alle emergenze sanitarie. Abbiamo avuto a Savona - ha proseguito il sindaco della città del Ponente ligure, illustrando alcune delle iniziative messe in campo in questi mesi - un caso di meningite e uno di tubercolosi, ma io non ero stata avvisata. Ho passato una giornata al telefono per avere chiarimenti da parte della prefettura e della Asl, o oggi ho ottenuto di essere messa al corrente se si dovessero verificare nuovamente situazioni del genere. Per ridurre il rischio che questi gruppi di persone che non fanno niente dal mattina alla sera si riconoscano nella logica del branco abbiamo attivato protocolli con gli enti gestori, per poter impiegare i migranti in lavori socialmente utili come lo sfalcio dell'erba. Il risultato è stato desolante: solamente il 10 per cento di loro aderisce. La risposta è che l'accoglienza è dovuta e allora, se proprio vogliamo farli lavorare, loro vogliono essere pagati".

"Non hanno voglia di integrarsi, siamo di fronte a un problema culturale", ha detto a ruota Fabrizio Zanicotti, segretario provinciale della Lega Nord che sul palco ha di fatto svolto il ruolo di padrone di casa. "Dobbiamo rivedere i criteri di respingimento. Nulla è ineludibile, e lo dimostra il fatto che dopo l'accordo con la Libia sottoscritto dal ministro Minniti, che è del Pd, il flusso degli arrivi è calato dell'80 per cento".

Il sindaco della Spezia, Pierluigi Peracchini, è intervenuto addebitando la responsabilità dell'esplosione del fenomeno dell'accoglienza dei migranti a una precisa scelta.
"Si tratta di una shock economy, nata per creare guadagno da una emergenza. Siamo di fronte a uomini oggetto che hanno reso possibile distribuire 5 miliardi di euro all'anno, mentre nel frattempo non ci sono regole, non aumentano le pensioni e gli stipendi pubblici, e non nascono più bambini. Oggi alla Spezia vengono al mondo solamente 500 bimbi, a fronte di 1.200 decessi. Usa e Germania di fronte a una immigrazione vera e necessaria hanno fatto altro, integrando milioni di persone nel giro di molti anni. Là però devono imparare la lingua, avere un lavoro e una casa. Io incontro decine di persone al giorno - ha raccontato il sindaco spezzino - ma non ho gli strumenti per dare delle risposte. C'è chi fa libri pieni di bugie e di riforme che secondo lui servono al Paese (il riferimento è chiaramente a Matteo Renzi, Ndr). Ecco, una riforma che sarebbe necessaria dovrebbe dare più autonomia ai Comuni. Il caso del centro di accoglienza di Largo Spallanzani è esemplare: cinque appartamenti che erano b&b sono stati riempiti di persone e ora lì succede di tutto. Ho detto all'assessore Medusei: 'Andiamo a fare un'ispezione'. Ma il problema è che non possiamo entrare: serve il permesso del giudice, e prima ancora è necessaria un'ipotesi di reato. Allora cosa dobbiamo fare: ci dobbiamo arrendere? Andare noi a casa loro? Spero che dopo le prossime elezioni ci sia la possibilità di aiutare in modo equanime, anche i cittadini che vengono quotidianamente nel mio ufficio. Non si può accettare che i migranti rifiutino di svolgere lavori socialmente utili, a fronte di un costo di oltre mille euro al mese per la comunità. Bisogna ritornare a distribuire responsabilità e strumenti, poi si potrà tornare a parlare di un Paese democratico e solidale. Non si può pensare di far andare via i nostri giovani e sostituirli con chi è vittima di una tratta di esseri umani".

A chiudere la tavola rotonda è stato l'ex sindaco di Varese, Attilio Fontana.
"I sindaci hanno poche armi, e sono spuntate. Il prefetto aveva deciso di usare nella mia città una bella villa in zona residenziale per accogliere i migranti. Nei dintorni ci fu una mezza rivoluzione, anche perché non c'era rispetto delle regole. Allora - ha ricordato l'ex sindaco della città lombarda - ho inviato un controllo e abbiamo rilevato che in quella struttura mancava acqua corrente. E nel giro di poche ore la villa è stata liberata. Sino a quando sono stato sindaco io Varese accoglieva 22 migranti, oggi il sindaco del Pd ha aperto le porte e la città è diventata invivibile, un suq. E' giusto combattere e creare difficoltà all'accoglienza, perché ormai siamo arrivati all'ingestibilità, all'anarchia nelle mani della finanza speculativa".

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